Archivio

Archivio per la categoria ‘Immigrazione’

Assalto allo stato di diritto

Nel prossimo autunno – che si preannuncia caldissimo, soprattutto per i temi dell’economia e del lavoro ed il riemergere del conflitto sociale – il Governo tenterà – con il sostegno della sua maggioranza servile – di portare a compimento il disegno – di chiara ispirazione piduista – per il definitivo annientamento dell’autonomia della magistratura e dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Fino a qualche anno fa il timore dei poteri forti era rappresentato, soprattutto, dai procedimenti penali della magistratura e dalla possibilità che venissero emesse sentenze di condanna nei confronti di corrotti e corruttori. La stagione delle modifiche legislative e del ridimensionamento – ad opera anche di frange di magistrati sempre più pervasi dalla correntocrazia – del ruolo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura, ridotto sempre più ad organo non di autogoverno della magistratura ma di condizionamento di quei magistrati ancora liberi ed indipendenti che operano nei vari uffici giudiziari, ha reso sempre più difficile la possibilità di raggiungere la verità processuale (anche attraverso le nuove tecniche di mobilità dei magistrati scomodi). Il forte annichilimento, attraverso legislazione ordinaria, del ruolo della magistratura come previsto in Costituzione, non è sufficiente al sistema della casta per mettersi al riparo da quello che è il pericolo più serio: la conoscenza dei fatti da parte dell’opinione pubblica che può produrre dissenso, massa critica e, quindi,opposizione al regime e condurre, magari, anche ad un cambiamento della classe dirigente. Ecco l’escalation legislativa che punta alla scomparsa dei fatti, attraverso il controllo totale dei mezzi di comunicazione. Taccio della televisione (di Stato – sic! – e di proprietà dell’utilizzatore finale) ormai ridotta,salvo alcune lodevoli eccezioni (che non si sa fino a quando dureranno prima di essere smantellate), a pura propaganda di regime ed a strumento teso a consolidare la sub-cultura di governo. Bisogna zittire quei giornalisti – che ancora non praticano l’auto-censura, tanto di moda in Italia – i quali ancora si ostinano a raccontare i fatti ed a spiegare al Paese quello che accade. Ecco, quindi, i provvedimenti che i berluscones cercheranno di approvare da settembre in violazione della Costituzione (vedremo che farà il Presidente della Repubblica): la legge che elimina le intercettazioni telefoniche – questo soprattutto per rendere un servigio a Papi e metterlo al riparo da quelle che appaiono corruzioni sorte attorno all’utilizzo finale dei corpi – che produrrà un aumento della criminalità con Maroni che getterà addosso ad immigrati e clochard le ronde per raffreddare le ansie da tolleranza zero, la legge che impedisce al Pubblico Ministero di prendere notizie di reato di propria iniziativa ma solo su input della polizia giudiziaria (quindi del potere esecutivo), per esemplificare non avremo più inchieste del tipo trattativa tra mafia e Stato, tangentopoli, scandalo Parmalat e furbetti del quartierino, l’eliminazione del diritto di cronaca vietando ai giornalisti – attraverso anche le salate multe agli editori – di raccontare fatti fino a quando non si celebrano i processi (che non si fanno più per le varie leggi-ostacolo create dalla casta). Un disegno organico che mette il silenziatore alla storia. Dal momento che la magistratura viene neutralizzata definitivamente e l’informazione ridotta a megafono del regime che consolida la navigazione del manovratore di turno, è chiaro che il popolo verrà narcotizzato attraverso un’iniezione letale di bromuro, tutto diventerà sempre più normale (rectius,normalizzato): la vicenda delle escort (rectius,prostitute) sarà vita privata mondana del Premier per eliminare lo stress accumulato nell’interesse del Paese, le corruzioni saranno scambi commerciali per il progresso dell’Italia, la mafia un aiuto di volontari per mantenere la quiete in territori turbolenti, il riciclaggio del denaro sporco investimenti che aiutano l’economia e creano lavoro. Non possono essere più solo i magistrati ed i giornalisti ad opporsi a questa deriva autoritaria di tipo peronista, non sono interessi corporativi, anche perché molti magistrati applicano il conformismo giudiziario o sono ammalati di quel morbo che Piero Calamandrei chiamava agorafobia (per essere graditi al potere prevengono le raccomandazioni prima ancora di riceverle), tanti giornalisti non sono altro che la voce del padrone. Sta alla parte più sensibile della politica e della società civile mobilitarsi per difendere questi due baluardi dello Stato di Diritto – pilastri della democrazia – per evitare che il regime si consolidi e che, poi, divenga impossibile conoscere i fatti perché non ci saranno più fatti da raccontare.

Luigi de Magistris

da L’Unità

La Lega impone oggi la sua visione della società all’Italia intera.

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo. Non sempre sono state però conosciute in tempo. In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.

Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti. Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.

Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato.

Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato. Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.

È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.

La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.

A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.

Roma, 29 giugno 2009

Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

****************

Il testo del decreto sicurezza approvato oggi in Parlamento tramite fiducia che impone all’Italia intera un imbarbarimento civile con una visione razzista e xenofoba della società.

Possiamo dire addio alla multietnicità e alla  multiculturalità. Queste le norme più importanti, criticate anche dal Vaticano, introdotte oggi da Lega e Partito delle loro Libertà:

chi entra o soggiorna in maniera illega­le in Italia commette il reato di immigra­zione clandestina. La pena è un’ammen­da da 5 a 10 mila euro. Chi svolge la funzione di pubblico uffi­ciale ha l’obbligo di denuncia dei clande­stini che si presentano agli sportelli, di conseguenza i clandestini non po­tranno più accedere ai servizi pubblici. Il permesso di soggiorno diventa obbli­gatorio per qualsiasi atto: registrazione nuovi nati e matrimonio inclusi. Vengono introdotte le ronde dei cittadini. Carcere fino a 3 mesi per writers o vandali che imbrattano cose di interesse artistico o storico. Ritorna ad essere penalmente rilevante il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

maglia_clandestino-300x228

Silvio & Maroni gli antischiavisti?

Silvio & Maroni gli antischiavisti

Forse ci siamo. Se la nuova politica italiana sul respingimento alla frontiera dei clandestini provoca un vespaio di polemiche, allora significa che la cuccagna è davvero finita e il buonismo è arrivato al capolinea. (…)

«Così come sono stati sconfitti gli scafisti dell`Albania, mi impegno a fermare i barconi che arrivano dalle coste africane. Non dipenderà solo da me; ho bisogno della collaborazione della Libia». Per alcuni mesi, l`idea fissa del ministro Maroni era questa. «Non retrocederò di un millimetro. Ho già messo in conto qualsiasi tipo di attacco politico. Ma siamo nel giusto, questo è quello che la gente chiede al governo».

Le polemiche infatti non sono mancate. Gli hanno detto di essere razzista, di non avere cuore, di solleticarela pancia delle persone. C`è chi lo ha paragonato a un cane ringhioso.

«Vado avanti, non importa. I nuovi schiavisti devono capire che in Italia la politica è cambiata, e che non accetteremo più il ricatto dei barconi» .

Era chiaro da fine dicembre che Maroni avrebbe puntato quasi tutta la posta sulla questione immigrazione clandestina. Almeno sotto il profilo della comunicazione.

La polizia e le forze dell`ordine infatti stanno piazzando una serie di colpi nella lotta alle mafie italiane di tutto rispetto, eppure i riflettori di stampa e tv sono tutti puntati sulla questione immigrazione. Il ministro lo sa bene: questa è la sfida che il ministro col fazzoletto verde nel taschino deve vincere radicalmente.

La mera gestione dei rimpatri non è la mossa del cavallo.

Non restava che puntare sull`accordo con la Libia, un accordo dove si può vincere o perdere tutto a seconda delle reali intenzioni del governo di Tripoli. Per dirla fuori dai denti, a seconda del tornacon- to di Gheddaffi. Speriamo che du- ri.

I respingimenti di questi giorni sono la prova che l`accordo col Colonnello è l`unica strada possibile per una soluzione radicale. Ha un costo elevato? Mandiamo giù il boccone e apriamo il portafogli se non vogliamo risultati solo omeopatici.

Per ora, dicevamo, la strategia funziona, tant`è che ha scatenato reazioni a catena come mai era successo prima d`ora.

«Il ministro esegue accordi siglati dame». Le parole di Berlusconi dall`Egitto sigillano a doppia mandata l`azione del governo. Come a dire, questa è la linea dell`esecutivo.

Maroni non si muove da solo, Maroni si muove nella piena copertura del governo.

Chi si aspettava una mezza marcia indietro del premier dopo la risposta sul Paese multietnico, è rimasto deluso. Berlusconi non solo ha “coperto” il proprio ministro, ma ora tenta in qualche modo di superarlo a destra. I barconi che salpano verso il nostro Paese – ha aggiunto il Cavaliere – «non sono fatti occasionali ma il frutto di un`organizzazione criminale», all`interno vi sono persone che «sono reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminalv>.

Parole importanti che delineano una inedita linea del Piave dalla quale non si può indietreggiare.

Berlusconi schiera se stesso e il governo su quelle politiche di “tolleranza zero” e nello stesso tempo si prende in carico ogni critica, presente e futura.

Perché il premier ha deciso di esporsi sulla stessa linea del proprio ministro? Primo, perché è consapevole dell`ampio consenso che la linea dura di Maroni (cui va riconosciuta la testardaggine nel perseguire il risultato quando tutti gli altri invitavano alla prudenza) sta dando all`esecutivo e alla Lega.

Secondo, perché la maggioranza degli italiani chiede risultati veri sul fronte immigrazione clandestina.

Terzo – e più importante – perché nessuna politica sui flussi migratori può prescindere dal controllo delle frontiere. Fintanto che saran no i trafficanti di nuovi schiavi a decidere e condizionare le quote d`ingresso, mai e poi mai si potrà ottenere una vera integrazione.

La linea dura paga, esattamente come pagò ai tempi dell`esodo dall`Albania. Dieci anni fa gli albanesi erano considerati un pericolo, oggi le statistiche dimostrano che ad una riduzione di ingressi è corri sposta una buonissima integrazione.

E tutta una questione di numeri sostenibili.

Ora che il premier ha sposato integralmente la linea di Maroni, deve fare un fischio a quanti dei suoi nel PdL temono le tirate d`orecchie della Chiesa. Il tempo delle imboscate e dei distinguo deve considerarsi un male di stagione esaurito.

La dichiarazione del presidente del Senato è un buonissimo segno:

con i respingimenti in mare, l`Italia sta esercitando un proprio diritto.

Con le sue dichiarazioni, Berlusconi ha spostato ben in là il limite d`azione. I la detto sì al reato di immigrazione clandestina. E implicitamente ha ammesso che il termine di trattenimento nei centri per l`indentificazione va alzato.

Se Gheddafi e Berlusconi mantengono le posizioni finalmente la finiremo di essere il gruviera dell`Europa. Vedrete se i primi ad applaudire non saranno gli immigratiper bene, regolarmente in Italia.

di G.PARAGONE

da Libero

Questa la posizione del quotidiano Libero, di V.Feltri. Ma che dire delle parole, accompagnate da lacrime, con cui lo stesso Berlusconi che adesso si dichiara contro un’Italia multietnica, commentava turbato gli sbarchi di albanesi nel 1997? Incoerenza o semplicemente la posizione sulle politiche da adottare in base al ruolo che si ricopre (Berlusconi nel 1997 era all’opposizione)?

Rispediti al mittente:”risultato storico!”

Gheddafi accoglie gli immigrati ripescati nel Canale di Sicilia e il ministro Maroni parla di risultato storico. Si conclude così l’operazione che ieri ha consentito alle navi italiane di riportare in Libia 227 clandestini partiti dall’Africa per raggiungere l’Italia.

«È una svolta nel contrasto dell’immigrazione clandestina per i flussi in partenza dalla Libia verso l’Italia e Malta», ha detto in una conferenza stampa al Viminale. Alla esultanza di Maroni ha fatto da contraltare la preoccupazione dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ha rivolto un appello alle autorità italiane e maltesi affinchè continuino ad assicurare alle persone salvate in mare e bisognose di protezione internazionale pieno accesso al territorio e alla procedura di asilo nell’Unione europea.

L’Alto Commissario, Antonio Guterres, ha puntualizzato inoltre che il respingimento delle navi con gli immigrati rappresenta un radicale mutamento nelle politiche migratorie del governo italiano e ha puntato l’indice sulla mancanza di trasparenza nella gestione della vicenda. Il titolare del Viminale ha risposto indirettamente alle critiche: il «nuovo modello di contrasto in mare di chi cerca di arrivare illegalmente non ha a che fare con chi chiede asilo: i clandestini non arrivano sul territorio nazionale – ha aggiunto secco Maroni – ma vengono respinti alla frontiera, valutare le richieste di asilo non è quindi compito del governo italiano». Il ministro, non ha dubbi: si tratta di «polemiche infondate». «Che la Libia abbia deciso di accettare questa procedura – ha continuato il ministro – è grazie alla nostra diplomazia, al nostro governo e all’accordo bilaterale Italia-Libia: respingere chi cerca di entrare illegalmente in Italia è un’iniziativa molto più efficace per contrastare l’immigrazione clandestina e voglio che questo diventi il modello europeo per l’area del Mediterraneo nei confronti di tutti i paesi rivieraschi».

Maroni ha quindi annunciato che con il ministro degli Interni di Malta («un amico», ha specificato) e il commissario europeo Jacques Barrot sarà in Libia per definire i dettagli dell’accordo tra Roma e Tripoli che prevede anche il pattugliamento sulle coste africane: «Oggi ho avuto un colloquio cordiale con Malta e un accordo del genere risolverebbe anche i loro problemi». Il prossimo 14 maggio, ha poi annunciato Maroni, partiranno da Gaeta le 6 motovedette italiane che in base all’accordo siglato dall’Italia con la Libia saranno utilizzate per il pattugliamento congiunto. Il rimpatrio avvenuto tra ieri e oggi è una prova generale della strategia di contrasto che dovrebbe quanto meno servire ad arginare il flusso migratorio dal paese nordafricano. Maroni e il governo scommettono sulla tenuta dell’accordo con il leader libico Gheddafi.

LaStampa.it

barcone_220090508primapagina