Archivio

Archivio per la categoria ‘Internet’

Un anno ‘ricco’ di politica in Rete, ma l’Italia taglia i fondi

Tutto è iniziato ufficialmente nel 2008 con la corsa alla presidenza degli Stati Uniti. E per merito di Barack Obama, che ha sbaragliato i concorrenti (anche quelli interni al Partito Democratico) grazie a Internet. Una svolta non da poco, visto che fino alla precedente tornata elettorale la proiezione in Rete della campagna era vissuta soltanto come una doverosa copertura mediatica: c’erano i discorsi dei candidati (in inglese e spagnolo, per accattivarsi il consenso della numerosa comunità ispanica), le tappe dei comizi e poco altro.

I sostenitori di Obama invece, fin dalla sua discesa in campo, hanno attivato – come movimento politico dal basso – una batteria di siti dove l’obiettivo era quello di raccogliere i finanziamenti alla campagna e coinvolgere i cittadini su temi specifici di discussione: lavoro, economia, politica militare, ecc. Un’azione trasversale che ha permesso al candidato di intercettare allo stesso tempo il voto di protesta (legato più che altro alla crisi) e il determinante consenso della classe media. Cosa è successo invece nel resto mondo?

Dopo le celebrazioni, gli inviti ai convegni, gli incarichi e perfino i premi ai cyberguru del neo presidente americano, l’onda lunga del fenomeno Obama si è manifestata a marzo 2009. In India. Dove per ottimizzare la diffusione on line delle elezioni politiche è intervenuto Google. Un banco di prova davvero impegnativo, visti i numeri sviluppati per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento indiano: due mesi di durata, quattro giorni per votare (e almeno altrettanti per lo spoglio), 543 parlamentari da eleggere in 35 stati e territori confederati. E soprattutto settecento milioni di cittadini aventi diritto al voto, che poteva essere espresso on line. (…)

Tra aprile e maggio 2009 il connubio tra Internet e politica sbarca in Argentina, dove la presidente Cristina Kirchner anticipa al 28 giugno le elezioni legislative che avrebbero dovuto tenersi a ottobre. A Buenos Aires arriva Frank Greer, uno degli strateghi di Obama (e in passato consulente di Bill Clinton, Nelson Mandela e Vaclav Havel), per tenere un seminario di marketing politico. Altri guru nordamericani sono assoldati da singoli candidati o partiti.

A organizzarsi in proprio è invece il tycoon emergente Francisco de Narváez detto “el colorado”, ricco per le cospicue eredità commerciali dei genitori e soprattutto proprietario di una televisione molto seguita, América 24, e grande azionista di due quotidiani, l’economico Ambito Financiero e il famoso Clarin. De Narváez puntava alla riconferma del suo posto in parlamento nel collegio della provincia di Buenos Aires e ha aperto due siti: uno per la raccolta fondi (meayudas.com) e l’altro per discutere con gli elettori in suo programma politico incentrato sulla sicurezza, unidosenlaweb.com. Risultato: ha vinto le elezioni battendo l’ex presidente argentino (e marito dell’attuale) Néstor Kirchner.

Intanto negli States Obama continua a manovrare sulla leva del Web: pubblica discorsi su YouTube e lancia siti per sostenere le sue iniziative politiche, come quello aperto a favore della riforma sanitaria. Anche se, secondo una ricerca del Pew Research Center’s Internet & America Life Project, il coinvolgimento politico on line stenta a fare breccia tra gli strati meno agiati della popolazione, mentre fa proseliti nella middle-class. Quella fascia sociale composta da persone che hanno l’assicurazione sanitaria, un’istruzione elevata e un solido conto in banca.

da Cultur-e.it

Nonostante l’importanza giocata al giorno d’oggi da internet e dalla rete nella creazione di aree di discussione e confronto, così come nello scambio d’informazioni in real time l’Italia resta indietro. E’ di oggi la decisione del governo di tagliare i già pochi 800 milioni di euro di investimenti atanziati per cancellare il cosiddetto Digital-divide, quel gap che fa del nostro Paese uno degli ultimi in Europa per copertura e informativizzazione. Ogni volta che c’è da tagliare o da risparmiare, il governo si applica con insensato accanimento terapeutico sui pochi settori nei quali bisognerebbe investire con forza: ricerca, innovazione, le reti, il Web. Nell’Italia dominata dall’informazione diffusa dalle Tv di regime non ci si può aspettare diversamente.

Ottimisti, ma senza banda larga – da Repubblica

In Italia il governo congela i fondi per la banda larga – da LaStampa

Il tappo della democrazia – da Byoblu

E’ nato Equalway: prodotti tipici dal produttore al consumatore

Oggi vi presentiamo Equalway, il primo social marketplace al mondo che riunisce gruppi d’acquisto e piccoli produttori. Lo scopo di Equalway è quello di sviluppare un consumo responsabile, valorizzare l’ambiente, la tipicità, le relazioni umane e il lavoro senza sfruttamento. Ma in che modo si intende fare tutto questo?

Equalway è in pratica un sito web che permette di eliminare l’intermediazione che caratterizza le lunghe filiere della grande distribuzione, mettendo produttori e consumatori in contatto diretto. In questo modo i consumatori hanno la possibilità di instaurare un dialogo diretto con i produttori, al fine di acquisire quelle conoscenze necessarie a scegliere meglio cosa acquistare, avendo la possibilità di sapere perché scegliere un prodotto, da dove arriva e in che modo viene realizzato. Mettendo in contatto diretto produttore e consumatore, vengono a crearsi numerose reti fatte di Gruppi d’acquisto e piccoli produttori che discutono sulla qualità dei prodotti, sul rapporto qualità prezzo e sulle loro caratteristiche specifiche.

Abbiamo chiesto all’ideatore di Equalway, Bruno Ventre, come è nata l’idea: ”l’idea di creare Equalway mi è venuta, facendo parte di un gruppo di acquisto solidale, quando mi sono accorto delle difficoltà che ha un gruppo nel trovare produttori e di condividere informazioni con altri gruppi. Dato che ho sempre lavorato col web ho pensato di creare una piattaforma dedicata all’incontro e alla comunicazione tra gruppi di acquisto e piccoli produttori agricoli”.

Il sito è nato da poco, ma già sembra avere un ottimo successo. I produttori che hanno spazio su Equalway sono soprattutto quelli appartenenti ai settori dei prodotti tipici, dei prodotti equosolidali e coloro che tutelano la biodiversità. A guadagnarci, oltre ai gruppi d’acquisto, sarà anche l’ambiente perché con l’accorciamento della filiera diminuiranno parallelamente anche i trasporti necessari a far arrivare il prodotto dal produttore all’acquirente ultimo, permettendo così un notevole risparmio in termini di emissioni di Co2. Equalway sostiene anche le iniziative che promuovono il turismo sostenibile e i viaggi solidali, organizzati nel rispetto della cultura (o delle culture) e delle tradizioni delle comunità locali, valorizzando inoltre quanto più possibile le biodiversità. Come ci spiega Bruno Ventre “Equalway è uno strumento che può essere utile ai piccoli produttori per sfuggire alle logiche della grande distribuzione, tutte basate sul prezzo e che, sulla spinta all’omologazione, distruggono specificità locali e culture. Crediamo che in un periodo di crisi dei modelli economici tradizionali sia assolutamente necessario puntare su conoscenza, condivisione e responsabilità. Immaginiamo che le produzioni biologiche, quelle equosolidali, gli acquisti a chilometro zero e i consumi responsabili possano risultare il mezzo per raggiungere la consapevolezza necessaria”. Conoscenza, condivisione e responsabilità quindi i punti cardine.

Visto il riscontro positivo che il progetto sta riscuotendo nella fase di start-up in Italia Equalway già guarda all’espansione oltre confine. Per il futuro infatti Ventre dichiara che “si sta pensando all’organizzazione di progetti Equalway in ogni nazione, crediamo nella creazione di siti localizzati in diversi paesi perché le esigenze che vengono espresse in Italia sono le stesse esigenze di spagnoli, francesi, tedeschi e inglesi. Potrebbe essere – aggiunge Bruno Ventre – il primo esempio di social network italiano esportato all’estero. Ce la stiamo mettendo tutta”.

Pensate che, a testimonianza dell’importanza del progetto, l’iniziativa è stata riconosciuta dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero delle Politiche Giovanili.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

clip_image002

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

Youtube censura Beppe Grillo

25 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

Alle 3.51 di notte del 25 settembre, l’account YouTube di Beppe Grillo, StaffGrillo, risulta sospeso. L’immagine di cui sopra è tutto ciò che compare digitando l’indirizzo del canale: http://www.youtube.com/StaffGrillo.

La sospensione dell’account sembra essere determinata da un reclamo di violazione del copyright da parte di CBS, in relazione al post Primarie dei cittadini 2.0: Stato e cittadini, per il quale Casaleggio Associati, l’azienda che gestisce il blog di Grillo, aveva scelto di pubblicare su YouTube un sunto della puntata del Late Show di David Letterman nella quale è stato di recente ospite Barack Obama.

Una sintesi dello show, di proprietà della CBS (la versione integrale è disponibile qui), è correntemente pubblicata sul canale YouTube della CBS stessa, ma ad una veloce ricerca sul portalone di videosharing compaiono attualmente centinaia di altre registrazioni caricate da privati cittadini, tutte correntemente visibili, non oscurate. La prima impressione, dunque, è che attraverso la CBS si sia esplicitamente voluto colpire Grillo.

La sospensione del canale ottiene l’effetto collaterale di oscurare tutti gli altri video pubblicati dal blog di Grillo, tra cui anche il penultimo, dal titolo Santa Mafia. Il video conteneva un’intervista alla scrittrice tedesca Petra Reski, del settimanale tedesco Die Zeit, da vent’anni corrispondente in Italia per la stampa tedesca, le cui pagine sono state censurate alla fonte, prima ancora della pubblicazione, per volontà dell’autorità giudiziaria tedesca, intervenuta su richiesta di alcuni personaggi i cui nomi sono ben noti perché figurano nelle informative di polizia sia italiane che tedesche, nei documenti giudiziari e in numerosi resoconti giornalistici. Nomi che non potevano essere pubblicati in un libro.

L’edizione italiana del libro, e dunque la videointervista, coinvolgerebbe direttamente Marcello Dell’Utri, che avrebbe già minacciato querela nei confronti di Petra Reski. La giornalista, tra le altre cose, denunciava la totale assenza di qualsiasi mezzo di informazione, dalla stampa alla televisione, alle udienze dei processi a carico di Dell’Utri.

Nell’attesa di conoscere le motivazioni ufficiali dell’oscuramento del canale di Grillo, non può che destare molta preoccupazione la deriva che la libertà di informazione in rete sta subendo, dal gravissimo tentativo di irrigidimento prospettato con il Disegno di legge dell’On.Pecorella – avvocato di Silvio Berlusconi (vedi il post Berlusconi fa causa alla rete) – ai sequestri sempre più frequenti dei blog, fino alle rivendicazioni di violazione di copyright, usate con precisione chirurgica su blogger selezionati, mentre centinaia di altre copie pirata vengono ignorate e lasciate circolare liberamente.

da Byoblu

419 video di Grillo cancellati da Youtube – da Beppe Grillo

aderisci su Facebook al gruppo “contro l’oscuramento di StaffGrillo su Youtube”

*ore 17:12 – grazie alle migliaia di messaggi e alla mobilitazione della rete la segnalazione di violazione del copyright è stata ritirata e l’account Youtube “staffgrillo” è nuovamente operativo.

censored

L’obbligo di rettifica è la morte di Internet

Il disegno di legge sulle intercettazioni può far chiudere la Rete. Se questo succederà, la responsabilità di ciò che verrà dopo sarà del Governo e del Parlamento. La Rete è lo strumento, lo spazio, il media che ha permesso a milioni di italiani di credere a un cambiamento democratico. Di illudersi di essere cittadini e non sudditi. Senza la Rete, con le televisioni e gran parte dei giornali in mano allo psiconano e ai suoi amici piduisti e mafiosi questo Paese si avvia verso una dittattura senza controllo e dagli esiti sociali imprevedibili.

I gestori di siti informatici dovranno procedere entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato. Non dar corso alla richiesta da parte di blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e di chiunque sia definibile “gestore di sito informatico” avrà come conseguenza una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire. Si potrà richiedere a questo o a un altro blog, per ogni commento, per ogni video pubblicato su YouTube, per ogni fotografia, una rettifica. Più informazione pubblichi, più rettifiche puoi ricevere e dover pubblicare. Ci potrebbe essere il caso di chi invia un commento con un nickname e poi chieda lui stesso la rettifica.

E’ una legge insensata e chi l’ha scritta è un analfabeta di Internet o uno che vuole metterle il bavaglio. I blog di liberi informatori come Martinelli o Byoblu chiuderanno dopo le prime multe e con loro centinaia di altri. Solo per gestire le richieste di rettifica entro 48 ore dovrei assumere 10 persone, e forse non sarebbero sufficienti. In un anno dovrei pagare probabilmente alcuni milioni di euro di multa. Una legge che non esiste neppure in Cina o in Birmania, concepita per fottere la libertà di espressione. Se passa, sarà la morte della blogosfera italiana. Se dovesse avvenire non dimenticheremo chi l’ha firmata, chi l’ha votata e chi, eventualmente, la controfirmerà. La Rete non è un ballo delle debuttanti, questi golpisti se ne accorgeranno.

da BeppeGrillo.it

In Svezia il partito della libertà del web

23 Maggio 2009 Alessandro I. 1 commento

E’ nato da poco e i sondaggi prevedono che il “partito pirata” prenderà alle elezioni europee del 6 e 7 giugno l’8%, e probabilmente rappresenta il nuovo per la politica dei giovani.

Il neo partito è formazione politica svedese che si batte per la libertà di espressione contro le leggi su copyright e censura, ed è a un passo dall’aggiudicarsi un seggio all’Europarlamento. L’ultimo sondaggio attribuisce alla giovane formazione il sostegno del 7,9% degli elettori del Paese scandinavo, più del doppio rispetto alle rilevazioni di inizio mese. Le forze tradizionali sono lontane, i conservatori del premier Fredrik Reinfeldt sono al 24,1% dei consensi, mentre l’opposizione socialdemocratica è volata al 35,9%. Ma il risultato è qualcosa che sino a pochi mesi fa sarebbe stato assolutamente impensabile. Si tratta d’un voto di protesta, lo sbocco di un malcontento che soprattutto i giovani covano nei confronti della classe dirigente tradizionale. Si tratta di una spinta analoga a quella che 30 anni fa ha portato al consolidamento dei movimenti ambientalisti, solo che il cambiamento delle tematiche globali ha creato esigenze diverse: la rivoluzione parte e ritorna da Internet. Oggi la libertà si esprime sulla grande rete, al contrario di quanto sostiene Sarkozy con la sua legge Hadopi.

In Italia invece sappiamo che il partito di Nichi Vendola ha candidato alle elezioni europee, circoscrizione Italia Nord-Est, Alessandro Bottoni, il segretario del Partito Pirata Italiano. Il suo obiettivo è promuovere una riforma democratica del copyright e del diritto d’autore.

Solo un italiano su due naviga su Internet!

Il 46% non ha le competenze, agli altri non interessa.

Tre italiani su quattro (73,7%) hanno un computer a casa mentre un italiano solo su due (58,5%) utilizza internet, quasi tutti i giorni, soprattutto da casa con la connessione veloce adsl (84,5%), per cercare informazioni e utilizzare la posta elettronica.

È quanto emerso da un’indagine conoscitiva su un campione di 2.400 persone sull’assetto e sulle prospettive delle nuove reti del sistema delle comunicazioni elettroniche, commissionata dalla IX commissione permanente della Camera dei deputati (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) e svolta dall’istituto Mides (Forum Pa).

Fra chi ancora non ha il pc (26,3%) la maggior parte (82,2%) non lo comprerebbe anche se ci fossero incentivi economici e comunque, anche se lo avesse, non navigherebbe sul web (74,2%). Chi non utilizza internet lo fa perchè non ha le competenze (46%) o perchè non gli interessa, non sa cosa sia e cosa offre (43%).

L’identikit di chi non va on line (41,5%): donna, oltre 50 anni, con titolo di studio elementare o di scuola media inferiore, casalinga o pensionata o coppia senza figli che vive in famiglia. Di questa fascia di persone, l’indagine indica come «irrecuperabili», che cioè non sono affatto interessati ad internet il 18,8%.

È ancora molto bassa (20,6%) anche la percentuale di coloro che usufruiscono di un servizio pubblico utilizzando internet: fra questi il 24% è rimasto molto soddisfatto, il 65,4% abbastanza soddisfatto, mentre l’8,9% lo è stato poco e l’1,6% per niente. Sono indicazioni del rapporto «Gli italiani e le nuove tecnologie» basato sull’indagine conoscitiva sull’assetto e sulle prospettive delle nuove reti del sistema delle comunicazioni elettroniche, richiesta dalla IX Commissione permanente della Camera dei deputati (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) e svolta dall’istituto Mides (Forum Pa).

L’indagine – si legge nel rapporto – mette «in evidenza la necessità di un importante sforzo del sistema Paese per un deciso sviluppo delle comunicazioni elettroniche».

da LaStampa.it

Se guardiamo all’Europa scopriamo che: tra le nazioni più ricche dell’Europa la migliore performance è registrata dall’Austria, qui ad utilizzare internet è il 67 percento della popolazione, seguita dal 63 percento della Gran Bretagna e dal 61 percento della Germania e dal 56 percento della Francia, nel gruppo delle grandi nazioni europee l’Italia risulta ultima, con una percentuale di utenti internet pari al 53 percento della popolazione. In questa speciale classifica l’Italia è superata anche dalla Slovenia, con il 61 percento, e dall’Estonia, con il 60 percento. Per il resto tutte le nazioni dell’Est Europeo hanno una media inferiore al 50 percento. Fanalino di coda di questa particolare classifica è l’Albania, qui soltanto l’1 percento della popolazione utilizza internet con regolarità.

In compenso tutti  comprare i televisori con il digitale terrestre per non correre il rischio di rimanere senza Tv…che tristezza

In Italia la libertà di Internet è in pericolo – II

La proposta di legge presentata da Gabriella Carlucci, deputato del Popolo della Libertà, e intitolata “Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri” dimostra per l’ennesima volta l’ignoranza di chi cerca di regolamentare uno strumento che neanche conosce.

Una proposta di legge che, a una lettura attenta del testo, sembra piuttosto orientata a combattere l’anonimato online tout court e che, poiché risulta redatta dal presidente di Univideo Davide Rossi, sembra forse nascondere altri interessi più vicini alla lotta alla pirateria online che a quella alla pedopornografia.

Uno dei punti più controversi del disegno di legge compare al primo comma dell’articolo 2: “È fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella Rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima”.
Come scrive l’avvocato Guido Scorza, ripreso nella sua relazione da buona parte della blogosfera italiana, questa idea si configura come “illegittima, inattuabile e non auspicabile”, oltre che in palese contrasto con la disciplina della privacy. Scorza sottolinea tra l’altro come non sia sufficiente indicare un nome o un cognome a firma di un post o di un commento per ottemperare alla disposizione, né che sia ipotizzabile l’imposizione al cittadino di una procedura di autenticazione ogni volta che accede a una piattaforma telematica.

Singolare, poi, è la chiamata in corresponsabilità degli Internet Service Provider e di tutti i gestori di piattaforme basate sui contenuti generati dagli utenti, qualora rendano possibile l’anonimato, così come prevederebbe il secondo comma dell’articolo 2 del disegno di legge: “I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o identificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili – in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime – di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato”.
Due le osservazioni di merito.
Innanzi tutto il disegno di legge non chiarisce bene il significato di anonimato. Diversamente da quello che si crede la Rete è molto meno anonima di quello che si pensi. Se invece si vuol impedire l’utilizzo di strumenti quali TOR la strade appare lunga e molto probabilmente non percorribile.
In secondo luogo, oltre a citare l’inapplicabilità del provvedimento, l’avvocato Scorza ne sottolinea il contrasto con altre normative vigenti, che escludono esplicitamente la responsabilità degli intermediari per i contenuti immessi in Rete dai propri utenti.

Il disegno di legge dell’onorevole Carlucci, poi, vorrebbe introdurre ai contenuti immessi su Internet le stesse discipline in materia di diffamazione e obbligo di rettifica previste per la Stampa, trascurando il fatto che Internet e Stampa non sono automaticamente equiparabili.

Nel disegno si auspica inoltre l’istituzione di un “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”, il cui raggio d’azione finirebbe per sovrapporsi a quello di altri enti già previsti nel nostro ordinamento statale: polizia, governo, parlamento, commissioni.

La critica di Punto-Informatico alla proposta di legge della Carlucci.

Onorevole Carlucci, data la sua esperienza in campo televisivo, perchè non regolamentare un settore di sua sicura competenza che le ha permesso di “prestarsi” alla politica, magari consentendo a Europa 7 di utilizzare le frequenze a cui ha diritto?

Arriva la legge ammazza-Blog

Obama ha vinto anche grazie alla Rete. Ha raccolto fondi on line per un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale. “A campaign powered by people, not the special interests”. Una campagna finanziata dalle persone, non dagli interessi di parte.

Topo Gigio è peggio di uno spyware, di un malware, è un virus insidiosissimo che trasforma tutto ciò che tocca in una Walterloo. Franco “Ricardo” Levi, nel 2007, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera, con alcuni ritocchi degni di Pol Pot, la famigerata Levi/Prodi. Dal 6 novembre 2008 il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all’Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di “stampa clandestina”: due anni di carcere e sanzioni economiche.
Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.
La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla “ammazzablogger”. Un sostegno da parte della Rete la aiuterà a prendere le decisioni.
Inviate le vostre foto con la scritta: “FREE BLOGGER“:

L’articolo da Punto Informatico

Campania su Google

22 Settembre 2008 Alessandro I. Lascia un commento

Da qualche settimana sul web è possibile venire a conoscenza delle parole chiave utilizzate dagli internauti di tutto il mondo per effettuare le ricerche su Google. Il programma si chiama Google Insights e permette di localizzare dal punto di vista geografico, suddividendo la ricerca in base allo stato e per città, circoscrivendo un periodo definito che può essere gli ultimi 30 giorni, 6 mesi, l’ultimo anno o l’intero resoconto dal 2004 ad oggi. I dati che fuoriescono riguardanti la Campania su Google sono in linea con i gusti e le tendenze del periodo, con l’attualità e le passioni dei cittadini campani. A Napoli nell’arco del 2008 il termine di ricerca più utilizzato è stato proprio “Napoli“, seguito da “Youtube” e da “Giochi“. Niente di nuovo. Se invece si analizzano i termini che nel 2008 hanno registrato il maggior incremento nell’utilizzo ecco che Redtube (il sito porno che si rifà al nome del planetario Youtube) ha avuto una crescita del 920 per cento, seguito dal social network Netlog con + 240 per cento.
Analizzano le parole chiave più utilizzate negli ultimi 30 giorni ci sono molte novità: i termini più cercati sono “Miss Italia“, probabilmente per l’interesse nei confronti delle concorrenti napoletane in gara, e “Large Hadron Collider“. La ricerca su Google di informazioni riguardanti l’acceleratore di particelle del CERN ha raggiunto il picco, come nel resto del mondo, il 7 settembre, quando i media hanno alimentato la psicosi da Big Bang e, come dimostra il servizio di Google, i napoletani non sono stati risparmiati da tale psicosi. Il maggior incremento di ricerca negli ultimi 30 giorni si è registrato per termini come “Fantacalcio“, con un + 380 per cento, coincidente con l’inizio del campionato e quindi con la necessità dei fantacalcisti di reperire informazioni e effettuare iscrizioni e aste; il secondo termine che ha avuto maggior incremento, rimanendo in tema calcio, è “Snai“. Il social network “Facebook” registra invece un incremento del 70 per cento, in linea con la moda del momento, seguito da “Alitalia” con + 60 per cento. Evidentemente gli utenti sono preoccupati per le sorti della compagnia di bandiera italiana o per quelle dei lavoratori. A Salerno invece nel 2008 le principali parole chiave utilizzate dagli utenti sono state “Libero”, “meteo” e “Youtube”, seguite da “Pagine Bianche“: probabilmente a Salerno sono ossessionati dalla ricerca di numeri di telefono, o hanno problemi di consegna a domicilio del catalogo! Le parole chiave utilizzate su Google che hanno avuto maggior incremento nel 2008 sono tutte relative ai social network: “Facebook” al primo posto con un + 840 per cento, seguito da “Netlog” con + 340 per cento, e “Badoo” + 130 per cento. Nell’ultimo mese invece i termini più ricercati sono stati “Yahoo mail”, “Unisa” in coincidenza con la riapertura autunnale dell’Università di Salerno, e “Travian” il browser game che permette di costruire e portare alla gloria il proprio villaggio, scegliendo tra tre tribù: Romani, Galli e Teutoni. Per quanto riguarda il terzo capoluogo campano, Caserta, non è possibile accedere ai risultati per il basso volume di dati a disposizione: evidentemente i casertani sono ancora poco avvezzi all’utilizzo del web.

Alessandro Ingegno

da Campaniasuweb

Facebook Napoli is improving!

18 Settembre 2008 Alessandro I. 1 commento

FACEBOOK-MANIA - Esplode la Facebook mania a Napoli: il boom di registrazione di utenti napoletani è arrivato all’improvviso ed ha superato ogni aspettativa. La diffusione nella città partenopea del web 2.0 ha avuto inizio in particolare durante la seconda parte della stagione estiva, tra metà agosto e metà settembre, nel periodo in cui il social network americano ha incrementato il numero di registrati in tutta Italia, passando da 500mila al milione in un solo mese. E Napoli sta facendo la sua importante parte, partecipando a questa diffusione su larga scala: il numero di utenti napoletani attualmente è intorno ai 15mila iscritti, ma le stime aumentano in maniera esponenziale.

1°MEGAPARTY A NAPOLI – A testimonianza del boom napoletano ad ottobre si terrà il “1° Megaparty Facebook Napoli”, un mega raduno che farà incontrare tutti gli utenti iscritti all’evento (attualmente quasi 5mila), dopo le esperienze positive di altre città italiane come Milano, Roma, Palermo, Torino, Firenze e Bologna. Non è difficile comprendere i motivi di questa febbre da Facebook: gli utenti possono condividere con i propri amici file, foto, commenti, video, e soprattutto organizzare eventi con tanto di possibilità di invitare persone e sapere subito il numero di partecipanti, oppure creare gruppi di discussione a tema. Inoltre i dati personali danno la possibilità di rintracciare persone che non si vedono da tempo, ex compagni delle elementari dati per dispersi, o amici partiti e mai più ritornati. Per rendersi conto della diffusione del fenomeno in città basta accedere ai tanti gruppi riguardanti Napoli: il gruppo nato con lo scopo di riunire tutti i napoletani “Un grado di separazione – l’esperimento napoletano” conta 3.500 iscritti, “Amo Napoli” 2.500 persone, e a testimonianza che le tematiche sociali non mancano nemmeno nei social network il gruppo “Napoli senza munnezza” conta 1.100 iscritti. A conferma di quanto il network rifletta la realtà, cercando tra le reti si scopre che esiste un gruppo “Odio Napoli” che conta 500 iscritti, al quale i napoletani hanno subito risposto creando “Odio il gruppo Odio Napoli”, con 400 iscritti. Sono centinaia anche i sottogruppi della città, divisi in base alla scuola frequentata, all’università di appartenenza( “Università Federico II” conta 1600 iscritti) o alle passioni condivise.

TARGET – Target del social network, anche per Napoli, si conferma la fascia relativa agli studenti universitari, ma non mancano lavoratori fino ai 40 anni o i giovanissimi. Questo a dimostrazione che le origini di Facebook, fondato da Mark Zuckerberg con lo scopo di creare un network tra gli studenti dell’Università di Harvard e poi allargatosi alle altre università, fino alla conquista del mondo (in soli 4 anni ha superato i 100milioni di utenti!), non si sono smarrite. Ma non è tutto oro quello che luccica.

PRIVACY – Il problema principale del social network è relativo alla privacy che, nonostante la possibilità data agli utenti di limitare l’accesso alle proprie informazioni ai solo amici o a persone prescelte, può essere aggirata. Per fare un esempio c’è la particolarità, o bug, che si verifica quando un amico autorizzato commenta una foto: la foto diventa accessibile a tutti gli amici di quella persona, vanificando i settings della privacy impostati dall’utente. I numeri di Facebook Italia – da pochi giorni disponibile in versione integralmente tradotta – non sono ancora paragonabili a quelli di Facebook Uk, dove si stimano attualmente 12 milioni di iscritti, né tanto meno al social network concorrente MySpace che in Italia è il 15° sito più visitato, mentre Facebook si attesta al 20° posto. Ma sicuramente la diffusione in Italia sta avvenendo in maniera impressionante e inarrestabile.Solo il tempo ci dirà se la diffusione del social network in Italia è solo una bolla oppure sarà duratura, e soprattutto se tutte le informazioni degli utenti saranno tutelate e protette, o se invece finiranno in pasto alle aziende che hanno già messo le mani sugli appositi spazi pubblicitari disponibili all’interno delle pagine di Facebook. Ma nel frattempo incrementiamo le nostre amicizie senza confini e godiamoci il 2.0!

Alessandro Ingegno
da Campaniasuweb