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Archivio per la categoria ‘Energia’

Aspettando Copenaghen: ecco come salvare la Terra

Mille punti di disaccordo sparsi nelle 170 pagine della bozza di documento finale. A 41 giorni dall’inizio della conferenza di Copenaghen il quadro formale della situazione non potrebbe essere peggiore. Per evitare che il caos climatico assuma proporzioni devastanti, bisogna tagliare le emissioni serra, cioè il consumo di combustibili fossili e la deforestazione, dell’80 per cento a metà secolo.

Lo scenario politico. L’Europa, che ha sostenuto e vinto la battaglia per la ratifica del protocollo di Kyoto, non può continuare ad andare avanti da sola anche per la seconda fase degli impegni, quelli per il periodo successivo al 2012. Ma Stati Uniti da una parte e il Bric (Brasile, Russia, India, Cina) dall’altra restano in stallo: nessuno dei due blocchi può muoversi senza avere la garanzia che anche l’altro faccia lo stesso ed entrambi hanno problemi politici seri. Il braccio di ferro sulla sanità ha ridotto i margini della Casa Bianca per la trattativa sul clima che vede forti resistenze interne. E i paesi emergenti, dopo aver calcolato quanta dell’anidride carbonica attualmente in atmosfera è venuta dai paesi di prima industrializzazione, ripetono la formula delle “responsabilità comuni ma differenziate”.

Dunque, restando fermi al quadro degli equilibri politici attuali, la partita dovrebbe essere data per persa. Ma c’è un fattore che rompe gli schemi e che sta diventando sempre più importante: il ruolo dell’opinione pubblica mondiale non disponibile ad accettare di veder sparire nell’arco di un secolo l’equilibrio climatico che ci accompagna dal momento in cui il primo essere umano ha piantato un seme nella terra. I due Nobel consecutivi all’uomo politico americano che si è più impegnato per la pace con la natura (prima Gore, ora Obama) rappresentano un segnale chiaro in questa direzione.

E infatti qualcosa comincia a muoversi. L’Europa ha deciso di tagliare le emissioni serra di una quota compresa tra l’80 e il 95 per cento entro il 2050 e potrebbe spingere al 30 per cento l’abbattimento dell’anidride carbonica al 2020. Obama sta accelerando il pressing per ottenere una legge che obblighi gli americani a tagliare le emissioni del 17 per cento al 2020. Il Brasile si è dichiarato disponibile a fermare l’80 per cento della deforestazione in Amazzonia al 2020 e l’Indonesia del 26 per cento. Anche la Cina per la prima volta ha accettato di collegare le emissioni di carbonio al parametro climatico invece che a quello energetico. L’accordo non è impossibile. Ma deve comprendere un impegno che riguardi il prossimo decennio: essere virtuosi al 2050, nel governo dei nipoti, è troppo facile.

da Repubblica.it

Repubblica.it e Wwf ha lanciato l’iniziativa per misurare l’impronta di carbonio. “Capire il proprio legame con la produzione di C02 – afferma il Wwf – è essenziale per poter iniziare una salutare dieta”.

Arrivano gli scooter elettrici e super ecologici

A tutti gli affezionati dei motori a due ruote: scordatevi il rombo del motore a cui eravate tanto legati, e dimenticatevi anche i gas di scarico. Gli scooter elettrici stanno arrivando sul mercato e sono ormai paragonabili a quelli tradizionali, con la differenza che non inquinano, sono silenziosi e regalano significativi risparmi nei costi: per rifornirli infatti bastano 20 centesimi di euro. I motorini elettrici sono già una realtà, anche se ancora poco diffusa per lo scetticismo su alcuni aspetti tecnico-pratici. Ma quali sono i pregi e difetti dei motori e scooter elettrici? Il primo punto da chiarire è la velocità: molti non sanno che uno scooter a motore elettrico di ultima generazione può raggiungere, con un pieno di energia, i 60/70 km/h con punte che arrivano anche a 100, con la necessità poi di una ricarica di due-tre ore massimo.

Molto importante è comprendere il funzionamento della batteria che, non basandosi più sulla capacità del serbatoio e sui consumi di carburante, si calcola in Ah (l’unità di misura della carica elettrica rapportata al tempo di esaurimento dell’energia). Essenziale è la scelta del tipo di batterie montate sullo scooter le quali variano i loro consumi di energia pur riportando la stessa capacità (ad esempio le batterie al litio esauriscono la carica elettrica in più tempo rispetto alle batterie in piombo, ma costano il doppio). Altro aspetto fondamentale è la potenza degli scooter elettrici: si indica in watt e la potenza media dei motorini elettrici è di 1000 w, anche se per chi percorre tragitti che prevedono frequenti salite è meglio puntare, per non farsi superare anche dalle biciclette, su scooter di 2000 o 3000w. Passando all’aspetto prezzi gli scooter elettrici sono ancora leggermente più costosi rispetto ai motorini tradizionali a benzina, anche se il trend è in discesa. Ma non è da sottovalutare la possibilità di ammortizzare i costi sostenuti inizialmente con il risparmio in termini di gestione.

Una ricarica completa alle batterie (il vecchio pieno) viene a costare intorno ai 20 centesimi di euro; per i primi 5 anni, per legge, non sono previsti costi relativi al bollo che dal sesto anno corrisponde alla quota equivalente ad un quarto di quella dei mezzi a benzina; i tagliandi relativi alla manutenzione dello scooter elettrico (filtro, freni e olio) costa la metà rispetto a quelli effettuati per i motorini tradizionali, si aggirano infatti intorno ai 50/60 euro. E l’assicurazione vi chiederete? Le compagnie assicurative evidentemente non vedono differenze tra un mezzo elettrico e uno a benzina quindi i prezzi delle quote, con qualche rara eccezione, sono praticamente identici.

Dubbi e perplessità sugli scooter elettriciTra gli aspetti che generano più scetticismo c’è l’impossibilità di ricaricare il nostro scooter elettrico una volta che siamo usciti di casa, come siamo abituati con i nostri mezzi a benzina. Con l’unica eccezione del comune di Firenze (109 colonnine di ricarica), purtroppo praticamente da nessuna parte in Italia esiste un piano per l’installazione di generatori d’energia per auto e scooter elettrici.

Quindi, a parte i fiorentini, gli italiani dovranno farsi il loro pieno di energia elettrica a casa stando attenti a calcolare bene la lunghezza del percorso in rapporto alla durata della carica per non restare a piedi, tenendo presente che una “riserva” di energia elettrica equivale ad avere un mezzo a spinta. Quali scooter elettrici sono in commercio? Le grandi case (Piaggio, Peugeot, Malaguti) hanno messo in listino veicoli elettrici una decina di anni fa, ma visto lo scarso successo li hanno fatti sparire poco a poco. Il mercato ora è in mano a piccoli produttori.

Oltre agli scooter sono in arrivo sul mercato internazionale delle due ruote anche le moto elettriche. Al momento attuale l’unica moto elettrica sul mercato è la Quantya, un fuoristrada ccon batteria a litio che le garantisce un’autonomia di 2 ore e un peso di 95 Kg. Ma già si intravedono le concorrenti inseguitrici: la Ktm sta sviluppando un prototipo di enduro totalmente elettrico da lanciare i primi mesi dell’anno prossimo mentre Honda e Yamaha prevedono di entrare nel mercato con motociclette elettriche equipaggiate con batterie al litio, capaci di prestazioni analoghe a quelle di un 50 cc, tra il 2010 e il 2011.

In attesa del boom degli scooter elettrici (e della diffusione su tutta la rete nazionale di colonnine) sono in arrivo le versioni ibride, ovvero scooter che utilizzano una doppia propulsione che permette di andare a benzina quando termina la carica della batteria elettrica.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Categories: Energia, Motori, Sostenibilità

Un’Italia nucleare durante il G8

Proprio in concomitanza con i colloqui, le riunioni, le passerelle dei grandi 8 a l’Aquila il Senato di maggioranza Pdellina ha approvato il Decreto Sviluppo. La scelta dei tempi è più che sospetta data l’importanza di una norma contenuta all’interno del pacchetto energia, ovvero:  il ritorno al nucleare!

Va ricordato che l’8 e il 9 novembre 1987 in Italia si votò per tre referendum relativi al nucleare. Con i risultati positivi (schiaccianti) dei referendum abrogativi del 1987 è stato “di fatto” sancito l’abbandono, da parte dell’Italia, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico.

Con la legge approvata ieri dal Parlamento, a 22 anni dal referendum che bocciò l’uso dell’energia atomica, l’Italia si impegna a darsi un impianto legislativo per riabbracciare il nucleare. Il ddl prevede infatti che entro sei mesi il governo predisporrà la normativa per per la localizzazione delle centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Sarà il Cipe a definire le tipologie degli impianti. I siti potranno essere dichiarati “di interesse strategico nazionale” e quindi soggetti anche a controllo militare, come già avviene per le discariche dei rifiuti. A vigilare sulla sicurezza delle nuove centrali, dalla costruzione, alla gestione e al successivo smaltimento delle scorie sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare.

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Tra le altre misure contenute nel Ddl sviluppo sono previsti: l’introduzione (dopo ben 3 rinvii) della class action, priva di retroattività rendendola di fatto impossibile per alcuni degli scandali più dolorosi degli ultimi anni, come quelli Cirio e Parmalat. La nuova disciplina entrerà in vigore non prima del gennaio 2010.  Ripristino di 70 milioni di euro per il fondo per l’editoria per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Sul fronte assicurazioni viene introdotto il contratto di durata poliennale. Lo potrà proporre l’assicuratore al posto di una copertura di durata annuale a fronte di una riduzione del premio. Penalità nel caso di recesso.

In Canada il nucleare triplica i costi – da Eco-logica

Ecolcity: i nuovi villaggi ecologici

3 Giugno 2009 Alessandro I. 3 commenti

Il progetto di Ecolcity nasce in rete con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini alla costruzione di comunità e villaggi ecologici ed ecosostenibili.

Ecolcity nasce quasi un anno fa come progetto aperto a tutti che vuole aprire un confronto con i cittadini disposti a modificare le loro abitudini, per organizzarsi nella costruzione di eco comunità e mini città ecologiche il più possibile autosufficienti.

Come ci spiega l’ideatore, Roberto Franzè, “l’idea di partenza di Ecolcity è quella di costruire un progetto per una alternativa di vita ecologica e sostenibile a basso costo. Il nostro obiettivo non è solo quello di costruire un villaggio ecologico, noi vogliamo promuovere costruzioni di migliaia di villaggi ecologici e sostenibili con abitazioni a risparmio energetico, lavoro in campo ecologico, comunità autosufficienti, tecnologie sostenibili facilmente costruibili che siano reperibili e rinnovabili. Il nostro primo passo è creare un progetto che si possa replicare facilmente, in modo che i giovani possano costruirsi da soli una alternativa sostenibile alla vita attuale”.

Ma come funziona esattamente Ecolcity? Il progetto Ecolcity si propone di invertire il flusso che ha portato milioni di persone nelle città, promuovendo lo spostamento di migliaia di persone in nuove comunità e mini città autosufficienti.

Questo deflusso secondo Ecolcity si attuerà in due fasi: Ecolcity F1 ed Ecolcity F2.

Le Ecolcity F1 sono delle strutture nuove che devono nascere con criteri ben precisi. Adatte ad ospitare dai 50 ai 300 abitanti rappresentano la prima via di uscita dalle grandi città. Devono nascere in piccoli ecosistemi completi, il che significa: terra fertile, presenza di acqua non inquinata, presenza di alberi, vicinanza a grande città ed essere ben collegate con essa. Queste comunità dovranno essere autosufficienti per una percentuale superiore al 50% sia per l’energia che per l’alimentazione. Le Ecolcity F2 saranno invece delle mini città di massimo 100.000 abitanti, che verranno costruite sulla base delle esperienze accumulate dalle Ecolcity F1 più piccole. Queste comunità saranno città autosufficienti per una percentuale superiore all’80% per tutti i bisogni primari tipici e per una percentuale superiore al 30% per i bisogni secondari di una società evoluta. Le mini città F2 in caso di crisi energetica ed economica dovranno poter sopravvivere come società evolute autosufficienti a regime ridotto. Roberto Franzè ci spiega che “le abitazioni costeranno meno di 50 mila euro e useranno tecnologie di generazione di energia a basso costo come il solare termico con la geotermia a bassa profondità, il riscaldamento con effetto serra, il mini eolico ad asse verticale, ma anche la potabilizzazione dell’acqua piovana o di pozzo attraverso evaporatori solari. Tutto questo – precisa Franzè – dovrà chiaramente essere accompagnato da uno stile di vita che riduce enormemente gli sprechi di energia, e questo sarà possibile grazie alle tecniche di adattamento delle persone al caldo e al freddo. Ecolcity è anche un modo per liberarci delle nostre comodità che ci hanno reso schiavi; il problema è che la nostra capacità di adattamento è seriamente compromessa dal nostro attuale stile di vita”. Vi sembra difficile tutto questo? Nel mondo esistono già progetti simili di comunità ecologiche: in Cina è stato avviato un progetto per la costruzione di 400 città ecologiche in 30 anni, la prima città Dongtan avrà i suoi primi abitanti nel 2010. La crisi economica darà una mano a questo ritorno alla semplicità, complice anche l’evidenza di come le città esistenti si stanno saturando sia come mobilità che come inquinamento. Un’utopia? Per ora probabilmente si, soprattutto perchè il progetto si basa fortemente sulla volontà delle persone di ridurre il proprio impatto energetico. Ma siamo pronti a scommettere che presto queste comunità avranno un numero crescente di adepti, per voglia di un distacco dalle città, per prova, per necessità, o in fondo perchè il ritorno alla naturalezza e alla semplicità è pur sempre nella nostra natura. O, ancora più probabile, perchè arriveremo ad avere villaggi totalmente ecologici senza bisogno di limitare la nostra vita di tutti i giorni, grazie alle tecnologie sostenibili.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

Nucleare: l’esercito contro i cittadini

Il Premier Berlusconi ieri al termine dell’assemblea annuale di Confesercenti dichiara sul nucleare: “Sul nucleare non c’e’ tempo da perdere. Prenderemo delle decisioni assennate e, una volta che saranno prese da istituzioni democraticamente elette e con metodo democratico, anche qui dovremo usare l’esercito per la costruzione delle centrali nelle zone che verranno scelte”.

E ha aggiunto: “Paghiamo il 30% in più di energia rispetto alla media dei Paesi europei e il 50% in più rispetto ai costi della Francia che ha le centrali e che tra l’altro sono posizionate in modo che se dovesse succedere qualcosa a pagarne le conseguenze saremmo noi. Questo però non succede visto le tecniche avanzate con cui si costruiscono”.

Un recentissimo sondaggio però va in tutt’altra direzione.

Il mensile La nuova ecologia, in collaborazione con Lorien Consulting, ha svolto uno studio su un vasto campione di italiani circa la produzione energetica del nostro Paese. Lo studio è stato presentato la mattina del 27 maggio a Roma, al Forum QualEnergia, iniziativa promossa insieme a Legambiente e al Kyoto Club. Il risultato potrebbe apparire più che sorprendente a quelle figure – praticamente tutte – del Governo italiano che vantano e ostentano un grande consenso da parte degli italiani anche sulle politiche energetiche. Secondo la ricerca, le fonti alternative piacciono a 8 italiani su 10, il 75% vorrebbe che l’energia fosse prodotta da solare e fotovoltaico, il 60% degli italiani e’ contrario al nucleare, per 7 su 10 e’ pericoloso. Oltre la metà si opporrebbe “con tutte le forze” alla costruzione di una centrale atomica vicino a casa propria. In generale, le questioni ambientali preoccupano il 68,7% dei cittadini, più del rischio terrorismo e guerre al 22,1% e del problema casa al 4,9%. (…)

Sembra che l’interesse dei cittadini, almeno quelli intervistati nel campione, prenda a cuore molto di più il mix formato da energia solare ed eolica quello che sta nel cuore degli italiani. Non solo. Il dato forse più significato emerso dall’indagine, come già anticipato, è quello relativo ai sacrifici che gli italiani sono disposti ad affrontare pur di garantirsi un futuro ambientale e dei sistemi di produzione energetici puliti.

da Altrenotizie.org

La truffa nucleare e La tassa occulta del nucleare ( sempre da Altrenotizie.org)

Dopo l’approvazione del DDL 1195 che dà sei mesi al governo per definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari, Greenpeace diffonde due “carte nucleari” ormai dimenticate: la carta del CNEN e l’elaborazione GIS per la localizzazione del deposito nazionale per le scorie nucleari, elaborata dalla “task force” ad hoc del 1999-2000.

Per capire dove potrebbero finire le nuove centrali nucleari bisogna partire da queste carte e vedere con quali criteri verranno aggiornate. Un criterio è quello sismico, un altro criterio è quello della vulnerabilità delle coste per i cambiamenti climatici.

Questo rapporto fornisce una lista di aree a maggiore vulnerabilità climatica. Se questo criterio verrà adottato, dalla vecchia carta CNEN devono essere espunte diverse aree costiere e se ci fosse anche l’indicazione di restringere l’attenzione nelle aree a minore pericolosità sismica, rimangono pochissimi siti su cui puntare l’attenzione (nelle province di Vercelli e Pavia, isola di Pianosa in Toscana, province di Ogliastra, Nuoro e Cagliari).

Le mappe nucleari di Greenpeace

Nel bolognese il più grande parco eolico del nord Italia

28 Maggio 2009 Alessandro I. 1 commento

Anche il nord Italia finalmente dà il proprio contributo alle scelte mondiali, provenienti soprattutto dagli Stati Uniti, in materia di fonti di energia rinnovabili. Finalmente perché, come è ben noto, l’inquinamento dell’aria nella Pianura Padana è il più grave in Europa, e addirittura il quarto nel mondo.

L’impianto eolico più grande del nord Italia si trova nei comuni di Monterenzio e Castel del Rio, in provincia di Bologna, e ricopre un’area complessiva di 4 kilometri quadrati. Con le sue 16 pale eoliche da 800 KW l’una è la più grande struttura a vento del nord Italia, capace di generare una potenza complessiva di 13 megawatt. L’energia prodotta coprirà il 50% del fabbisogno dei 25mila abitanti dei due comuni, circa 8000 famiglie. L’impianto eolico è stato inaugurato un mese fa nonostante le proteste e i ricorsi al Tar emiliano di alcune associazioni ambientaliste tra cui Lipu, Legambiente e Asoer, che criticavano l’eccessivo investimento e la devastazione del paesaggio ritenuti sproporzionati rispetto al risparmio energetico ottenibile.

La giunta provinciale bolognese ha puntato invece sugli aspetti positivi che l’impianto eolico assicura in termini energetici ma soprattutto in termini di riduzione dell’inquinamento: produrre energia pulita con la forza del vento permetterà infatti di ottenere un risparmio energetico di 20.000 barili di petrolio, l’anno consentendo di ridurre di 20.000 tonnellate le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Un grande passo avanti quindi per le fonti di energia rinnovabili italiane.

L’assessore provinciale all’Ambiente, Emanuele Burgin, ha dichiarato che “gli oltre 500 giorni richiesti dal procedimento ci hanno consentito una decisione estremamente accurata e approfondita. A tutela del territorio ci sono tante clausole e prescrizioni, fra cui la riduzione del numero di aerogeneratori da 19 a 16 a tutela dell’avifauna, e l’obbligo di fideiussione che ci consentirà di smantellare l’impianto qualora nel corso dei 30 anni di esercizio previsto esso dovesse essere abbandonato. Siamo convinti di avere assunto la decisione giusta, non è stato facile ma abbiamo voluto affrontare e risolvere ogni questione, senza nasconderci dietro a nulla. Oggi possiamo dire che in Provincia di Bologna sulle fonti di energia rinnovabili si fanno azioni concrete e non solo convegni: è una dimostrazione di credibilità che ci auguriamo possa dare il via ad uno sviluppo reale dell’energia eolica sul nostro territorio”. E’ già prevista infatti la costruzione di altri impianti.

Sono già in progetto infatti altri sei impianti eolici, di cui uno ancora più grande di quello appena costruito. Quest’ultimo, che dovrebbe sorgere nella zona di Monte dei Cucchi, comune di San Benedetto Val di Sambro, conterà ventiquattro pale di 100 metri d’altezza. Aspetto interessante della questione è la convenienza dell’energia eolica rispetto ad altre forme di energie rinnovabili quali l’energia solare o l’energia geotermica: gli incentivi italiani all’energia eolica sono infatti doppi rispetto al resto dell’Europa: 180 €/MWh contro gli 80-90 tipici. Questo fa sì che siano competitivi anche impianti in siti poco produttivi (rendimento del 12-15%) e che impianti in siti produttivi (rendimento del 20-30%) rappresentino una miniera d’oro per gli sviluppatori con un investimento che si ripaga in tre o quattro anni. Il problema è che i costi degli incentivi, come al solito, ricadono sui consumatori italiani.

A dimostrazione dell’importanza affidata all’impianto eolico appena inaugurato all’interno del parco eolico, il comune di Castel del Rio ha addirittura organizzato una festa popolare con stands, musiche e divertimento. Un vero e proprio rito ai piedi dell’energia naturale rinnovabile!

Alessandro Ingegno

da YesLife.it


Venus Project – un mondo sostenibile è possibile

11 Maggio 2009 Alessandro I. 3 commenti

Il Venus Project è un nuovo disegno sociale, illustrato all’interno del documentario Zeitgeist Addendum, proposto come alternativa al sistema attuale del mondo industrializzato.

I pilastri su cui si basa il piano Venere sono: l’utilizzo infinito delle fonti di energia rinnovabili ed in generale di risorse sostenibili, l’alta tecnologia e la mobilità sostenibile al servizio dell’uomo.

Il Venus Project parte dal concetto che al giorno d’oggi abbiamo a disposizione le risorse necessarie per dare casa a chiunque, per costruire ospedali e scuole in tutto il mondo, per le migliori apparecchiature e laboratori, per insegnare e condurre ricerche mediche. Abbiamo tutto questo ma il problema è che veramente poco di quello che viene prodotto nella nostra società è nemmeno minimamente sostenibile ed efficiente. Il sistema attuale si basa sulla scarsità delle risorse, allo scopo tenere alto il prezzo di mercato in base alla teoria della domanda e dell’offerta.

Il progetto Venus si propone di eliminare le cause dei problemi alla radice, a partire cioè dalla natura umana e dai suoi comportamenti. Eliminando quei processi che producono egoismo, fanatismo, avidità e corruzione, che si acquisiscono all’interno della società, non in maniera innata. Affinché le persone traggano vantaggio gli uni dagli altri.

E’ necessario, secondo Jacque Fresco, il fondatore del Venus Project, ripensare i valori culturali mettendoli in relazione con le risorse reali della terra. La società immaginata è un modello sociale libero da tutte le vecchie credenze, dalle ineguaglianze e dalle leggi che le alimentano. Le professioni non saranno necessarie perché non più significative.

Serve rendersi pienamente conto che è la tecnologia concepita dall’ingegnosità degli uomini che libera l’umanità e aumenta la nostra qualità di vita, e solo allora realizzeremo che deve nostro interesse un attenta gestione delle risorse della Terra. In quanto è da queste risorse naturali e sostenibili che otteniamo i materiali che ci consentono di continuare il nostro percorso verso la prosperità. Ad esempio noi non paghiamo per l’aria, o per l’acqua del rubinetto, questo perché sono così abbondanti che sarebbe inutile tentare di venderle. Seguendo questa logica, se le risorse e le tecnologie necessarie a creare tutto ciò che si trova nelle nostre società come le case, le città o i mezzi di trasporto, fossero sufficientemente abbondanti, non ci sarebbe alcun bisogno di venderle.

Ma la domanda fondamentale è: abbiamo sulla Terra abbastanza risorse e conoscenze tecnologiche per creare una società così prosperosa e sostenibile, dove ciò che abbiamo a disposizione oggi è disponibile senza prezzo? La risposta è si. Abbiamo le risorse e le tecnologie per consentire tutto questo, come minimo, con la possibilità di far crescere gli standard di vita così tanto che le persone nel futuro guarderanno indietro alla civiltà odierna e rimarranno sbalorditi vedendo quanto immatura e primitiva era la nostra società. Si potrebbe dare agli scienziati e ai tecnici il compito di eliminare il veleno dai nostri cibi, ridisegnare il funzionamento dei mezzi di trasporto, di darci altre fonti di energia pulite, rinnovabili ed efficienti.

Attualmente nel campo dell’energia potremmo già non bruciare combustibili fossili, smettendo di utilizzare sostanze che contaminano l’ambiente. Tra le molte fonti di energia ridisponibili in natura l’energia solare ed eolica sono ben note al pubblico, ma il vero potenziale di queste è rimasto inespresso. L’energia prodotta dal sole è così tanta che un’ora di luce del sole a mezzogiorno contiene più energia di quella che in tutto il mondo si consuma in un anno. Catturare un centesimo di quest’energia permetterebbe di smettere di usare il petrolio, il gas e altro. Il problema è la volontà di usare le tecnologie necessarie ad ottenere tutto questo.

L’energia eolica è stata definita debole e condizionata dalla posizione geografica, ma in realtà, per ammissione nel 2007 del Dipartimento dell’Energia statunitense, se il vento venisse raccolto in soli 3 stati americani potrebbe rifornire l’intera nazione!

Altri mezzi sono in grado di sfruttare le maree e i moti ondosi. L’energia della marea deriva dallo spostamento degli oceani quindi, installando turbine che sfruttano questi movimenti, si genera energia. Il Regno Unito ha 41 siti attualmente disponibili e prevede di ricavare dalle maree il 34% dell’energia totale necessaria. Secondo alcuni studiosi il 50% dell’energia dell’intero pianeta può essere ricavato solo da questo meccanismo.

E’ importante precisare che queste energie, solare, eolica, maree ed onde, non richiedono energia a loro volta da dover sfruttare. A differenza di carbone, petrolio, gas, biomasse, idrogeno e tutte le altre. Combinando quindi questi mezzi naturali, sfruttando efficacemente la tecnologia, si può rifornire il mondo per sempre.

continua…

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Nella prima parte dell’articolo sul Venus Project, tratto da Zeitgeist Addendum, abbiamo spiegato la proposta di un sistema sociale alternativo basato sulle risorse. Abbiamo fatto alcuni esempi di fonti di energia rinnovabili che ci permetterebbero di non dover pagare un prezzo per l’energia che consumiamo.

Ma l’energia pulita in assoluto più conveniente è la geotermica, basata sulla tecnica di “contenimento del calore”. Attraverso un semplice processo che utilizza l’acqua si può generare una quantità massiccia di energia pulita. Attualmente sappiamo che 13 mila zetajoule di energia geotermica sono disponibili sulla Terra, con la possibilità di ricavare, con le tecnologie esistenti, ben 2 mila zetajoule.

Se consideriamo che il consumo energetico totale delle nazioni del pianeta è pari a 0.5 zetajoule all’anno questo significa che attraverso questo mezzo si potrebbe ricavare energia all’infinito e in maniera illimitata essendo una fonte di energia rinnovabile. La conseguenza di tutto ciò è che non avremmo quindi necessità di inquinare nè di pagare un prezzo. Per questo, secondo i fondatori del Venus Project, si potrebbe avere prosperità in tutto il mondo se usassimo in modo lungimirante le nostre tecnologie adottando comportamenti di tutela dell’ambiente.

Vediamo ora cosa prevede il Venus project in tema di mobilità sostenibile e denaro.

Nel settore della mobilità attualmente i mezzi di trasporto prevalenti nelle nostre società sono le automobili e gli aerei, ed entrambi hanno bisogno di combustibili fossili per funzionare. Al giorno d’oggi però le automobili potrebbero già utilizzare strumenti e tecniche in grado di rimpiazzare la combustione – batterie utili, elettriche, energie pulite – ma l’accessibilità a queste tecnologie per ora è rallentata dal radicamento dei sistemi esistenti. Anche gli aeroplani sono totalmente inefficienti, lenti ed altamente inquinanti.

Il Progetto Venus considera la possibilità dell’utilizzo di un treno ad energia magnetica (Mag-lev), che usa i magneti come propulsori e che richiede meno del 2% dell’energia usata per trasportare un aereo. L’organizzazione ET3, connessa con il Progetto Venus, ha progettato un mag-lev che consiste in un tubo che può trasportare ad una velocità di 4000 miglia all’ora, in un tubo sospeso in aria o sott’acqua. Questo è il futuro dei viaggi continentali ed intercontinentali: raggiungere Beijing da Washington in 2 ore in modo veloce, pulito con solo una frazione dell’energia che utilizziamo oggi per fare la stessa cosa. Tra tecnologie mag-lev, le batterie a conservazione e lo sfruttamente dell’energia geotermica non ci saranno ragioni per continuare sulla strada della combustione.

Passando alle città, nel Venus Project queste hanno una forma circolare, e sono pensate in modo da permettere il minore utilizzo di energia, ovviamente pulita. Ma l’aspetto chiave di queste città è l’armonia tra l’uomo e la natura, che è praticamente ovunque.

Nel Progetto Venus sarebbero inutili denaro e leggi, che al giorno d’oggi spesso impongono troppe regole, senza dare soluzioni. Basti pensare ai miliardi spesi dalle società per punire i crimini piuttosto che investire quegli stessi soldi in programmi sulla povertà, la causa fondamentale dei crimini. Il problema essenziale è motivare le persone a soddisfare le necessità della vita senza dover per forza pagare un prezzo per tutto questo. Eliminando il denaro, secondo Jacque Fresco, gli incentivi e le motivazioni personali saranno diversi. Se disegnamo un bel quadro la nostra aspirazione sarà quella di condividerlo con qualcuno che lo apprezzi, non quello di venderglielo.

Alla base del Progetto Venus c’è la convinzione che, oltre alla risorse naturali, l’intelligenza sia la vera ricchezza del mondo, perché questo diventa un contributo di ognuno.

La crisi economica in cui è sprofondato il sistema monetario è un segnale forte. Forse è tempo di fermarsi a riflettere. Magari iniziando a prendere spunto dai bei principi che muovono il Venus Project, realizzabile o irrealizzabile che esso sia. Ricordiamoci che siamo noi stessi, con le nostre piccole azioni e il buon esempio, che possiamo cambiare il mondo, mettendo l’uomo al centro di tutto e tutelando l’ambiente in cui viviamo.

Alessandro Ingegno

da YesLife.it

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In Italia presto il boom fotovoltaico

7 Aprile 2009 Alessandro I. 1 commento

Secondo le previsioni del Kyoto Club Italia nel 2010 il nostro paese sarà leader mondiale nello sfruttamento dell’energia solare.

La previsione è di quelle da prendere con le molle, ma se in tempi di crisi c’è bisogno di ottimismo e di fiducia, questa notizia non potrà che illuminare il buio in cui brancola l’economia italiana. E, com’è ovvio che sia, sarà il sole ad indicare la via per uscire fuori dal tunnel.
Energia pulita, posti di lavoro, e primato mondiale: tutto questo sarà possibile in Italia grazie al balzo in avanti nel settore delle tecnologie fotovoltaiche, che nel 2010 vedranno il nostro Belpaese diventare leader mondiale dell’energia solare. A formulare questa previsione è il presidente del Kyoto Club Italia, Gianni Silvestrini il quale, nel corso del convegno Energymed di Napoli, ha dichiarato che “nel 2010 l’Italia sarà il Paese leader del fotovoltaico”.
Al momento attuale l’Italia si colloca come terza potenza mondiale, preceduto solo da Spagna e Germania, ma come sostiene Silvestrini “il prossimo biennio sarà incredibilmente positivo per il segmento delle fonti di energia rinnovabili legato al fotovoltaico. Basti pensare che dai 340 megawatt di installazione si passerà ai circa 1.000 alla fine di quest’anno e a 2.000 nel 2010. In particolare sarà il centro-sud – sottolinea il presidente – a registrare un incremento che ridurrà l’attuale gap”. Ma le stime positive per il futuro prossimo riguardano, cosa anche più importante, anche la produzione: le indagini del Kyoto Club Italia infatti prevedono che il segmento fotovoltaico produrrà, solo nel sud Italia, circa 70 mila posti di lavoro nel prossimo triennio. Una vera e propria boccata d’ossigeno per la produzione e l’economia italiana. Il balzo in avanti ovviamente non avverrà dal nulla, come precisa Gianni Silvestrini, “si dovranno armonizzare le installazioni con il territorio e ridurre gli incentivi statali man mano che gli impianti aumenteranno, ma sarà anche necessario – conclude Silvestrini – ottimizzare la produzione”. E la prospettiva ancora più positiva per il futuro dell’Italia è che mentre oggi importiamo energia, alla fine del 2011 potremmo diventare esportatori.
In Italia il boom del fotovoltaico attualmente procede con un ritmo di 60-70 MW al mese. Questo trend è facilitato dalla riduzione del 15-20% del costo dei moduli e dalle ottime tariffe italiane, le migliori in Europa. Considerando anche gli impianti realizzati prima dell’introduzione del conto energia, in Italia sono attualmente in funzione 35.000 impianti fotovoltaici, prevalentemente di piccole e medie dimensioni.
A livello mondiale il trend positivo dell’energia solare lo si è già rilevato nel 2008 che, secondo la European Photovoltaic Industry Association, ha raggiunto i 5,5 GW installati in tutto il mondo, oltre il doppio rispetto al 2007. Il boom del fotovoltaico sarà italiano, ma il resto del mondo solare non sta a guardare. Sono numerosi i vantaggi comuni per chiunque decida di puntare sul fotovoltaico: i miglioramenti nell’efficienza delle celle e nei processi produttivi, l’incremento dell’effetto scala, i più vantaggiosi termini di finanziamento porteranno infatti a ridurre notevolmente il costo dell’energia fotovoltaica nei prossimi 3-4 anni, tanto da raggiungere la soglia dei 10 centesimi di dollaro per kWh.
Per chi non avesse recepito il messaggio: il fotovoltaico è la nostra “Silicon Valley” dell’energia pulita.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

Svezia libera dal petrolio nel 2030

Si potrà anche pensare che annunci di lungo termine come questo sono prettamente propagandistici, che servono a influenzare l’informazione globale, oppure che fare previsioni per qualcosa che accadrà tra vent’anni sia impossibile, o ancora che fino al 2030 che ne passerà di petrolio sotto ai ponti. Ma se a fare un annuncio del genere è un paese scandinavo come la Svezia, il quale ha oltretutto chiaramente spiegato le linee guida che porteranno a questo cambiamento epocale, c’è da fidarsi.
La Svezia, il primo paese dell’Unione Europea per innovazione, ha recentemente annunciato che la vera indipendenza dal petrolio sarà raggiunta a partire dal 2030, e questo grazie a politiche energetiche e di trasporto ben precise: la nazione scandinava ha infatti fortemente investito negli ultimi anni sul bioetanolo, tanto che già oggi l’85% delle Volvo e delle Saab vendute entro i confini nazionali montano motori di tipo flexfuel.
Bisogna precisare che la Svezia ha dovuto rivedere le stime di questa indipendenza dall’oro nero, precedentemente fissate a partire dal 2020, per varie cause: su tutte ha pesato la crisi economica, oltre alle difficoltà oggettive nella produzione dei biocarburanti e alle realistiche prospettive di chiusura delle due case automobilistiche svedesi, Saab e Volvo.
Il governo svedese ha quindi optato per una soluzione intermedia che prevede il taglio delle emissioni di CO2 del 40% entro il 2020 e, a partire da questa data, metà dell’energia del Paese verrà prodotta sfruttando risorse rinnovabili, la maggior parte delle automobili circoleranno grazie al bioetanolo di II generazione, prodotto dagli scarti organici e concime animale. Già oggi la maggior parte dell’energia svedese proviene da fonti rinnovabili (anche dal nucleare), e i riscaldamenti domestici sono forniti dal calore geotermico o da energia dispersa generata da processi industriali. L’ultimo settore ancora dipendente da risorse non rinnovabili era proprio quello dei trasporti, fino ad oggi. E pensare che è passato solamente un anno da quando l’annuncio del Ministro dei Trasporti, Maud Olofsson, di eliminare completamente la dipendenza dal petrolio per tutte le auto, scatenò una reazione rabbiosa da parte dei due colossi automobilistici svedesi.
La scelta della Svezia segue quindi il detto del “fare di necessità virtù”, perché puntare ad una riconversione aziendale in un momento di crisi economica potrebbe spaventare, ma in realtà è il migliore metodo che abbiamo per uscire dal pantano in cui si trova oggi l’economia, in particolare quella legata al settore auto e al suo indotto.
Tutto ciò permetterebbe inoltre il raggiungimento di obiettivi di tutela dell’ambiente, di primaria importanza per l’Unione Europea. E non va dimenticata la previsione di un sicuro rialzo del prezzo del petrolio che, a crisi economica terminata (ma c’è anche chi sostiene che potrebbe tornare a salire anche nel bel mezzo della crisi), raggiungerà facilmente i livelli la scorsa estate, a causa del dimezzamento delle quantità del petrolio a disposizione e a causa anche della crescente richiesta da parte delle ex economie emergenti, in particolare quelle asiatiche.
Quella svedese è quindi una vera e propria scommessa, dalla quale non potranno che uscirne vincitori i cittadini scandinavi e l’ambiente. Oltre a quei produttori che, avendo compreso che il vento stava girando, si saranno adattati a questa rivoluzione.

Alessandro Ingegno
da YesLife.it

La Puglia andrà a idrogeno

La Puglia e’ pronta per realizzare la prima rete in Italia di distributori di idrogeno per i veicoli. Dopo l’esperienza toscana, con l’idrogenodotto urbano di Arezzo e il distributore di idrogeno Agip, la regione pugliese si appresta a seguirne l’esempio ecologico facendo le cose in grande. La notizia è trapelata dalla presentazione di Energethica 2009, il salone dell’energia rinnovabile e sostenibile in programma dal 5 al 7 marzo alla Fiera di Genova.
Dopo l’accordo di programma, siglato il 10 aprile dello scorso anno, tra la Regione Puglia ed il Ministero dell’ambiente, che prevedeva uno stanziamento di 5 milioni di euro per sei distributori nelle sei province pugliesi, il progetto aveva avuto una battuta di arresto.
Ora invece ci sarebbero le condizioni per ripartire creando la più grande rete di distributori di idrogeno d’Italia, derivante da energie rinnovabili e non da metano. Il momento per una svolta in direzione rinnovabile è molto favorevole, per due motivi:
- in primo luogo la profonda crisi dell’auto che impone una riconversione ecologica, con l’utilizzo di energie rinnovabili, diminuendo gradualmente la dipendenza dal petrolio;
- in secondo luogo il regolamento dell’Unione Europea approvato il 4 febbraio, che prevede l’omologazione delle auto a idrogeno su tutto il territorio europeo entro due anni.
Secondo il fisico Nicola Conenna, padre del progetto pugliese nonché presidente dell’Università dell’Idrogeno H2U, “l’energia radiante proveniente dal sole e’ la fonte energetica alla quale facciamo riferimento per la produzione di idrogeno – sottolinea Conenna – non inquina ed e’ garantita per 3-4 miliardi di anni”.
L’industria automobilistica è in grado di produrre motori elettrici senza alcun problema ma, probabilmente, si passerà attraverso una fase transitoria, che garantirà una minore efficienza, con l’utilizzo dell’idrometano: una miscela di metano e idrogeno che consentirebbe di alimentare l’attuale parco circolante di auto a metano (circa 500 mila veicoli). Ma le prospettive per l’uso dell’idrogeno non si limitano al settore auto. Il progetto di Conenna prevede anche l’utilizzo di motori ad idrogeno sulle imbarcazioni da diporto. Questa sarebbe anche una grande opportunità di risparmio per i pescherecci, in un settore come quello della pesca che, nell’estate del 2008, era stato messo in ginocchio dal caro petrolio.
La scelta intrapresa dalla Puglia ha anche un forte significato nazionale perché equivale, indirettamente, ad un chiaro niet agli investimenti destinati all’energia nucleare che, in base all’accordo tra il governo e il presidente francese Sarkozy, vedranno la luce non prima del 2020. Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha infatti dichiarato la sua regione off-limits per qualsiasi ipotesi nucleare, sottolineando come il piano energetico ambientale sia incompatibile con qualsiasi fonte nucleare.
Il no alle centrali ed ai siti di stoccaggio delle scorie nucleari va ricordato che non è una posizione limitata alla sola Puglia, dato che tutte le Regioni hanno formalizzato, con atto ufficiale nella Commissione Ambiente, la propria contrarietà all’opzione nucleare. Probabilmente accompagnare il proprio no al nucleare con scelte di politiche energetiche sostenibili per le comunità, seguendo l’esempio della Puglia, potrebbe contribuire a far ragionare su come possano esistere delle alternative. Valide.

Alessandro Ingegno

da YesLife