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Archivio per la categoria ‘Napoli’

A Napoli nasce il “Nuovo Cinema Posillipo”

A dicembre vedrà la luce il “Nuovo Cinema Posillipo”, nato dalle ceneri dello storico cinema il cui ricordo nostalgico è ancora vivo nelle menti degli abitanti del quartiere, e non solo.

Sembra passata un’eternità da quando il Cinema Posillipo chiuse definitivamente, oltre 6 anni fa, ma la lunga attesa sembra anticipare quello che si prospetta come un grande evento. Il merito della rinascita del Cinema Posillipo va al giovane imprenditore Francesco Sangiovanni, classe 1980, che ha preso in gestione la sala nel 2005 e ha creduto fortemente nel suo sogno, nonostante i tanti impedimenti burocratici e non solo, fino a realizzarlo. Come l’imprenditore ci spiega “è un sogno che si avvera e, a dir la verità, da buoni napoletani siamo anche un po’ scaramantici. La mia famiglia vive qui a Posillipo da 5 generazioni e il ricordo del Cinema Posillipo era troppo forte e denso di significato per lasciare che un supermercato o un parcheggio prendessero il suo posto. Appena sono entrato all’interno della struttura ho sentito che questo luogo era nato per lo spettacolo. E’ stata dura portare a termine questa ristrutturazione, ma sono consapevole del fatto che il bello verrà con la riapertura”.

Il “Nuovo Cinema Posillipo” – la cui citazione del celebre film di Tornatore calza a pennello – è una bella scommessa, probabilmente già vinta in partenza nel momento in cui su di esso si rialzerà il sipario, soprattutto perché rappresenta una proposta unica e innovativa nel suo genere a Napoli. La ristrutturazione dell’immobile, trovato in completo stato di abbandono e decadimento, è stata affidata all’architetto Giancarlo Scognamiglio (già progettista di Med Maxicinema e Libreria Feltrinelli) il quale ha dato quel giusto tocco d’innovazione e modernità senza però cancellare il legame fondamentale con la storia del locale (datato 1956). Il locale è stato curato nei minimi particolari: avrà infatti un forte impatto illuminotecnico e un design molto ricercato. La chicca saranno le poltrone pieghevoli che, grazie alla loro collocazione su dei binari, all’evenienza potranno essere inglobate sotto il palco permettendo in questo modo di trasformare la sala cambiandole vestito; ma anche la terrazza con giardini pensili e vista sul mare.

“L’offerta del Nuovo Cinema Posillipo sarà improntata in particolare al cinema d’essai, d’autore e di sperimentazione, con proiezioni in alta definizione, ma la sala – spiega Francesco Sangiovanni – ospiterà anche spettacoli teatrali, musicali e di cabaret, offrendo inoltre la possibilità di organizzare convegni, eventi e cene di gala. Il nostro obiettivo è quello di creare un posto fruibile 24h”. La struttura sarà inaugurata nel mese di dicembre, il tempo necessario per portare a termine le ultime rifiniture, e si rivolgerà quindi ad un pubblico trasversale anche se il progetto ambizioso non nasconde una propensione per un pubblico d’elité. Ma la cosa più importante è che con l’ormai prossima riapertura del “Nuovo Cinema Posillipo” si chiude un altro capitolo amaro per la città di Napoli ridando nuova vita ad uno dei quartieri simbolo della città partenopea, grazie anche alle nuove leve dell’imprenditoria giovanile napoletana.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

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Piazzale Tecchio: è già degrado e abbandono

Quando si attraversa Piazzale Tecchio nel tragitto che collega i Campi Flegrei alla fermata della Cumana quello che si prova è una forte sensazione di insicurezza e di abbandono. Quello che pochi anni fa era stato presentato dalle istituzioni come un fiore all’occhiello fondamentale per il rilancio dell’intero quartiere di Fuorigrotta, è durato ben poco. Sono passati solamente 3 anni dalla completa apertura della piazza dopo la riqualificazione ma l’isola pedonale sembra essere tornata agli inizi degli anni ’90. Tempi biblici per terminare i lavori e tempi record per consegnare l’intera area all’incuria. Alberi e piante incolte che fanno dei giardini di Piazzale Tecchio una piccola foresta selvatica, immondizia abbandonata ovunque, clochard che vivono oramai stabilmente sulle panchine della piazza muniti di coperte passeggini e cartoni, le ormai immancabili scritte ornamentali fatte con bombolette spray da piccoli vandali senza alcuna vena artistica e che piuttosto contribuiscono ad aumentare il senso di degrado del piazzale. Il presidente della X municipalità Bagnoli-Fuorigrotta, Giuseppe Balzamo spiega chiaramente le cause di tale abbandono:”a mio modesto parere la situazione del Piazzale Tecchio è causata da due fattori ben precisi: l’inciviltà degli abitanti e soprattutto di coloro che ogni due settimane si recano allo stadio e contribuiscono a generare questo degrado ma soprattutto cause di carattere istituzionale. La mia municipalità devo ammettere che non è effettivamente in grado di garantire ai concittadini l’ordinaria manutenzione della piazza, dalla potatura alla rimozione dei rifiuti, a causa delle risorse umane ed economiche insufficienti. Purtroppo – prosegue il presidente Balzamo – non possiamo fornire questi servizi perché il responsabile del coordinamento giardinieri è malato da 4 mesi e i 35 giardinieri non hanno nessuno che li coordina, e a questo si aggiunge la mancanza degli strumenti necessari per svolgere il lavoro. Per quanto riguarda invece il problema dell’immondizia il presidente dell’Asia Pasquale Losa e il responsabile Guido Lauria ci hanno fatto sapere che, per insufficienza di personale, non è possibile garantire lo spezzamento giornaliero e continuato”. Se a questo aggiungiamo la mancanza di personale addetto al decoro urbano, la mancanza di una videosorveglianza a questo punto necessaria, dato l’elevato investimento nella riqualificazione dell’area, e la negligenza da parte degli stessi cittadini il degrado non stupisce affatto. “Io chiedo formalmente scusa ai cittadini – aggiunge Balzamo – ma il problema purtroppo non lo possiamo risolvere da soli senza aiuti concreti da parte del Comune. Per fermare questo degrado però devo anche chiedere loro di avere una maggiore cura dell’area mostrando un maggiore senso civico e di appartenenza al quartiere e a tutta la città”. La conoscenza approfondita del problema da parte delle istituzioni municipali dimostra quindi chiaramente un abbandono colposo, che si traduce in impossibilità ad operare nell’interesse della comunità e del bene comune, da parte delle istituzioni comunali.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

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Il difficile accesso al mondo del lavoro dei giovani laureati del sud

Che la situazione occupazionale al sud non fosse delle più rosee era cosa già nota. Ma addentrandoci tra le storie di quei giovani partenopei che dovrebbero rappresentare il futuro della regione e del Mezzogiorno, il quadro è a dir poco scoraggiante. Questi ragazzi tra i 20 e i 30 anni rappresentano un capitale umano immenso, che se non fatto fruttare rischia di diventare obsoleto quando non addirittura un peso per la società. Adele ha 26 anni, è laureata in Sociologia, e ci testimonia le sue difficoltà post-laurea:”sono mesi che cerco uno sbocco lavorativo, ma nel mercato del lavoro non c’è richiesta di sociologi, quindi sono costretta a fare lavori che non necessitano di alcuna formazione universitaria. Dopo 5 anni passati sui libri è molto frustrante per questo credo che andrò a cercare fortuna al nord”. Non tutti però sono disposti a lasciare la città e ad emigrare, c’è anche chi crede che la situazione di Napoli, come del resto del Mezzogiorno, possa cambiare. Uno di questi è Giulio, 27 anni, laureato in Filosofia e con un master alle spalle. Nonostante sia classificabile come un giovane altamente qualificato stenta a trovare un lavoro dignitoso e per vivere è costretto a ripiegare nei call-center come operatore out-bound per una scuola di lingua di Napoli a 5 euro lordi l’ora. Il problema è soprattutto, come ci spiega Maria, che il lavoro e l’università sono due mondi distinti e separati, che nella maggior parte dei casi non si parlano: “personalmente sto per laurearmi in Scienze Politiche, ma in cinque anni non ho mai avuto la possibilità di relazionarmi con il mondo del lavoro, non esistono uffici che si occupino del post-laurea che non siano offerte di master costosissimi o di tirocini retribuiti in crediti. Servirebbe una connessione tra imprese private, pubblica amministrazione e università, cosa che avviene molto raramente”. In questo modo si finisce per essere indottrinati su principi e conoscenze che non saranno messi in pratica, creando così un circolo vizioso che compromette lo sviluppo della società il cui sottoprodotto rischia di essere una futura classe dirigente senza vere competenze. Il punto su cui questi giovani concordano è proprio la mancanza, a Napoli ma riscontrabile anche nel resto del sud, non di meritocrazia che in Italia è diventato oramai un termine retorico privo di alcun significato, ma di una vera e propria pianificazione dell’ingresso nel mondo del lavoro: il lavoro infatti lo si trova (e questo a testimonianza del fatto che lavoro se si vuole c’è) principalmente con clientele o raccomandazioni, senza che siano necessarie delle vere competenze. Secondo una ricerca Istat del 2009 dal titolo “Focus: i giovani e il mercato del lavoro”, riferita all’anno 2008, nel Mezzogiorno solamente 63 giovani su 100, tra i 25 e i 34 anni, hanno un lavoro (al Nord 77 su 100), e il tasso di disoccupazione al Sud è quasi quattro volte più alto che al Nord. Il tasso di occupazione dei laureati nel Mezzogiorno è del 52,5% mentre la disoccupazione giovanile va dal 26% per la fascia di età compresa tra i 25 e i 29 anni, per scendere ad un comunque elevato 14% per la fascia compresa tra i 30 e i 35 anni.

Il Direttore del Sof-Tel, Centro di Ateneo per l’orientamento della Federico II, Enrico Esposito, ci ha spiegato le difficoltà e le opportunità che riscontra quotidianamente:”Quello che il mercato del lavoro richiede maggiormente alle università, in questo periodo storico particolare per l’occupazione in Italia, sono laureati in ingegneria, creativi ed economisti. Questo perché le imprese cercano soprattutto dei problem solving. Sono questi i laureati che alzano molto la media, comunque bassa, dell’occupazione post-universitaria del sud, rispetto a dati relativi alle facoltà umanistiche davvero sconcertanti. Quello che offriamo noi per mettere in contatto i laureati con il mondo del lavoro è la grande banca dati, un punto d’incontro virtuale tra i giovani che inseriscono i loro curricula e le imprese che possono valutare le figure più adatte alle loro esigenze. Ogni anno poi organizziamo il Career Day mettendo in contatto i laureati con le imprese attraverso colloqui di lavoro e rilascio di Cv. Proprio il 22 ottobre, alla Mostra d’Oltremare, si terrà il prossimo Career Day”. Gli strumenti quindi non mancano ma ad alzare la media dell’occupazione dei neolaureati a Napoli sono soprattutto le facoltà tecnico-scientifiche mentre i laureati in Lettere, Filosofia, Scienze Politiche e Sociologia rappresentano un peso per la società per la scarsa richiesta del mercato del lavoro e le prospettive di occupazioni stabili nel lunghissimo termine. “E’ un peccato per i laureati in facoltà umanistiche – prosegue Enrico Esposito –, è un peccato perché abbiamo buone menti che al nord sono richiestissime. E’ come se ci fosse ancora un’immaginaria linea Gustav con il sud che crea intelligenze che poi vengono fatte fruttare dal nord”.

La domanda quindi sorge spontanea: perché non investire al sud per dare uno sbocco locale a queste brave menti in grado di aumentare lo sviluppo del sud?

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno


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Categories: Italia, Lavoro, Napoli, Università

Il motore ad alga parla napoletano

14 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

Gli esperti di ambiente ma anche gli economisti ammoniscono da tempo sulla necessità di abbandonare il petrolio o, almeno, di cominciare a diminuire la nostra dipendenza da esso, a causa della sua crescente scarsità e di conseguenza del suo costo, inversamente proporzionale alla disponibilità della risorsa. Ci viene detto che dobbiamo cambiare le nostre abitudini, di stare attenti ai consumi, che dobbiamo inquinare di meno. Ma il primo passo deve arrivare dall’alto affinché si metta in moto una vera riconversione economica: per questo motivo c’è bisogno di investire su quelle idee, quei progetti e quelle innovazioni in grado di agevolare il dovere dei cittadini. In poche parole serve più Ricerca. Ancora meglio se creata in loco e non importata da fuori. Il centro di ricerca del Dipartimento di Chimica Organica e Biochimica dell’Università di Napoli Federico II propone, tra le altre cose, progetti d’avanguardia nella tutela dell’ambiente, ma va avanti non senza seri problemi di sostentamento. Il laboratorio in questione, di cui fa parte il dottor Armando Zarrelli, è il primo in Italia ad aver sviluppato un tipo di alga molto particolare, destinato alla biocombustione: “noi abbiamo per le mani un alga, creata grazie ad una collaborazione con i ricercatori dell’Orto botanico, che è in grado di crescere al buio senza il bisogno di fotosintesi clorofilliana. L’alga ha la caratteristica estremamente importante di poter crescere anche in un ambiente fortemente acido, resistendo quindi all’inquinamento. Queste alghe – prosegue Zarrelli – possono quindi utilizzare per la loro crescita sottoprodotti degli scarti dell’industria petrolifera come la glicerina, un prodotto a bassissimo costo i cui scarti spesso finiscono nei mari causando inquinamento. La glicerina così com’è, anche inquinata, permette la crescita di queste alghe che, grazie alla quantità industriale di scarti, sono risorse rinnovabili inserite in un ciclo continuo da cui possiamo ricavare i biocarburanti”. Riciclo degli scarti industriali, minore inquinamento delle acque e combustibili non inquinanti quindi. Il dottor Zarrelli afferma che “nonostante il nostro sia l’unico centro di ricerca che ha sviluppato questo tipo di alga in Italia la carenza di fondi mina seriamente la possibilità di proseguire in questo come in altri progetti. Per adesso stiamo continuando a lavorare, abbiamo costruito un piccolo reattore, un recipiente metallico che segue determinati parametri, allo scopo di migliorare ed incrementare la crescita di queste alghe”. Al momento quindi il dottor Zarrelli e i colleghi riescono a mandare avanti il progetto, a fatica, anche grazie all’associazione onlus AIPRAS (Associazione Italiana per la Promozione delle Ricerche sull’Ambiente e la Salute umana), creata dal dottor Zarrelli insieme a giovani laureati e ricercatori universitari di Napoli e di Roma, allo scopo di aiutare il mondo della ricerca raccogliendo fondi da destinare alle ricerche più valide che meritano di essere portate avanti. ”Il nostro obiettivo è affidare questo progetto, come altri progetti che abbiamo in cantiere, ai giovani dottorandi, ma – sostiene Zarrelli – solamente con i fondi pubblici non ce la faremmo”. Questo è il risultato di oltre 20 anni di governi che si sono impegnati a ridurre progressivamente i fondi destinati alla ricerca, ma l’ultima riforma in ordine di tempo, la “Legge Gelmini”, ha dato il colpo di grazia. In questo modo i progetti validi, così come le idee più innovative come quelle del centro di ricerca del Dipartimento di Chimica Organica della Federico II di Napoli, prendono la strada della privatizzazione come unica via alternativa al loro abbandono. Il risultato è che o si dispone di ampie risorse economiche, o proprie o di qualcuno deciso a puntare sulle idee, oppure si rischia di dover cestinare validi progetti utili al progresso e allo sviluppo in primis della nostra regione e poi dell’Italia intera.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno “Speciale Ambiente”


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Napoli e la Campania ripulite? una montagna di balle!

Dal reportage di Daniele Martinelli:

I estratto (di 10) dal docu-film “Una montagna di balle” di Sabina Laddaga, Maurizio Braucci e Nicola Angrisano con la voce narrante di Ascanio Celestini con le musiche di Marco Messina Regia di Nicola Angrisano:

La Lega fa scuola

I compagni di scuola lo hanno preso di mira fino a quando sua madre, una donna napoletana ha deciso di trasferire il figlio 12enne in un’altra scuola media. Era stanca delle offese e dei comportamenti razzisti che il ragazzino subiva dai compagni. È accaduto a Treviso. La donna, che ha raccontato la vicenda all’emittente televisiva “Antenna Tre Nordest”, ha sostenuto che il figlio veniva preso di mira in quanto «meridionale».

La signora, che non ha presentato però alcuna denuncia, ha spiegato che gli altri alunni lo sbeffeggiavano, intonando canzoni contro i napoletani, dicevano che avevano paura di lui, «perché figlio di un camorrista», e lo emarginavano durante le attività scolastiche e ricreative. Tra i gesti più odiosi riferiti dalla donna, anche l’abitudine di alcuni compagni del figlio di disinfettare le penne dopo che lui aveva toccate «perché puzzava». La signora ha provato a far presente la situazione alle insegnanti della scuola – un istituto del centro di Treviso – ma si sarebbe sentita rispondere che era il suo ragazzo ad essere problematico.

Il cerebro precedente dell’ex  deputato della Lega Nord, Matteo Salvini:

Categories: Napoli, Razzismo

Digitale terrestre in Campania: informazione e agevolazioni

20 Luglio 2009 Alessandro I. 1 commento

Superate le indecisioni e la non informazione del primo momento il prossimo 14 ottobre prenderà il via lo switch off in 252 comuni campani con lo spegnimento di Rai Due e Rete Quattro che saranno visibili, da quel momento, solo sul digitale. Lo switch off è la prima fase a cui seguirà, dal 1 al 16 dicembre prossimi, lo switch off, il passaggio, cioè di tutti i canali al digitale. Modalità, progetti per la conversione al digitale di emittenze locali, campagne di informazione e formazione, sono state illustrate oggi a Napoli. «Il passaggio significa migliorare la qualità del segnale, e consentirà di mettere in ordine quello che impropriamente è stato chiamato il ‘Far West delle Tv’ – ha detto il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani – È un fatto molto importante per la Campania, dove abbiamo una straordinaria collaborazione con Antonio Bassolino». Romani ha ricordato che, per l’acquisto del decoder, sono a disposizione contributi statali per le famiglie con un reddito fino ai 10 mila euro e di età pari o superiore a 65 anni, purchè siano in regola con il pagamento del canone Rai. «Attraverso l’Agenzia delle Entrate – ha aggiunto il viceministro – abbiamo individuato circa 150 mila cittadini campani che hanno diritto a questo contributo».

«Napoli è tra le città più informatizzate d’Italia – sottolinea il governatore della Campania – Ci siamo attivati, come Regioni su tre diversi fronti: innovazione tecnologica, formazione e campagne di comunicazione». Nel primo caso, la Regione ha stanziato fondi strutturali per 10 milioni di euro che, attraverso un bando, sono destinati alle emittenze locali per sostituire le attrezzature. Il bando è atteso per i prossimi giorni e consentirà finanziamenti fino a 200 mila euro per ogni emittente. Sul versante della formazione, sono 600 mila euro le risorse messe a disposizione che serviranno per formare il personale tecnico e giornalistico. Per la campagna di comunicazione si parla di 800 mila euro che serviranno per informare i cittadini del passaggio al digitale.

In Campania i prezzi più bassi – da Corriere del Mezzogiorno

Digitale terrestre in Campania – il sito ufficiale

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Neapolis, luci e ombre in attesa dei Prodigy

È partito il Neapolis Carpisa Festival 2009. La prima serata è come una marcia d’avvicinamento all’evento di stasera, quando sul palco saliranno i Prodigy, i profeti del big beat, a testimonianza della svolta electro del principale festival partenopeo di musica internazionale. La XIII edizione conferma la location della Mostra d’Oltremare (per il ritorno alla storica sede dell’ex Italsider di Bagnoli si dovrà ancora attendere) e deve fare i conti con i disguidi dell’ultim’ora come il forfait della giovane band statunitense The Virgins.

IL NOISE-ROCK DEI MARLENE KUNTZ – Ad aprire la serata è la oramai storica band cuneese che ha eseguito sul palco alcuni dei suoi più bei pezzi raccolti nel recente “Best of”, riuscendo a scaldare i motori del pubblico napoletano. I Marlene Kuntz pescano nel loro vasto repertorio noise-rock i brani più appassionanti tra cui“Nuotando nell’aria”, “L’odio Migliore”e la fantastica cover della PFM “Impressioni di settembre”. Il pubblico gradisce molto e manifesta calorosamente il proprio apprezzamento per quest’escursione rock.

LA PAZIENZA DI DANIELE SILVETRI – Dopo i Marlene Kuntz è il turno del cantautore romano, che interpreta tutti i suoi più famosi successi, alcuni dei quali trasformati per l’occasione nella versione live: “Aria”, “Il mio nemico” e “Che bella faccia” (una piccola dedica satirica al Premier) seguita da un appello all’attivismo politico per non farsi mettere i piedi in faccia dai potenti. Problemi tecnici costringono più volte un pazientissimo Sailvestri ad improvvisi cambi di scaletta ovviati alla grande da jam session dei musicisti. Grandissimo finale con il classico “cubano” “Cohiba”,con l’intera orchestra che si ritrova tutta unita alla batteria “in ricordo degli inizi di carriera”.

RINOCEROSE, L’ELECTRO-METAL D’OLTRALPE – Pannelli mobili mandano immagini e video dal forte impatto visivo; è il palco del Neapolis che cambia aspetto con l’arrivo dei Rinocerose. La band francese dal vivo conferma l’indefinibilità della propria musica che spazia dalla techno dance al metal-rock; indefinibilità che diventa schizofrenia se aggiungiamo che sul palco si alternano ben 3 cantanti diversi. Nonostante a conoscerli sia una piccola minoranza i Rinocerose riescono, grazie alla potenza delle proprie sonorità, a far scatenare il pubblico napoletano quasi dispiaciuto quando la band esce di scena.

I SOLITI SUBSONICA – Quando a salire sul palco è la band torinese il pubblico sembra non averne più. La scaletta sembra adatta a far ballare per tutto l’arco della serata, con classici come “Piombo”, “Il cielo su Torino”, “Nuova ossessione” e “Tutti i miei sbagli”,e canzonidal beat più aggressivo come “Aurora sogna” e “Disco Labirinto”, ma la loro esibizione non desta entusiasmo né stupore. La frequenza dei concerti campani dei Subsonica non ha giovato e conferma la scelta errata di puntare su un gruppo italiano già ampiamente conosciuto, visto e rivisto dal grande pubblico, come band principale della serata. Degno di nota, però,il loro appello contro il ritorno al nucleare: in collaborazione con Legambiente, la band ricorda che la regione da dove provengono, il Piemonte, è la prima in Italia per stoccaggio di scorie nucleari, e invita il pubblico a firmare contro la scelte del governo in materia energetica e a favore di un sistema pulito e rinnovabile presso lo stand dell’associazione ambientalista.

Alessandro Ingegno

da Campaniasuweb

Napoli, Nisida: la spiaggia della vergogna

“Una rotonda sul mare” cantava Fred Bongusto nel lontano 1964. Adesso quella canzone potrebbe essere riadattata appositamente per Nisida, il titolo è già pronto: “una discarica sul mare”. Purtroppo si torna a parlare di rifiuti depositati e abbandonati ovunque, questa volta su una spiaggia, se così la si può definire. Ma, definizione a parte, i bagnanti è così che la vedono e nonostante tutto non hanno timori a frequentarla, passeggiando a piedi nudi sulla sabbia, giocando al salto ostacoli dove l’ostacolo però non è un castello di sabbia, ma un pneumatico, o un televisore abbandonato. Perché la spiaggia di Nisida è piena di quei rifiuti per il cui abbandono, in base al decreto sull’emergenza rifiuti, è previsto l’arresto. Ma la gente non ci fa caso e, senza interrogarsi, si sdraia su rudimentali tavole di legno recuperate fra i cumuli di rifiuti, utilizzate come schienale per stare comodi ad ammirare il paesaggio o controllare i bambini cui hanno dato il permesso di farsi il bagno nonostante gli scogli collocati artificialmente tra la “spiaggia” e il mare come dissuasori, a pochi metri dalle barche ormeggiate nel porticciolo. Come testimonia un intrepido bagnante “le persone che vengono al mare qui non possono permettersi altro, essendo questa l’unica parte di mare e spiaggia libera, ma nessuno si prende l’onere di far disinfestare e rimettere a nuovo questa che è a tutti gli effetti una discarica sul mare”. Ed evidentemente un repulisti non è nell’interesse dei gestori del piccolo lido che confina e sconfina con la discarica. Ma, oltre al fatto che uno scempio del genere avviene a pochi metri dalla sede Nato e dalla sede della Guardia di Finanza, la cosa che fa riflettere è che tutto questo avviene a pochi passi da paradisi recintati che rappresentano la speranza oramai decennale di una rinascita di Bagnoli, all’interno dei quali ricchi e fortunati napoletani benestanti si godono il sole refrigerandosi in piscine idromassaggio evitando di spingere il proprio sguardo oltre la siepe. Ricchezza e miseria fianco a fianco divise da siepi e staccionate, storicamente le due facce di quella stessa medaglia che è Napoli.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

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Lettera di un fuggitivo sui pedali

Io, come una piccola minoranza attiva del Belpaese, amo la bicicletta. E amo le scampagnate nel verde in sella alle mie due ruote, dove l’unica sfida che mi attende è quella tra me e lo sforzo fisico che mi separa dal traguardo finale: la quiete. Fermare la mia bicicletta sul cavalletto in acciaio, appoggiarla sul ciglio della strada senza dover ricordare antifurti e chiavi, e allontanarmi quanto basta per godermi il panorama, accompagnato dalla tensione gioiosa dei muscoli che pedalando ivi mi ci hanno portato. La mia è una fuga, una fuga per la vittoria della tappa della mia vita, quella verso la libertà: la libertà dalle prigioni che ci siamo costruiti, che hanno carceri fatte di lamiere colorate cui, ormai per consuetudine, diamo erroneamente il sinonimo di libertà. Ma che in realtà ci dominano. Sono le automobili contro le quali abbiamo perso la nostra sfida, perché sono loro a popolare le nostre strade, sono i loro rumori a sovrastare le nostre voci, sono i loro gas di scarico che ci colorano le giornate, ed è con la loro aggressività che ci impongono di cambiare. Le strade, un tempo progettate e costruite a misura d’uomo, adesso sono concepite su misura per le automobili. Agli altri utenti della strada, siccome minoranza silenziosa e rispettosa, restano le briciole. E le nanoparticelle prodotte dagli altri: quelle sì in abbondanza per tutti. Le piste ciclabili sono troppo spesso un utopia nelle nostre città metropolitane. Se decidi di rischiare un giro in città in sella alla bicicletta hai bisogno di coraggio e buona sorte: è come se si inaugurasse la stagione della caccia alle specie in via d’estinzione. I padroni della strada alla vista di un ciclista restano spiazzati, non sanno come reagire all’intralcio di queste due ruote non motorizzate, capace addirittura di muoversi senza alcuna combustione. In preda al nervosismo allora sfoderano le loro armi preferite: la prima è il clacson, un messaggio in codice per avvertire gli altri automobilisti che la preda è sua; la seconda è il sorpasso, per generare umiliazione e magari invidia, perché fatto con il minimo sforzo fisico-celebrale; la terza arma, il colpo di grazia, è inondare i polmoni del ciclista di gas di scarico, per far conoscere anche all’alieno su due ruote il frutto prelibato della nostra civiltà. Ad alcuni dopo lezioni del genere non resta altro che la conversione, perché è la selezione innaturale delle nostre città che lo impone. Il darwinismo sociale applicato alle città moderne. E allora io fuggo, in quanto minoranza indesiderata, perché nelle nostre città non c’è spazio per tutti. Appena ho l’occasione fuggo, volentieri fuggo, pedalando verso il colle più isolato, verso la spiaggia più incontaminata, verso il bosco meno conosciuto. E lascio voi a soccombere nella tristezza delle vostre prigioni in lamiera inquinanti e rumorose. Lascio voi a lottare per un parcheggio a pagamento, o per un assicurazione furto e incendio. Tanto son certo che mi raggiungerete, prima o poi, e la mia speranza è che portiate solamente le due ruote, un manubrio e la borraccia con voi.

Alessandro Ingegno

Comitato Tappa Napoli-Anagni

Giro d’Italia