Archivio

Archivio per la categoria ‘Italia’

Il 5 dicembre uno sciopero per cacciare B

25 Novembre 2009 Alessandro I. 1 commento

Voglio uno sciopero dove partecipiamo tutti

uno sciopero di braccia, gambe, di capelli,

uno sciopero che nasca in ogni corpo.

Voglio uno sciopero di operai di colombe

di autisti, di fiori, di tecnici,

di bambinidi medici di donne.

Voglio uno sciopero così grande, che… arrivi fino all’amore.

uno sciopero dove tutto si fermi, l’orologio,

le fabbriche, i campus, gli istituti,

l’autobus gli ospedali la strada i porti.

Uno sciopero di occhi, di mani e di baci.

Uno sciopero dove respirare non sia permesso,

Uno sciopero dove nasca il silenzio per sentire I PASSI DEL TIRANNO CHE SE NE VA.

- IL 5 DICEMBRE TUTTI A ROMA PER SENTIRE INSIEME IN SILENZIO I PASSI DEL TIRANO CHE SE NE VA.

Lucilla Bertarelli

La settimana nera di Berlusconi:

Lunedì 30 – Puntata dell’Infedele sul No Berlusconi Day

Martedì 1 – Processo di appello Mediaset

Mercoledì 2 – No Berlusconi Day sulla Tv di Stato Tedesca

Giovedì 3 – Annozero sulla mafia

Venerdì 4 – Deposizione di Spatuzza e Processo Mills

Sabato 5 – No Berlusconi Day

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

Il governo regala l’acqua italiana ai privati

E’ legge il famigerato decreto Ronchi, cosiddetto “dl salva infrazioni”, che oltre ad imporre le attuazioni degli obblighi comunitari, contiene anche le discusse norme che danno di fatto il via libera alla “privatizzazione” dell’acqua pubblica. Il Governo, nella sua smania di delegittimare il Parlamento e quella che dovrebbe essere la sua funzione di dibattito, ha avuto la brillante idea di blindare il decreto all’interno del meccanismo della fiducia e così, salvo imprevisti procedurali dell’ultima ora, il  24 novembre diverrà legge di Stato.

L’articolo contestato è il numero 15 e statuisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali: dal 1 gennaio 2011 tutte le gestioni nate da affidamenti “in house” – ovvero l’ipotesi prospettata dalla Legge Galli in cui l’appalto viene affidato a soggetti che siano parte della amministrazione stessa, quelle che volgarmente chiamiamo municipalizzate – dovranno necessariamente interrompersi per lasciare spazio a gare ad evidenza pubblica indette dalle amministrazioni locali. Le società partecipate possono mantenere contratti stipulati senza gara formale fino alla scadenza, nel caso in cui le amministrazioni cedano loro almeno il 40% del capitale. Diverso il discorso per quanto riguarda le società quotate che hanno tre anni in più per adeguarsi, a patto che abbiano almeno il 40% di quota di partecipazione pubblica al 30 giugno 2013, quota che scende al 30% al 2015.

Delle quote societarie agli italiani interessa però ben poco. Il problema sollevato da questo ennesimo sciagurato provvedimento dell’Esecutivo ruota tutto attorno al costo che l’operazione rappresenterà per le nostre tasche: se è vero che oggi il nostro Paese applica le tariffe tra le più basse d’Europa – in media 1,29 euro al metro cubo ovvero 19,7 euro al mese a famiglia – la nuova regola potrebbe portare ad aumenti che vanno dal 40% al 60%, facendo lievitare i costi in bolletta di circa 10 euro in più ogni mese, anche se allo stato attuale è impossibile quantificare quante e quali stangate dovranno subire i cittadini. Piazza Affari ieri ha reso bene l’idea: poco dopo l’annuncio dell’approvazione alla Camera, i listini delle società di gestione idrica già presenti sul mercato hanno avuto delle impennate spaventose.

Il problema della nuova norma non sta però solo nei costi. Per quanto ci ostiniamo a considerarci come uno dei paesi più sviluppati, la nostra penisola soffre ancora di realtà borderline con il terzo mondo: ad oggi, come fa notare Ettore Livini su Repubblica, sono ancora 2,5 milioni le persone che vivono senz’acqua, 9 milioni senza fogne e 20 senza depuratori. Ricorderete tutti i servizi estivi sulle popolazioni del sud messe in ginocchio dalla siccità e costrette a un approvvigionamento idrico “sudamericano” fatto di autobotti e prezzi esorbitanti.

Il 15 ottobre del 2006 Report trasmetteva l’inchiesta “L’acqua alla gola” in cui si metteva in evidenza la massima del mezzogiorno che stabilisce che dove lo stato non c’è, subentra la mafia: le immagini mostravano un quartiere di Palermo, il tristemente noto Zen, in cui gli abitanti (per quanto in maggioranza abusivi) vivevano sprovvisti dell’allaccio a luce e acqua, ed erano costretti ad auto organizzarsi in sgangherati gruppi d’acquisto per accedere a taniche d’acqua dai costi spropositati, in media 2 euro al giorno per 60 euro al mese.

Dato l’appeal speculativo di una risorsa naturale e soprattutto fondamentale come l’acqua, il timore condiviso da molti è rappresentato dalle probabili infiltrazioni della malavita organizzata nella gestione e nella distribuzione di questo bene di prima necessità. Le cronache recenti testimoniano la facilità con cui mafia, n’drangheta e camorra si siano inserite nell’ambito della privatizzazione della conduzione del ciclo dei rifiuti, ma nel decreto Ronchi nulla impedisce a sedicenti aziende private affiliate ai clan, di proporsi come candidate ai bandi che indiranno le amministrazioni locali.

Se a questo già disastrato quadro si aggiunge che la nostra rete idrica e fognaria ha uno stato di conservazione simile agli acquedotti romani – ovvero è piena di falle e necessita una continua manutenzione quantificabile in circa 2 miliardi euro l’anno – ben si capirà come il Governo trovi più semplice affibbiare questo oneroso compito ai privati. Questi ultimi però, in naturale connessione al loro statuto giuridico e ai loro ineludibili interessi, saranno ben poco attirati a migliorare una struttura che (come per i binari di Trenitalia) rimane statale al 100%: investendo sulla rete i privati migliorerebbero sì il servizio, ma sarebbero costretti a fare delle spese su qualcosa che non sarà mai loro proprietà e ne saranno perciò scoraggiati.

Non è perciò un caso il fatto che si sia inserito un così epocale cambiamento all’interno di un decreto più generale riguardante tutti i servizi pubblici: silenziosamente, un’altra fetta della nostra ormai scarna sovranità popolare se ne va e poco importa a questo Governo che la moneta di scambio sia la fonte e il sostentamento di ogni forma di vita.

da Altrenotizie.org

Tutte le mosse per bloccare la legge – da IlManifesto

Disinformatia governativa #1


La prima pagina del giornale governativo, oggi sfoggia tutta la “classe” di Feltri. Parte con il solito complotto comunista (tanto caro a Riina) e cerca di screditare il metodo dei pentiti.

Per non farci mancare nulla, attacca un po’ la rete. In questo periodo va tanto di moda e non legarla al terrorismo “dilagante” (come testimonia la Santanchè) sarebbe un peccato mortale. Il messaggio “internet è un covo di terroristi e pedofili” funziona sempre.

Per finire la solita anomalia italiana: i programmi televisivi osano andare contro il premier padrone. L’amico Putin sarebbe fiero di lui, magari gli farà una telefonata dopo aver fatto sparire l’ennesimo giornalista.

da Ladri di marmellate

Se a questo delirio informativo aggiungiamo ministri della Repubblica cercano di zittire i pochi intellettuali che parlano chiaro e cercano di indirizzare un’Italia smarrita e senz’anima, trans uccisi carbonizzati perchè custodivano segreti di Palazzo, capiamo che il nostro Paese è prigioniero di una classe dirigente che definire criminale è quasi un complimento. L’Italia è in ostaggio.

Per questo è importante ogni tanto rispolverare la memoria affinchè non vada perduta all’interno di questa bolla criminal-mediatica. Pubblico tutta la cronologia, tratta da La Repubblica di oggi, delle leggi approvate dal 2001  dal governo di centro-destra per salvare Berlusconi dai guai giudiziari.

La casa più ecologica d’Italia si trova ad Albenga

17 Novembre 2009 Alessandro I. 3 commenti

Già in fase di realizzazione la palazzina di Albenga (SV), costituita da 24 alloggi e 800 mq di uffici comunali, aveva ottenuto il premio nella sezione progettazione al concorso nazionale “Costruire sostenibile in cooperativa – progettare e realizzare la qualità dell’abitare”. Al progetto è stato poi assegnato nel 2008 il marchio QSA (Qualità e Sostenibilità dell’Abitare) rilasciato dal Consorzio Nazionale Casa Qualità.

Adesso che la struttura è parzialmente terminata e le case praticamente già assegnate cresce la curiosità di conoscere i particolari di questo modello di bioarchitettura decisamente da imitare.

Grazie alle 60 creazioni sostenibili concentrate all’interno di ogni singola unità abitativa la Casa Ecologica di Albenga è senza dubbio l’abitazione col minore impatto ambientale d’Italia: tutti gli sprechi energetici di una casa normale infatti sono stati affrontati in modo scientifico attraverso un approccio multisettoriale, comprendente diversi tipi di energie rinnovabili e tecnologie sostenibili.

L’approccio al progetto da parte dell’architetto Giorgio Mallarino è partito da un importante dato relativo alle nostre abitazioni, che assorbono il 40% di tutta l’energia consumata nel nostro paese. Di questo 40% il 72 viene consumato per riscaldare e rinfrescare l’ambiente, il 12 per l’uso degli elettrodomestici, il 12 per l’acqua calda sanitaria, il 3 per i fornelli e solo l’1 per cento per illuminazione. Per questo l’architetto ligure sostiene che “la prima cosa da fare in una casa è non dissipare energia. Si deve mantenerla senza sprecarla”. Ma entriamo nello specifico.

Al bilancio energetico contribuisce in maniera fondamentale l’isolamento particolarmente efficace della struttura che permette una dispersione dell’energia pressoché nulla.

Il fotovoltaico è però parte fondamentale della Casa di Albenga: attraverso il sistema BioVec sono inserite all’interno delle vetrate delle cellule fotovoltaiche posizionate su alluminio e incollate al vetro, senza forature. Le pompe di calore dell’impianto a loro volta sono alimentate dall’energia fotovoltaica prodotta dalle celle installate sul tetto e l’intero sistema permette ai condomini di ottenere riscaldamento invernale, climatizzazione estiva, acqua calda sanitaria, acqua calda per alimentazione di lavastoviglie e lavatrici, consentendo così un grandissimo risparmio.

Ma l’energia più conveniente è quella geotermica: quella dell’acqua della falda acquifera del pozzo, che diventa energia attraverso delle pompe di calore che creano caldo dentro e freddo esternamente. Attraverso il sistema geotermico installato, l’energia viene moltiplicata e “rubata” dal terreno. Fondamentale la possibilità di poter invertire il processo da caldo a freddo, a seconda dell’evenienza e della stagionalità.

Il sistema integrato tra le varie fonti di energia permette una stabilità che, in periodo di pioggia e mancanza prolungata di sole, dà la possibilità di passare al sistema tradizionale elettrico per scaldare l’acqua con una complementarità dei diversi sistemi integrati (elettricità, fotovoltaico, eolico, geotermico).

Per quanto riguarda il sistema di ventilazione, attraverso il recupero termodinamico si recupera l’energia contenuta nell’aria estratta per trasferirla all’aria immessa con notevole risparmio economico. In inverno l’aria fredda che viene prelevata dall’esterno passando nello scambiatore termodinamico riceve calore ceduto dall’aria viziata in uscita.

Tutta questa energia risparmiata e prodotta potrà anche essere veicolata, attraverso la rete integrata interconnessa, per far funzionare i vari elettrodomestici presenti in casa che assorbono ben il 12% dell’energia domestica. Anche i materiali utilizzati sono fondamentali: per inquinare meno e per la nostra salute. Nella Casa Ecologica sono stati utilizzati materiali e sostanze naturali. Come isolante termico c’è la lana la canapa, il sughero. Oppure c’è la calce naturale per gli intonaci.

Dal punto di vista del riciclo quello dell’acqua è di non poco conto: l’impianto installato recupera l’acqua scaricata da lavelli, doccia, elettrodomestici e cucina (le cosiddette acque grigie), e dopo essere passate attraverso una filtratura e aggiunte alle acque dei tetti vengono reimmesse nella rete per alimentare le cassette dei wc.

All’interno degli spazi comuni è stata creata una centralina per la ricarica delle bici elettriche, oltre alle aree esterne ad uso comune come i giardinetti. La casa ecologica costa di più di una casa normale ma, come in ogni investimento, è importante valutare il tempo di ritorno dell’investimento. E con la Casa Ecologica, grazie soprattutto ai forti risparmi in termini energetici, il ritorno si ha in un più breve tempo rispetto alle fatiscenti costruzioni tradizionali.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

Adesso basta

13 Novembre 2009 Alessandro I. 1 commento

Adesso basta con la distruzione della giustizia nell’interesse di una persona,

adesso basta con la mafia e la camorra nelle istituzioni,

adesso basta con il conflitto d’interessi,

adesso basta con i servi del potere,

adesso basta con l’onnipresenza del Capo,

adesso basta con l’opposizione che non c’è,

adesso basta con il pensiero unico,

adesso basta con il razzismo legalizzato,

adesso basta con il nucleare il ponte sullo stretto e la privatizzazione dell’acqua,

adesso basta con la sottocultura e la disinformazione diffuse dalle tv di regime,

adesso basta con i cittadini relegati al ruolo di spettatori della vita pubblica,

adesso basta con una politica che ha smarrito il proprio significato originario.

Non possiamo più tollerare tutto questo.

Il popolo che dice Basta! – da IlFattoQuotidiano

Firma l’appello di Saviano a Berlusconi: presidente ritiri quella norma del privilegio

Berlusconi e Cosentino(1)dellutri_berlusconi_N


Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

Sindaco leghista propone schedatura musulmani

11 Novembre 2009 Alessandro I. 1 commento

E’ il ritorno alle leggi razziali? Così sembra. Mancava solamente qualcuno che si assumesse la responsabilità di fare da apripista. Ed eccolo lì: Enzo Bortolotti, sindaco di Azzano Decimo, provincia di Pordenone.

Prima ancora della Regione Friuli dove una analoga richiesta della Lega giace nei cassetti, ad Azzano è pronto a partire il “censimento islamico”. Occhio: non un censimento sugli stranieri residenti in paese. E nemmeno uno studio sulla nazionalità degli immigrati. Quel che il Comune di Bortolotti punta a realizzare è un censimento sulla religione. E non una a caso. L’Islam.

Qualcuno potrà domandarsi: si può? È possibile censire la popolazione in base alla religione? Gli orientamenti religiosi non sono forse protetti dalla privacy? Non c’è il rischio di attuare una discriminazione? Checché ne dica l’opposizione («Uno scandalo, successe così anche nel ’38 con le leggi razziali», tuona Roberto Innocente della civica Azzano Sì), la risposta è: ad Azzano evidentemente si può.

Ad Azzano Decimo la richiesta di un censimento islamico è stata ritenuta così pertinente da parere quindi legittima, tanto che è stata tranquillamente iscritta all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale. Punto numero 9 dell’assemblea consiliare convocata per la sera di giovedì 12 novembre nella sala ex-Enal di Tiezzo: “Mozione presentata dal gruppo consigliare Lega Nord inerente la proposta di censimento delle persone appartenenti alla religione islamica presenti nel territorio comunale”. Occhio: in Regione il Carroccio ha tentato, finora invano, di fare lo stesso: il 17 settembre, in pieno scalpore per l’omicidio di Sanaa Dafani (la ragazza di origini marocchine sgozzata dal padre perché amava un italiano), è stata presentata una interrogazione chiedendo «una mappatura per stabilire dove siano insediate le comunità musulmane e in particolare quelle legate alle correnti integraliste e fondamentaliste».

da Gazzettino

La truffa del governo sulla giustizia

Questi del Pdl ci prendono proprio per cretini. E forse hanno ragione. Avendo intuito che a parlar di “prescrizione breve” – col solito scopo di salvare Berlusconi – anche il più sprovveduto dei cittadinicapirebbe che ciò significa decine di migliaia di delinquenti fuor di galera subito e che questo, come dice l’ineffabile Fini “potrebbe far arrabbiare la gente”, si sono ora buttati sul “processo breve”. Che suona meglio.

Anche perché effettivamente il vero, gravissimo problema della giustizia italiana, è l’abnorme lunghezza delle procedure, che tiene sulla graticola per lustri gli innocenti, premia i colpevoli che possono contare, prima o poi, sulla prescrizione, non rende giustizia alle parti lese, annulla la certezza della pena e ha pesanti ricadute su un’equa durata della carcerazione preventiva e sulla possibilità di tutelare il segreto istruttorio. Ma una legge che stabilisse che i processi non possono durare più di tot anni potrebbe valere solo per il futuro, cioè per i processi che iniziano dal giorno in cui entra in vigore. In caso contrario si taglierebbe di colpo la testa a decine di migliaia di processi in corso e si otterrebbe l’esatto contrario di ciò che si dice di voler perseguire: migliaia di delinquenti uscirebbero di galera, altre migliaia sarebbero salvati da questa prescrizione mascherata, le parti lese non avrebbero giustizia, la certezza della pena andrebbe a farsi fottere.

Ma anche per il futuro una legge che stabilisse sic et sempliciter che i processi non possono durare più di tot anni, senza nel contempo snellire il Codice di procedura penale inzeppato negli ultimi anni da norme cosiddette “garantiste” proprio per allungarne i tempi e salvare così “lor signori” con la prescrizione (Berlusconi ne è l’emblema), otterrebbe l’effetto del calmiere del pane di manzoniana memoria. Poiché in questa situazione i processi non potrebbero essere celebrati nei tempi previsti finirebberotutti nel nulla, o quantomeno vi finirebbero tutti quelli che riguardano reati di complessa indagine, come i reati finanziari che sono quelli in cui sono implicati “lor signori”. Tutta una parte dei Codici penali verrebbe così annullata.

Piuttosto che arrivare a questo scempio del diritto tanto varrebbe varare una norma transitoria, sulle orme di quella che vigeva per gli esponenti di Casa Savoia, che dicesse così: “Silvio Berlusconi, i suoi discendenti, i suoi familiari e i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono esentati, per il presente, il passato e il futuro, dal rispetto delle leggi penali e civili italiane”.

da Il Fatto Quotidiano

Chiesto arresto Cosentino (candidato PdL xRegione Campania): vicino ai casalesi – da Repubblica

Ci prendono per scemi? – Bruno Tinti da IlFattoQuotidiano

Caso Cosentino: spuntano i nomi di Bocchino e Landolfi – da Repubblica

Sottoprodotti dell’era berlusconiana

Quelli che seguono sono brani di interviste agli esclusi del Grande Fratello 10, riuniti in un video della Gialappa’s che impazza su YouTube.

Progetti per il futuro? «Vorrei aprirmi una serie di locali, stare nell’ambito del commercialismo». Personaggi storici preferiti? «A me mi piace Bud Spencer e Terence Hill».

La tua passione? «Di solito faccio viaggi incontinentali. Messico, questi viaggi qua». Se fossi un personaggio storico, chi vorresti essere? «Maldini».

Il tuo motto? «Otto?» Motto. «Morto?». Motto! «Ah, motto. Il mio motto? Normale, come sempre».

Sai chi è il presidente francese? «No. Saccio solo quello italiano. Berlusconi». Sì, ma il presidente della Repubblica chi è? «C’è Berlusconi che è il presidente della Repubblica. Poi c’è il presidente del Consiglio che è Carlo Azeglio Ciampi».

Chi è il presidente della Repubblica Italiana? «Piersilvio Berlusconi». Silvio o Piersilvio? «No, Piersilvio».

Cosa porteresti in un’isola deserta? «I profilattici». In un’isola deserta? «Sì, e poi la compagnia che posso dare agli altri».

Che mestiere fai? «Il barrista». Con quante erre? «Due». Qual è la tua passione? «Faccio bodibidink: sollevo anche sessanta pesi».

Il viaggio più interessante? «L’ondra». Come si scrive in inglese? «L – apostrofo – ONDHON».

Se questi sono gli esclusi, non oso immaginare quelli che hanno preso.

da Il bello della democrazia – Lastampa

Pulizia di Stato

Aldo Bianzino, morto in cella.

Riccardo Rasman, morto dopo intervento della polizia.

Federico Aldrovandi, morto dopo intervento della polizia.

E ora Stefano Cucchi, morto in carcere.

Quanti ne devono morire ancora perché si rendano conto della situazione.

Nelle nostre forze dell’ordine ci sono troppe “mele marce”, è scontato che la responsabilità è di chi seleziona e addestra queste persone. Abbiamo il diritto di avere forze dell’ordine degne di un paese democratico, tutto ciò è assurdo.

Aldo, Federico e gli altri – da Il Fatto Quotidiano

Via libera alla Ru486

L’Agenzia italiana del farmaco ha dato il via libera alla pillola abortiva senza aspettare l’esito dell’indagine conoscitiva in corso al Senato. Oggi il Consiglio di amministrazione dell’Aifa ha dato mandato al direttore generale Guido Rasi per la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’autorizzazione all’immissione in commercio del Farmaco Mifegyne (Mifeprostone), prodotto dalla ditta Exelgyne, la pillola abortiva Ru486, “dopo aver espletato gli adempimenti previsti”.

L’Aifa ha sottolineato che il percorso seguito “è stato assolutamente rispettoso dell’iter procedurale previsto dall’Emea (l’Ente regolatorio europeo) per il mutuo riconoscimento di un farmaco, verificandone efficacia, sicurezza e compatibilità con le leggi nazionali nel rispetto e a tutela della salute della donna“. Dopo uno scrupoloso iter di verifiche scientifiche, tecniche e legislative che, ha sottolineato l’agenzia, “ha richiesto molto tempo, sono state disposte restrizioni importanti all’utilizzo del farmaco, al solo fine della massima tutela della salute del cittadino, compito primario dell’Agenzia”.

La pillola abortiva, tra i paesi europei, è in commercio: in Francia (dal 1988), Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Lettonia, Norvegia, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. E’ in via d’approvazione in Italia, Portogallo e Romania.

Si può essere favorevoli o contrari alla pratica dell’aborto ma, in virtù di una realtà che esiste da sempre, sta per concludersi una vera e propria battaglia civile per il riconoscimento di un diritto per le donne.

Purtroppo già immaginiamo le delicate e rispettose dichiarazioni di guerra dei paladini delle libertà (proprie).

ru486 gaspquagli