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Archivio per la categoria ‘Rifiuti’

Arte e design ecosostenibile: come riciclare in modo creativo

In tutto il mondo sono sempre di più gli artisti che reinventano la propria creatività in chiave green, riutilizzando oggetti difficilmente smaltibili e diffondendo nella società sensibilità ecologiste attraverso l’arte. Scopriamo insieme le ultime novità, mondiali e anche italiane.

L’arte del riciclo è diventata negli ultimi tempi, in tutto il mondo, una pratica diffusissima che riesce ad unire l’utile al dilettevole attraverso l’uso della creatività e dell’immaginazione. Si tratta dello sposalizio tra arte e ambiente, dove la prima viene in soccorso del secondo grazie al riutilizzo di materiali difficilmente smaltibili una volta buttati. Un esempio su tutti è quello della plastica che o finisce nelle discariche oppure viene bruciata sprigionando sostanze tossiche nell’aria. Così la creatività finisce per essere, oltre che uno sfogo per menti fervide, anche e soprattutto una scialuppa di salvataggio per la nostra terra che rischia di essere sommersa da una montagna di rifiuti (di cui il sesto continente ne è una tragico avvertimento).

L’artista americano David Edgar ad esempio concilia l’arte con l’etica eco-friendly e ha dato vita a Plastiquarium: una collezione di pesci tropicali creati unendo vari pezzi di plastica colorata. Sul sito internet è disponibile un elenco delle creazioni dell’artista acquistabili a partire dal prezzo minimo di 25 dollari fino ad un massimo di 1.250 dollari, a seconda delle dimensioni e della specie desiderata.

Dal sapore estremamente nostalgico sono invece le creazioni della designer Cindy Kroth: l’artista crea collezioni vintage di orologi, bracciali ed orecchini riutilizzando i tasti delle vecchie ed ormai fuori commercio macchine da scrivere. Un altro esempio di arte componentistica del riciclo è rappresentato dallo scultore Mark Orr. Con l’uso di pezzi di acero e di oggetti vintage come le chiavi di antichi bauli l’artista da vita a originalissimi soprammobili tutti fatti a mano: una delle sue opere più gettonate è il “corvo su palla da biliardo”.

Anche in Italia il fenomeno della recycle-art si sta diffondendo a macchia d’olio. L’associazione Fareverde di Nola, in provincia di Napoli, ha creato un vero e proprio laboratorio artigiano, “Riciclare e creare”, partendo dal concept del recupero di oggetti in disuso, rovinati o vecchi per rinnovarli o creare nuove cose.

Nella bottega della Onlus Fareverde sono esposti una serie di esempi di oggetti in disuso rinnovati e/o riutilizzati. L’idea dell’associazione è quella di coinvolgere attivamente i clienti della bottega e mostrare che uno stile di vita sostenibile, nel quale gli oggetti hanno valore in quanto sono “utili” all’uomo oltre che un frutto delle risorse naturali e lavorati dalla mente e dalle mani dell’uomo, è possibile, e per questo vanno considerati quali beni da utilizzare, preservare, rinnovare, riciclare. Pensate che ben l’80 per cento degli oggetti che la società considera come rifiuti vengono gettati e considerati come materiale problematico da smaltire, e nonostante ciò ogni giorno vengono comunque acquistati oggetti nuovi e praticamente inutili.

Il progetto “Riciclare e creare” punta perciò a sensibilizzare la comunità locale ad uno stile di vita più attento sia alla tutela dell’ambiente che alla qualità della vita delle persone perseguendo finalità sociali attraverso il connubio tra arte e riciclo.

In questo quadro quel che dispiace però è la scarsa attenzione prestata dai media ad un fenomeno sempre più diffuso che, in una società in affanno per la crisi e in una fase di ripensamento degli stili di vita anche per la necessaria maggiore tutela dell’ambiente, a livello nazionale ed internazionale vede la società civile produrre autonomamente sempre più esempi di sana creatività sociale.

Diffondiamo il messaggio e sosteniamo gli artisti green.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Napoli e la Campania ripulite? una montagna di balle!

Dal reportage di Daniele Martinelli:

I estratto (di 10) dal docu-film “Una montagna di balle” di Sabina Laddaga, Maurizio Braucci e Nicola Angrisano con la voce narrante di Ascanio Celestini con le musiche di Marco Messina Regia di Nicola Angrisano:

Napoli, Nisida: la spiaggia della vergogna

“Una rotonda sul mare” cantava Fred Bongusto nel lontano 1964. Adesso quella canzone potrebbe essere riadattata appositamente per Nisida, il titolo è già pronto: “una discarica sul mare”. Purtroppo si torna a parlare di rifiuti depositati e abbandonati ovunque, questa volta su una spiaggia, se così la si può definire. Ma, definizione a parte, i bagnanti è così che la vedono e nonostante tutto non hanno timori a frequentarla, passeggiando a piedi nudi sulla sabbia, giocando al salto ostacoli dove l’ostacolo però non è un castello di sabbia, ma un pneumatico, o un televisore abbandonato. Perché la spiaggia di Nisida è piena di quei rifiuti per il cui abbandono, in base al decreto sull’emergenza rifiuti, è previsto l’arresto. Ma la gente non ci fa caso e, senza interrogarsi, si sdraia su rudimentali tavole di legno recuperate fra i cumuli di rifiuti, utilizzate come schienale per stare comodi ad ammirare il paesaggio o controllare i bambini cui hanno dato il permesso di farsi il bagno nonostante gli scogli collocati artificialmente tra la “spiaggia” e il mare come dissuasori, a pochi metri dalle barche ormeggiate nel porticciolo. Come testimonia un intrepido bagnante “le persone che vengono al mare qui non possono permettersi altro, essendo questa l’unica parte di mare e spiaggia libera, ma nessuno si prende l’onere di far disinfestare e rimettere a nuovo questa che è a tutti gli effetti una discarica sul mare”. Ed evidentemente un repulisti non è nell’interesse dei gestori del piccolo lido che confina e sconfina con la discarica. Ma, oltre al fatto che uno scempio del genere avviene a pochi metri dalla sede Nato e dalla sede della Guardia di Finanza, la cosa che fa riflettere è che tutto questo avviene a pochi passi da paradisi recintati che rappresentano la speranza oramai decennale di una rinascita di Bagnoli, all’interno dei quali ricchi e fortunati napoletani benestanti si godono il sole refrigerandosi in piscine idromassaggio evitando di spingere il proprio sguardo oltre la siepe. Ricchezza e miseria fianco a fianco divise da siepi e staccionate, storicamente le due facce di quella stessa medaglia che è Napoli.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

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Eco design: l’arte del riciclo continua la sua espansione

Il design al tempo della crisi non rinuncia a creare ma diventa sostenibile, sfruttando materiali di riciclo, da discarica industriale oppure ricavati dalla natura e poi manipolati. Chi avrebbe mai immaginato, per esempio, che il cofano arrugginito di una vecchia automobile americana potesse diventare un lucido tavolino da salotto? Solo il signor Joel Hester evidentemente. Hester è il proprietario di una ditta di forniture d’acciaio moderno con un senso del design molto sviluppato, come dimostra l’unicità del tavolo che ha saputo creare: piedi tubolari in acciaio inseriti sotto una lastra lucida a cui riesce a conferire sfumature colorate. E la creatività di Hester non si limita solamente ai tavolini da salotto ma spazia su tutto il design d’arredamento: credenze, armadi e strutture dei letti, tutto rigorosamente ricavato dall’acciaio riciclato. Dei veri e propri oggetti da collezionisti del one-of-a-kind ecosostenibile. Sono sempre più i progetti di designer e artisti che partono da materiali riciclati, o che concepiscono i loro oggetti perché possano avere una seconda possibilità, finito il loro ciclo di vita come prodotto. E l’idea del dare vita a nuovi oggetti d’arredamento o nel vestiario con materiali riciclati comincia ad essere veramente l’ultima moda (ecologica). Ma mentre all’estero si può parlare di vero e proprio boom del riciclo dei prodotti, in Italia sono ancora pochi gli esempi di eco-design. Ma quando gli italiani si mettono in mente qualcosa, si sa che sono sempre i primi della classe :) . Ecco qui qualche esempio.

Come dimostra l’ecologista scultore, Ivano Vitali, con le sue creazioni eco-art fuori dall’ordinario. Vitali riesce a realizzare cose improbabili lavorando la carta riciclata dei quotidiani: con il semplice utilizzo dei ferri da maglia e l’uncinetto è capace di realizzare originali vestiti ecologici da sposa, oppure intrecciando le pagine di “La Repubblica” o de “Il Sole 24 Ore” crea dei gomitoli identici a quelli di lana che siamo abituati a conoscere. Un vero capolavoro il vestito “Rosa bomb-bon” interamente realizzato con il quotidiano la “Gazzetta dello Sport”. E poi ancora: cappelli, collane, centrini da tavolo, bandierine, mazzi di fiori, guanti e calzini della nonna! Tutto rigorosamente di carta, tutto rigorosamente eco-arte povera.

Il marchio italiano Regenesi, nato nel 2008 grazie a Maria Silvia Pazzi, parte dall’idea di sfruttare materiali riciclati di varia natura, come alluminio, vetro, plastica, pelle e cartone, creando oggetti di eco design da casa e da ufficio unici nello stile e sicuramente eco-compatibili. “Trasformiamo rifiuti in bellezza perché non c’è antitesi fra funzionalità, eco – compatibilità e bellezza. Pensiamo che dalla società dei consumi e dallo spreco possa nascere qualcosa di bello ed utile”. Questa è la filosofia di Regenesi, che attualmente vende i propri oggetti solo on-line.

“Creare senza distruggere” è invece il motto di Carmina Campus, una nuova griffe che ricava nuovi oggetti come borse, accessori, elementi di arredo e design. Lo fa in mille modi diversi, ma sempre utilizzando materiali vergini considerati di scarto o restituendo nuova vita e funzioni a tessuti, metalli, plastica, legno. Interessante l’iniziativa eco-sociale della bottega (Re(f)use), da cui nasce la griffe Carmina Campus, che ha coinvolto una associazione onlus camerunense allo scopo di dare lavoro a donne africane, svantaggiate economicamente, fornendo loro i materiali riciclati da lavorare.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Il forno inceneritore di Acerra

Il megainceneritore di Acerra, inaugurato stamattina, avvelenerà l’aria ed il suolo attraverso le sue emissioni contenenti nanopolveri, diossina ed oltre 250 sostanze chimiche nocive che vanno dall’arsenico al cadmio al cromo al mercurio al benzene.
Farà aumentare l’incidenza dei tumori, delle malformazioni fetali e di una lunga serie di altre gravi patologie, fra la popolazione di un territorio già oggi conosciuto come “triangolo della morte” alla luce di una percentuale di patologie tumorali fra le più alte al mondo.
Produrrà energia in maniera assolutamente antieconomica, potendo sopravvivere economicamente solo grazie ai contributi Cip6 che tutti gli italiani dovranno continuare a pagare sotto forma di addizionale sulla bolletta elettrica. Produrrà energia in maniera assolutamente antiecologica, emettendo in atmosfera (oltre ai veleni) quantitativi di CO2 doppi rispetto ad una centrale a gas naturale di uguale potenza.
Distruggerà qualunque prospettiva di realizzare un moderno circolo virtuoso dei rifiuti, annientando la raccolta differenziata ed il riciclo, dal momento che i materiali più facilmente riciclabili, plastica, carta e cartone, sono anche quelli con più alto potere calorifico, indispensabili all’inceneritore per funzionare.

Ha già distrutto ogni anelito di democrazia, essendo stato costruito contro la volontà dei cittadini, attraverso l’uso della forza. Va ricordato che dal 2004 ad oggi si sono contate a decine le manifestazioni popolari contro la costruzione dell’impianto, spesso represse dalle forze dell’ordine con l’uso dei manganelli, mentre nel corso dell’ultimo anno l’inceneritore è stato portato a compimento militarizzando l’area con l’uso dell’esercito.
Ha contribuito a rimpinguare oltre alle casse del malaffare, prima i profitti di Impregilo ed ora quelli di A2A che si sono avvicendate nella realizzazione dell’impianto che oggi ha iniziato a dispensare veleni.
Non contribuirà a risolvere il decennale problema (quello vero) dei rifiuti in Campania, dal momento che tale problema può essere risolto solamente attraverso la costruzione di quel circolo virtuoso dei rifiuti di cui l’inceneritore di Acerra è il nemico giurato.
Non possiede alcuna peculiarità che lo renda un impianto moderno, poiché l’incenerimento dei rifiuti è una pratica anacronistica che tutti i paesi moderni stanno abbandonando, indirizzandosi verso la raccolta differenziata, il riciclo, il riutilizzo ed il riuso.

Nonostante tutto ciò rappresenti una realtà incontrovertibile, documentata attraverso centinaia di libri e centinaia di studi epidemiologi, suffragata dall’opinione di un grandissimo numero di medici ed esperti e accessibile a chiunque, solamente attraverso un click del mouse o una visita in biblioteca, i mestieranti dell’informazione e della politica hanno oggi rappresentato in TV e sui giornali una commedia di fantasia per molti versi antitetica, destinata a diventare l’unica realtà per la stragrande maggioranza degli italiani che proprio dai media tradizionali suggono le proprie informazioni.

Il Corriere della Sera ha esordito con il titolo “parte l’inceneritore verde”, coniando un ossimoro privo di senso, al quale si spera non faranno seguito in futuro gli “omicidi giusti”, “l’inquinamento pulito”, i “licenziamenti dal volto umano” e altre amenità sui generis. Quasi tutti i TG hanno presentato l’evento con grande enfasi commista a soddisfazione, mentre le telecamere spaziavano sul presidente del Consiglio, abbarbicato al disopra di un palco sul quale campeggiava la scritta “termovalorizatore di Acerra” quasi anziché un dispenser di veleni e di morte, si stesse inaugurando un nuovo ospedale all’avanguardia o un’università. Ad assistere all’evento, consistente nell’apertura di un tendone blu con tanto di telecomando, che svelava una montagna di rifiuti maleodoranti, destinati a trasformarsi in miasmi venefici veicolati dal fumo dei camini, sono state invitate oltre 400 “personalità” come si trattasse di una prima della Scala.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è congratulato con il premier per l’avvio del “termovalorizzatore”, quasi si riferisse alla cerimonia (ad oggi non ancora avvenuta) per la ricostruzione delle case dei terremotati dell’Irpinia.
Guido Bertolaso ha parlato della “realizzazione del sogno di una Napoli pulita”, speculando sull’emergenza rifiuti dello scorso anno, creata ad arte per addivenire allo scopo. Inoltre ha aggiunto che il nuovo impianto emetterà il 75% di diossina in meno rispetto agli impianti più vecchi, dimenticando di dire che questo abbattimento si tradurrà nel raddoppio delle emissioni di nanopolveri, ben più pericolose della già ferale diossina.
Berlusconi ha affermato di “averci messo il cuore” ed ha vantato una vittoria della democrazia difficilmente riscontrabile in un’opera costruita con la forza e l’uso dei militari, contro il volere dei cittadini.

Ieri ed oggi centinaia di persone hanno sfilato in corteo per contestare l’inaugurazione di un’opera contro la quale si battono da anni. Alcune decine di loro hanno occupato l’aula consiliare del Municipio di Acerra, ricordando che questa per la popolazione cittadina è una giornata di lutto. Di tutto ciò naturalmente i mestieranti dell’informazione non hanno parlato, dal momento che sarebbe risultata una nota stonata all’interno del pacchetto preconfezionato, grondante giubilo e soddisfazione che doveva entrare nelle case degli italiani, a dimostrare che “incenerire è bello”, fa bene all’ambiente e un poco anche alla salute, trattandosi di un incenerimento “verde” e in diretta TV.

di Marco Cedolin
da decrescitafelice.it

Rifiuti:una proposta seria

2 Dicembre 2008 Alessandro I. 1 commento

Anche in presenza di una modesta Raccolta Differenziata l’utilizzo dell’IMPIANTISTICA ESISTENTE IN CAMPANIA OGGI, risolverebbe IN POCHI MESI la cosiddetta “emergenza rifiuti”. In particolare un piccolo intervento di ristrutturazione ai 7 impianti ex CDR, ( costati 270 milioni di euro, mai utilizzati allo scopo, ma sistematicamente sabotati per “impacchettare ” quanto più rifiuto possibile, anche nocivo e tossico, per le famose “eco-balle”); li trasformerebbe in TMB (trattamento meccanico biologico) che sono delle macchine in grado di effettuare la cosiddetta “differenziata a valle”, ovvero di recuperare materiale da riciclare dai rifiuti indifferenziati

1)       SCHEMA SEMPLIFICATO

Totale in tonnellate rifiuti prodotti in Campania in un anno 2.800.000 –
30% differenziata 800.000 =
TOTALE RESTANTE 2.000.000 –
80% Trattamento Meccanico Biologico 1.600.000 =
TOTALE NON RICICLABILE 400.000 tonnellate / annue
Recupero del residuo “non riciclabile” tonnellate/ annotramite estrusione a centrifuga sul modello Vedelago Fino al 99% di materia seconda per l’industria edile e delle plastiche
in discarica MINIMO RESIDUO VETROSO

Tale prospettiva azzererebbe l’esigenza di costruire nuove discariche (soprattutto se si considera che in località Parco Saurino in Santamaria La Fossa – CE, c’è una grande discarica gia costruita e mai utilizzata), e la costruzione di inceneritori, Considerando che in Campania le tonnellate annue non riciclabili in caso di riconversione dei CDR in TMB, sul modello VEDELAGO, sarebbero solo una residua parte, di residuo vetroso, non tossico, che potrebbe andare in discarica senza alcuno impatto ambientale.Con il progredire della R.D. porta a Porta e la separazione SECCO-UMIDO le percentuali di recupero potrebbero arrivare al 99%, con pressoché nullo residuo in discarica.

IL DECLASSAMENTO DEGLI IMPIANTI PER IL “CDR” A SEMPLICI “COMPRESSE DI RIFIUTI” (CHE HA DETERMINATO INCHIESTE DELLA MAGISTRATURA ED ARRESTI), INVECE DELLA LORO EVOLUZIONE IN IMPIANTI PER IL “TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO” HA FATTO SI’ CHE TUTTI I RIFIUTI INDIFFERENZIATI VENISSERO COMPRESSI IN BALLE DESTINATE AGLI INCENERITORI, AUMENTANDO ENORMEMENTE I COSTI E LA FAME DI DISCARICHE E COMPORTANDO RISCHI ENORMI PER LA SALUTE DEI CITTADINI, A CAUSA DELLE SOSTANZE NOCIVE CHE VERREBBERO IMMESSE NELL’ARIA.

Ricordiamo che l’incenerimento è una tecnica vetusta in dismissione in tutta Europa, che residua una cenere tossica del 30% del prodotto trattato da portare in discariche “speciali”; il resto, in fumi carichi di nano particelle e diossine, viene disperso in aria,cade sul terreno entra nella catena alimentare, poiché in natura nulla si crea e nulla si distrugge. ( Ganapini, assessore all’ambiente della regione, ad Ambiente Italia quando si riaprì il cantiere di Acerra disse che con gli inceneritori faremo la stessa fine dell’amianto; quando ci fermeremo sarà troppo tardi)

2) CALCOLO COSTI PIANO DEL GOVERNO

Tre inceneritori da realizzare € 2 miliardi
Incentivi CIP 6 da ecoballe accumulate € 3 miliardi
Totale dei costi € 5 miliardi
Tempo di realizzazione minimo 4 anni

A QUESTI COSTI BISOGNA AGGIUNGERE: costi di gestione e realizzazione delle discariche, costi di trasporto dei rifiuti fuori regione, mancate entrate del turismo dovuti all’elevatissimo impatto ambientale di questo piano. COSTI TERZI, sempre presenti in uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale per un Inceneritore, ( documentazione preliminare indispensabile alla costruzione): AUMENTO DELLA SPESA SANITARIA – DIMINUZIONE DELLA SPERANZA DI VITA

3) CALCOLO COSTI CON IMPIANTISTICA GIA’ ESISTENTE IN CAMPANIA

Trasformazione degli impianti per il CDR in impianti per il TMB € 10 milioni
Tempo di realizzazione massimo 6 mesi

Vivere senza plastica

E’ possibile fare a meno della plastica e dei suoi infiniti vantaggi e utilizzi? Una giornalista del network inglese Bbc, Christine Jeavans, lo vuole scoprire. Per questo motivo ha annunciato che non comprerà e non accetterà nulla che contenga plastica, anche in quantità minime, per tutto il mese di agosto. E registrerà i suoi progressi in un blog.

L’esperimento. Niente cibi preconfezionati, niente caffè da portare via e niente bottiglie di plastica. La Jeavans, inoltre, si impegnerà a riciclare anche tutti i pannolini sporchi del suo bambino di 18 mesi. Per il suo esperimento ha già ammucchiato i rifiuti plastici di un mese, che utilizzerà come barometro per il suo periodo d’astinenza. La giornalista, inoltre terrà un blog nel quale racconterà ai lettori i suoi sforzi per scoprire il vero significato di vivere senza plastica.

Una grande invenzione. Versatile, igienica, economica e di lunga durata, la plastica è probabilmente una delle più grandi invenzioni della storia ed è essenziale nelle attrezzature mediche, nella tecnologia e in centinaia di migliaia di altri campi. Tutti questi utilizzi, però, la rendono anche una delle più diffuse forme di spazzatura, e di inquinamento, del pianeta.

Un oceano di plastica. Isole come le Hawaii e Midway, trovandosi nel pacifico dovrebbero ancora essere incontaminate. In realtà le loro acque sono piene di plastica, e a farne le spese sono le tartarughe e tante altre creature del mare. Il programma ambientale delle Nazioni Unite stima che ci siano oltre 46 mila pezzi di plastica in ogni miglio quadrato di oceano del pianeta. Secondo gli esperti, spesso, questa plastica viene scambiata per cibo dai pesci, diventando così pericolosa anche per l’uomo che può ritrovarla sulla tavola.

Riciclare. In teoria molta plastica domestica potrebbe essere riciclata, ma in realtà molte autorità locali sono organizzate solo per la raccolta delle bottiglie. In pratica riusciamo a recuperare solo il 38% della nostra plastica usata e tutto il resto viene incenerito.

Un mese senza plastica. Dick Searle, a capo della Packaging Federation, una delle principali compagnie di imballaggi plastici del Regno Unito, ha voluto mettere in guardia la Jeavens sottolineando che “a meno che non sia estremamente scrupolosa finirà per buttare anche molto cibo”. Ma la giornalista non si è scomposta e anzi, sul sito della Bbc, ha cominciato ad incassare il sostegno di tanti lettori che apprezzano la sua iniziativa, e le hanno lasciato dei messaggi di incoraggiamento.

Dall’Inghilterra l’auto che va a spazzatura!

L’emergenza rifiuti è finita? Peccato. Quasi in contemporanea con l’annuncio spot sulla fine della tragedia immondizia in Campania ecco una notizia che potrebbe far cambiare idea a molti riguardo l’utilità della monnezza napoletana. E le prospettive sono quelle di un risparmio sul prezzo della benzina che ormai raggiunge prezzi insostenibili. Presto infatti, forse già tra due anni, ci saranno in circolazione auto “a spazzatura” che inquineranno molto meno di quelle a benzina, causando anche un grande risparmio: una grande azienda chimica britannica, Ineos, ha annunciato la messa a punto di un rivoluzionario procedimento tecnologico che permette la trasformazione della volgare immondizia in bioetanolo utilizzabile come carburante per le vetture. La britannica Ineos si dice in grado di ricavare 400 litri di bioetanolo da ogni tonnellata di spazzatura biodegradabile asciutta e conta di poter incominciare la produzione su scala industriale verso la fine del 2010. L’annuncio ha avuto un’immediata e vasta eco in Gran Bretagna e si capisce il perchè: anche qui esiste un grosso problema di smaltimento della spazzatura (non si sa più dove metterla, le discariche sono stracolme) e gli automobilisti sono sul piede di guerra per la benzina sempre più cara. Per Peter Williams, amministratore delegato di Ineos Bio, la succursale dell’azienda che ha sviluppato il nuovo procedimento, la novità più grossa sta nel fatto che “a differenza degli altri biocarburanti – realizzati partendo da prodotti agricoli sottratti alla produzione alimentare e con un impatto negativo sull’ambiente – non ci sarà più da dover scegliere tra cibo e combustibile”. La tecnologia in questione, grazie alla miscela del bioetanolo con la benzina super o con il diesel, sarebbe in grado di ridurre del 90per cento le emissioni di gas nocivi – che sono la causa dell’effetto serra – emessi dalle normali auto a benzina. L’azienda Ineos dichiara sul suo sito (www.ineos.com) di puntare alla riduzione di circa il 10per cento del fabbisogno di benzina di Europa e America del Nord. La società annuncerà prossimamente dove intende incominciare la produzione commerciale di questo “bioetanolo di seconda generazione”. L’intenzione è comunque di procedere verso”una rapida espansione su scala mondiale”. Tra un paio d’anni quindi l’immondizia nascosta sotto il “tappeto” della Campania potrebbe tornare utile, chi l’avrebbe mai detto?

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

Napoli is not a spot!

Napoli è Candida.
Napoli fa Schifo.

Napoli ha superato la crisi rifiuti.
Napoli è in piena crisi sociale, politica, ambientale.

Napoli è bellissima.
Napoli sarebbe bellissima.

Napoli, Berlusconi ha risolto la situazione.
Napoli, Berlusconi, Bertolaso, Prodi, Bassolino, la Camorra, i Sindaci, i Cittadini (tutti), etc … sono la causa di questa situazione, che da 20 anni degenera in business, che da 20 anni degenera in liquame letale.

Napoli, le strade del Corteo Ministeriale saranno pulite, profumate, verdi e curate.
Napoli, Le strade di Scampia, Secondigliano, Acerra, Pomigliano, Perferia Est, Casoria, Castelnuovo, chiedono perdono.

Napoli è un esempio da imitare.
Napoli è uno scempio da evitare.

L’immagine è tutto. Poter dimostrare l’efficienza di un Governo eliminando la feccia dalle strade, ma proteggendola nelle istituzioni, è una mossa astuta. Ora si griderà al miracolo. E’ meglio non chiederci dov’è finito tutto lo scarto. Come sempre, sotto terra. Camion che di notte partono e scaricano. Qualche treno germanico limita di un niente il disastro ambientale. Tumori, deformazioni, soldi, soldi. Crisi che mutano la loro sostanza, diventando ufficialmente “Emergenze”, aggirando così la burocrazia e permettendo tuffi in ricchezze prima inaccessibili. Quando c’è l’Emergenza il Tesoretto ricompare, e ti ci puoi immergere legalmente.

Oggi andrà in onda su tutti i tg nazionali lo spot del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che si proclamerà salvatore di Napoli. Non credetegli. L’Unione Europea non gli crede.

La crisi è stata causata, è stata amministrata, è stata somministrata. Si è fatto credere che fosse tutta colpa della camorra, invece di incolpare la gestione incapace della politica e delle imprese conivolte. L’obiettivo è fare soldi, con il termovalorizzatore, con le discariche. Per questo la differenziata a Napoli – che produce ogni giorno 1/3 dei rifiuti di New York – non è mai stata fatta a differenza di Salerno. La monnezza è oro. La gente è stata presa in giro, umiliata.

La lettera di Alex Zanotelli a proposito della situazione di Napoli

Pizzo e monnezza in un palazzo di Napoli

Napoletani, africani, disperati di ogni razza e colore. Prima si è riempito di persone, poi di munnezza. Gli inquilini abusivi non possono sbraitare troppo, e così qualcuno ha iniziato a imbottire l‘intero palazzo di spazzatura cominciando dalle fondazioni, passando per le scalinate interne, e finendo col piccolo gazebo in muratura che sta sul tetto. Quand’è finito lo spazio da riempire, hanno cominciato a cospargere il tetto con le carcasse di frigoriferi e lavatrici. Alla luce del sole, senza alcun ritegno. È pericolante il «T1», e non solo a parole. Due mesi fa è crollato un muro esterno, lasciando nell’edificio un buco impressionante che si vede dalla strada.

Nell’autunno scorso, 72 immigrati che ci abitavano vennero processati per direttissima in violazione della Bossi-Fini. Come domicilio venne eletto il palazzo pericolante: stanno ancora tutti lì. Come stanno ancora lì le due famiglie che vennero sgomberate dopo il crollo della parete due mesi fa: sono uscite, accompagnate dagli agenti, e poi sono rientrate. E il palazzo continua a riempirsi di munnezza. Anche salire le scale diventa sempre più difficile. Nel frattempo, i bambini nascono malformati. L’ultimo è venuto alla luce ottanta giorni fa, il penultimo l’hanno portato via insieme alla sorellina gli assistenti sociali. Salvatore, il padre, non poteva mantenerli. Il «T1» è in carico al Comune di Napoli, costruito abusivamente da un gruppo di proprietari che oggi, col carnaio abusivo che c’è dentro, non lo riprenderebbero in consegna neanche morti. Notifiche su notifiche, sgomberi su sgomberi, crolli su crolli. Ma le ordinanze finiscono contro un muro. Pericolante.
Gli occupanti abusivi hanno l’allacciamento abusivo, sia all’acqua che alla corrente. Non pagano niente, salvo il rischio di rimanere seppelliti dalle macerie. Gli extracomunitari, invece, qualcosa la pagano. Gente del posto, dice qualcuno sottovoce, ogni mese si fa viva e pretende la «pizzicata ». Pure i ragazzoni che vivono nei ruderi in via dell’Avvenire, pure loro pagano qualcosa. «Quanto pago?», uno di loro fa il finto tonto. «Non so quanto pago, il Comune lo sa. Chiedete al Comune ». Ma il Comune, ahimé, quelle carcasse di palazzi le ha sgomberate tanti anni fa, dopo il terremoto del 1980. Da allora, per metterli in sicurezza sono piovuti soldi a non finire: nel 1981 arrivarono i fondi ex Cipe della legge 219, un anno dopo quelli per la «riattazione», poi quelli per il «contratto di quartiere». Ma i palazzi, sempre pericolanti sono, e ad esigere l’affitto non sono certamente i funzionari di Palazzo San Giacomo. «Non paghiamo niente – taglia corto un ivoriano – nessuno ci chiede niente». Non è così: hanno imparato a mentire, per tenersi stretti quei quattro mattoni in bilico sulle loro teste.