In un articolo de La Stampa, firmato da Marco Zatterin, si segnalava un fatto piuttosto interessante riferito ai vaccini per la terribile, temibile, pandemica, influenza A. In buona sostanza i governi di Francia, Spagna, Italia, Olanda e Germania hanno fatto il pieno di vaccini ed ora si trovano con milioni di dosi (già pagate) da rivendere, magari a prezzo di realizzo, a Stati africani o dell’Europa dell’est. Sembra che Madrid riuscirà a restituire i vaccini in avanzo (si è vaccinato il 22% della popolazione), Parigi ne ha ordinati 94 milioni spendendo 869 milioni di euro (solo 5 milioni di vaccini utilizzati), Berlino ha comprato 50 milioni di dosi (24 ne sono avanzate), Amsterdam si ritrova con 19 milioni di dosi (su 34) da piazzare sul mercato per recuperare qualche soldo.
L’Italia ha acquistato 24 milioni di dosi di vaccino (somministrato 1 milione scarso di dosi) contro l’influenza A dall’azienda farmaceutica Novartis, per un importo, al costo di circa 7 euro a dose, pari a circa 184 milioni di euro: milioni di euro gettati al vento, o meglio nelle tasche di chi i vaccini li ha sponsorizzati e prodotti.
Ma quando un ministro, Fazio-Sacconi, decide un acquisto sbagliato per oltre 190 milioni di euro a spese nostre, non dovrebbe essere accompagnato sollecitamente alla porta?
La redazione negazionista de “Il Giornale” ci prende tutti per idioti. L’operazione è semplice: in un articolo a firma di Giuseppe De bellis, vogliono far passare il concetto che, siccome in questi giorni nevica (che cosa strana), e fa freddo, non c’è alcun pericolo di global warming anzi, il flop del Summit sul clima di Copenaghen non è stato poi così importante. In questo articolo De Bellis riesce a negare l’esistenza del fenomeno dell’effetto serra e perfino l’impatto modificante degli esseri umani sulla natura. La posizione del quotidiano diretto da Vittorio Feltri, non per la prima volta, è quindi negazionista, e si associa alle posizioni minoritarie (l’1%) di quegli scienziati che si oppongono ai dati proposti dal 99% si studiosi che sostiene che i cambiamenti climatici siano già in atto (e le poderose nevicate di questi giorni ne sono un’altra conseguenza evidentemente). E ilGiornale è ovviamente il megafono delle politiche del governo Berlusconi.
Ma sappiamo già con certezza che Feltri e i suoi colleghi del governo berlusconiano, nel momento in cui i popoli del sud del mondo saranno costretti dall’aumento delle temperature superiore ai 2° a lasciare le loro terre per arrivare in Europa, avranno già le politiche adatte pronte per fronteggiare le migrazioni forzate, le uniche in cui sono bravissimi: quelle della repressione. La strada più breve e più semplice e che più si addice all’ignoranza. Tutto torna.
Il 17 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge sulla protezione civile, che chiude l’emergenza rifiuti in Campania. ‘La prima dichiarazione di emergenza per i rifiuti in Campania risale a febbraio 1994; sono passati diversi anni, numerosi commissari e ora possiamo dire che l’emergenza e’ finita’, ha commentato il sottosegretario all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, in una conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi al termine del Cdm.
L’emergenza non si è conclusa, secondo l’associazione ambientalista Legambiente. Manca ancora un ciclo integrato di gestione dei rifiuti. Restano i dubbi sul reale funzionamento dell’inceneritore di Acerra e in molte strade della periferia cittadina ci sono tutt’oggi cumuli di rifiuti.
E’ del 17 dicembre l’approvazione da parte del governo, per decreto legge, del termine dell’emergenza rifiuti in Campania dopo 15 anni di gestione straordinaria ed emergenziale. Abbiamo sentito il direttore di Legambiente Campania, Raffaele Del Giudice, per sapere il suo parere su questo storico annuncio.
Raffaele Del Giudice cosa ne pensa del decreto legge emanato dal governo che sancisce la fine dell’emergenza rifiuti in Campania?
“Su questo sono molto duro, perché mi sembra la degna conclusione di una vera e propria commedia, un Truman show. Questo decreto legge dichiara la fine dell’emergenza e di ciò dovremmo esserne tutti contenti. Ma cosa significa fine dell’emergenza? Non mi sembra che i sette impianti di Cdr abbiano subito il revamping, per trasformare gli ex Cdr in impianti Mt con recupero massimo di materia e estrusione finale dello scarto residuo, come prescritto dalla magistratura. Poi – prosegue Del Giudice – a che punto sono valutazioni delle cubature tecniche delle discariche? E gli impianti di compostaggio sono stati fatti e come funzionano?”
Quindi voi di Legambiente avete più di un dubbio sulla reale fine dell’emergenza?
“Io sono veramente sconcertato da questo annuncio perché in tutti questi mesi non si è pianificata una reale uscita dall’emergenza rifiuti, né a livello centrale né di concerto con i comuni. I comuni non sono stati messi in condizione di effettuare le isole ecologiche, e non mi sembra che siano state applicate le direttive europee”.
E a proposito dell’inceneritore di Acerra?
“Anche sull’inceneritore di Acerra abbiamo più di un dubbio. Noi di Legambiente abbiamo chiesto più di una volta di visitare l’impianto, a gestione pubblica, ma non abbiamo mai ottenuto i permessi. Quello che abbiamo capito dall’esterno è che l’inceneritore è ancora in fase di collaudo e non di effettivo e continuativo funzionamento. Questa fase di collaudo, necessaria, sta avendo oltretutto numerosi problemi. Noi vorremmo sapere a che punto è il collaudo, a chi si sta vendendo l’energia prodotta dall’inceneritore e quanto ci viene a costare. Inoltre – prosegue il direttore di Legambiente Campania – nessuno ha fatto mai riferimento alle ceneri, non si sa che fine facciano. Ma il punto ancora più grave di questo annuncio spot è che nessuno parli delle bonifiche delle aree illegali utilizzate come discariche. A Giugliano poi, per fare un esempio, nella cosiddetta “strada della vergogna” ci sono tutt’oggi cumuli di rifiuti nelle strade periferiche che sono accumulati li da 10 anni e che vengono sistematicamente bruciati da una sorta di indotto illegale di questo sistema”.
Quindi cosa proponete come Legambiente Campania?
“Stiamo valutando, non appena sarà pubblicato il decreto del governo, di incontrare i circoli sui territori e studiare zona per zona la situazione. Per noi l’emergenza rifiuti sarà conclusa solo quando i cittadini potranno vedere con i loro occhi, capire e condividere tutto questo processo”.
«Il problema dell’inquinamento atmosferico nelle nostre città non è risolvibile né da un singolo Paese né da un intero continente. Anche se l’Europa tutta prendesse provvedimenti univoci, non si risolverebbe la questione delle emissioni in atmosfera di smog perché il problema è mondiale». E’ stato questo il clamoroso passaggio principale della deposizione fatta ieri all’aula bunker di Santa Verdiana dal ministro per le Infrastrutture ed ex titolare dell’Ambiente Altero Matteoli sentito come testimone al processo in corso in tribunale sulle emissioni e sui danni da smog e polveri sottili (pm10).
Clamoroso perchè apparentemente confonde – oppure mescola in modo originale – la questione delle emissioni di CO2 che sono globali e di quelle di pm 10 che sono locali. Matteoli era stato chiamato a deporre dalla difesa dell’ex sindaco Leonardo Domenici, sostenuta dall’avvocato Pier Matteo Lucibello.
Proseguendo il suo ragionamento Matteoli ha anche fatto notare che «anche alla luce dell’attuale conferenza di Copenaghen sul clima, vedo difficile risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico senza che vi sia un coinvolgimento a livello mondiale, almeno di tutti i paesi più sviluppati».
E’ solo un’enorme gaffe? – di Paolo Hutter
Nel bel mezzo della Conferenza di Copenaghen, uno dei più importanti ministri di uno dei più importanti paesi del mondo depone come ex titolare dell’Ambiente al processo contro il sindaco di una grande città per la cattiva qualità dell’aria.
La tesi del ministro è che il sindaco non è colpevole perché non ha strumenti per risolvere il problema dello smog su scala cittadina. E fin qui ci siamo. Infatti in Italia la responsabilità di far rispettare la direttiva europea è attribuita alle Regioni, le quali hanno recentemente dichiarato di aver bisogno di un piano di sostegno nazionale. Per il ministro anche le Regioni hanno agito bene, il governo non ha nulla da rimproverarsi. E allora perché lo smog resta al di sopra dei limiti?
Il tema è stato più volte discusso in sede europea e mai si è fatta questa confusione tra le emissioni di gas climalteranti, che sono globali, e quelle delle micropolveri e degli altri veleni, che sono locali. Mai l’Europa ha detto di aver bisogno del consenso Usa Cina e India per riportare la qualità dell’aria che respiriamo a livelli accettabili per i nostri polmoni. Non l’ha mai detto perché sarebbe assurdo, mentre indubbiamente è così – cioè è necessario uno sforzo globale – per difendere il clima. Per essere sicuri che non ci sia stato un clamoroso fraintendimento da parte dei colleghi cronisti presenti al processo di Firenze abbiamo chiesto conferma delle dichiarazioni all’ufficio stampa di Altero Matteoli. E l’abbiamo avuta! A questo punto si tratta solo di capire come sia possibile che uno che dovrebbe essere del mestiere confonda l’inquinamento dell’aria con le emissioni climalteranti. Le risposte ci sembrano solo due. O una insostenibile ignoranza. O un goffo tentativo di mascherare le responsabilità italiane nell’inquinamento dei polmoni italiani. In entrambi i casi non si può avere un ministro così.
Intervista a Riccardo Brizzi, avvocato del Codacons al processo di Firenze sullo smog – di Alessandro Ingegno
Durante la deposizione del ministro Matteoli al processo di Firenze sullo smog, era presente anche l’avvocato penalista Riccardo Brizzi del Codacons, parte civile del processo. L’avvocato dell’associazione dei consumatori conferma il tentativo dell’ex ministro dell’Ambiente di scaricare a livello globale la problematica ed evitare di affermare una data responsabilità: ”Nella sostanza il ministro ha detto che il problema non si risolverà finché Stati Uniti, Cina e le altre maggiori potenze industriali non si metteranno d’accordo, e fino a quel momento ogni intervento locale non ha senso. Il problema è di natura mondiale e va quindi affrontato con un approccio globale. I singoli piani locali di blocco del traffico, secondo il ministro, sono quindi inutili ed inefficaci per impedire gli sforamenti dei livelli di pm10”.
“Il Ministro, dopo aver affermato che le polveri provengono da fuori e dunque sono ingovernabili a livello locale, ha ammesso però che in parte dipendono da emissioni locali, sulle quali il trasporto incide per circa il 50%, ricordando in seguito le difficoltà riscontrate, quando era Ministro dell’Ambiente, nel reperire risorse per affrontare questo problema. Durante l’udienza – dichiara l’avvocato Brizzi – gli è stata anche posta una domanda relativamente alle sue affermazioni del 2005 nelle quali sosteneva che il problema dello smog dovuto al traffico veicolare era un’emergenza nazionale e che l’unico strumento a disposizione dei sindaci era proprio il blocco del traffico, ricordando tra l’altro la richiesta dell’Anci di un decreto salva-sindaci per evitare la procedura d’infrazione dei Comuni che sforavano i limiti comunitari, poi bocciata dallo stesso Matteoli. Il Ministro, relativamente a questo punto, ha risposto che gli sembrava di ricordare vagamente qualcosa e che non escludeva che una tale richiesta ci fosse stata, ma il problema, ha ripetuto, va affrontato a livello mondiale”.
L’Aula della Camera ha detto no alla richiesta di arresto del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino per concorso esterno in associazione camorristica: con 360 voti a favore e 226 contrari è stato approvato a scrutinio segreto, chiesto dal vicepresidente dell’Udc Michele Vietti, il parere contrario della Giunta per le Autorizzazioni alla richiesta avanzata dal Tribunale di Napoli. Questo sarebbe garantismo, o insabbiamento trasversale di accuse gravissime ad opera della casta?
Su Facebook è in corso un dibattito su come far pentire Vittorio Feltri del vile accostamento di quel milione di manifestanti che si son ritrovati il 5 dicembre a Roma in occasione del No-B day, cittadini onesti, sulla prima pagina del giornale di B., al pentito di mafia-stragista-terrorista-amico di amici Dell’Utri e B. Gaspare Spatuzza (vedi prima pagina IlGiornale). Questi gli sviluppi: sembra che il popolo viola del No-B day sia decisissimo a portare avanti una querela collettiva nei confronti dello pseudo-giornalista di governo Feltri per le frasi diffamanti diffuse a mezzo stampa. Chissà se Feltri farà marcia indietro come avvenuto recentemente con l’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo.
Intanto il blogger Ungotmìte de L’89 fa sapere di aver scoperto che proprio il Giornale diretto da Feltri avrebbe dato la notizia dell’arresto ancor prima che questo fosse avvenuto, anticipando nientepopò dimeno che l’Ansa!
E’ stata un successo straordinario. Una manifestazione che, sorta in rete, online, è riuscita a trasportare in piazza un milione di persone. Una protesta autopromossa auto-organizzata e auto-finanziata nata con uno scopo preciso: le dimissioni di Silvio Berlusconi, per chiedere di farsi processare come tutti gli altri cittadini e quindi per difendere il nostro Stato, la Costituzione, i nostri diritti, in un momento in cui continuamente chi ci governa antepone gli interessi personali a quelli degli italiani. Mentre la piazza di Roma esplodeva di gente B. approfittava dell’inaugurazione della Tav per evitare le proteste che montavano in tutta Italia, fuga però senza successo: al binario della stazione Porta Nuova di Torino lo attendevano centinaia di manifestanti incazzati, compreso il sottoscritto, che gli hanno dedicato una contestazione coi fiocchi.
Impressionante la partecipazione al No B day anche all’estero:anche da Barcellona, Londra, Berlino, New York, per citarne solo alcune, hanno voluto mandare segnali chiari a chi governa questo paese.
Un vero successo, contagioso e incontrollabile, per questa neonata generazione viola. Remember remember the 5th of december
Quando nomini Mangano a Dell’Utri lui perde le staffe: con un paio di domande sullo stalliere di Arcore il senatore aggredisce la cronista de Il fatto quotidiano Antonella Mascali.
Sono più o meno le 14 quando il pg Nino Gatto conclude l’esame di Spatuzza. Operatori e giornalisti si ammassano attorno al senatore di Forza Italia per chidergli il suo pensiero sull’ex mafioso del Brancaccio di Palermo: “Abbiamo fatto santo Spatuzza, ironizza Dell’Utri, io e Berlusconi siamo invece efferati e sanguinari assassini… Ha detto delle cose allucinanti, assolutamente false… Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa deve essere regolato, chiarito meglio. Giovanni Falcone avrebbe denunciato Spatuzza per calunnia e lo farò anch’io”.
La cronista che scrive gli chiede chi, secondo lui, manovrerebbe Spatuzza. “Che ne so io. Chi lo sente”.
Quindi i pm?
“L’ho già detto che mi sembra logico pensarlo. Non me lo faccia ripetere. Mi faccia dire solo mezze parole”.
Senatore non faccia come Spatuzza, che ha detto “con le mezze parole si fanno i palazzi”.
Dell’Utri non raccoglie la battuta. E’ rivolto verso altri giornalisti, ripete che “oggi il cielo è nuvoloso ma dopo questa deposizione domani ci sarà il sole”. Si gira di scatto e si tira in volto quando gli poniamo una domanda su Vittorio Mangano, boss del mandamento di Portanuova a Palermo, famoso per essere stato assunto come stalliere ad Arcore. “Anche se di cavalli non ne capiva niente”, ha detto Paolo Borsellino nella sua ultima intervista alla tv francese.
Senatore perché lei non ha preso le distanze da Mangano, mafioso e omicida?
“Mangano non è stato condannato definitivamente per omicidio”.
Forse perché è morto prima. Comunque era un mafioso e lei ha sempre rivendicato la sua amicizia.
“Ma cosa sta dicendo! – comincia a urlare – e comunque quando l’ho conosciuto io non si sapeva niente”.
Ammesso che sia così, comunque dopo si è saputo che era mafioso. E’ stato per anni in carcere.
“E allora? Questo non c’entra niente”. E ormai con il viso
paonazzo, aggiunge: “Io mi riferisco alla mia vicenda personale!”.
Ma lei è un senatore della Repubblica, rappresenta tutti i cittadini italiani, non può definire eroe un boss mafioso. E soprattutto non crede che non possa dirlo per rispetto alle vittime di mafia e ai loro familiari?
Dell’Utri ormai è come un treno che sta deragliando. Strepita, insulta. Gli chiediamo di non alzare la voce, di non dire parolacce. Non ce la fa. “Ma lei chi è ? Cosa cazzo sta dicendo? Il comportamento di Mangano è stato eroico, e-ro-i-co!. Vuole che glielo ripeta? Era in carcere, malato, volevano costringerlo a tutti i costi ad accusare me e Berlusconi e non l’ha fatto”.
Come fa a dire che qualcuno ha cercato di costringere Mangano ad
accusarla? “E’ vero. L’ha detto lui e il suo avvocato”.
Senatore, perché Mangano dice il vero e Spatuzza no?
“Ma che dice! Io non ho detto così”.
Ha detto così, l’abbiamo ascoltata tutti. Perché Mangano-mafioso dice il vero e Spatuzza-mafioso dice il falso?
“Ma che cazzo dice! Da dove cazzo viene lei?”.
Sono siciliana.
Dell’Utri si gira di spalle, si allontana e sibila: “E allora lei è di quella parte della Sicilia che fa schifo”.