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Archivio per la categoria ‘Cina’

Sta per arrivare la morte del dollaro?

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.

Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari. Il progetto, confermato al nostro giornale da fonti bancarie arabe dei Paesi del Golfo Persico e cinesi di Hong Kong, potrebbe contribuire a spiegare l’improvviso rincaro del prezzo dell’oro, ma preannuncia anche nei prossimi nove anni un esodo senza precedenti dai mercati del dollaro.

Gli americani, che sono al corrente degli incontri – pur non conoscendone i dettagli – sono certi di poter sventare questo intrigo internazionale di cui fanno parte leali alleati come il Giappone e i Paesi del Golfo. Sullo sfondo di questi incontri valutari, Sun Bigan, ex inviato speciale della Cina in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di approfondire le divisioni tra Cina e Stati Uniti in ordine alla loro influenza politica e petrolifera in Medio Oriente. “Le dispute e gli scontri bilaterali sono inevitabili”, ha detto all’Africa and Asia Review. “Non possiamo abbassare la guardia in merito all’ostilita’ che fronteggiamo in Medio Oriente sugli interessi energetici e la sicurezza”.

Questa frase ha tutta l’aria di una previsione pericolosa su una futura guerra economica tra Stati Uniti e Cina per il petrolio mediorientale – con il pericolo di trasformare i conflitti della regione in una lotta di supremazia delle grandi potenze. L’incremento della domanda di petrolio e’ piu’ marcato in Cina che negli Stati Uniti in quanto la crescita cinese e’ meno efficiente sotto il profilo energetico. Abbandonando il dollaro i pagamenti, stando a fonti bancarie cinesi, potrebbero essere effettuati in via transitoria in oro. Una indicazione della gigantesca quantita’ di denaro di cui si parla puo’ essere desunta dalla ricchezza di Abu Dhabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che insieme hanno, stando alle stime, riserve in dollari per 2.100 miliardi.

Il declino della potenza economica americana strettamente connesso all’attuale recessione globale e’ stato riconosciuto dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. “Una delle conseguenze di questa crisi potrebbe essere l’accettazione del fatto che sono cambiati i rapporti di forza economici”, ha detto a Istanbul prima delle riunioni di questa settimana del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Ma e’ stato il nuovo straordinario potere finanziario della Cina – non disgiunto dalla rabbia sia dei Paesi produttori che dei Paesi consumatori di petrolio nei confronti del potere di interferenza degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale – a stimolare i recenti colloqui con i Paesi del Golfo. Brasile e India si sono mostrati interessati a far parte di un sistema di pagamenti non piu’ basato sul dollaro. Allo stato la Cina appare la piu’ entusiasta tra le potenze finanziarie, non fosse altro che per il suo gigantesco interscambio commerciale con il Medio Oriente. Le fonti finanziarie cinesi sono convinte che il presidente Barack Obama sia troppo occupato a rimettere in piedi l’economia americana per concentrarsi sulle straordinarie implicazioni della transizione dal dollaro ad altre valute nel volgere di nove anni. Al momento la data fissata per l’abbandono del dollaro e’ il 2018.

Gli Stati Uniti hanno fatto appena cenno a questo problema in occasione del G20 di Pittsburgh. Il governatore della Banca centrale cinese e altri funzionari da anni sono preoccupati per la situazione del dollaro e non ne fanno mistero. Il loro problema e’ che gran parte della ricchezza nazionale e’ in dollari.

“Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali”, ha detto un banchiere cinese. “Stati Uniti e Gran Bretagna debbono essere molto preoccupati. Vi accorgerete di quanto sono preoccupati dalla pioggia di smentite che questa notizia scatenera’”.

Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che le sue riserve in valuta estera saranno in futuro in euro e non in dollari. I banchieri ricordano, naturalmente, quanto e’ capitato all’ultimo Paese produttore di petrolio del Medio Oriente che ha tentato di vendere il petrolio in euro e non in dollari. Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.

Robert Fisk da Indipendent

Bye bye dollaro – da Altrenotizie.org

Il mini dollaro e la locomotiva cinese – da Limes

FMI, finanza contro persone – da Altrenotizie.org

Italia: Debito pubblico record e -2,5% di entrate fiscali – da Corriere

In Cina sorgerà la centrale solare più grande del mondo

La Cina ci stupisce ancora una volta: il più grande produttore mondiale di gas serra si attiva per riparare ai propri danni causati all’ambiente, e lo fa ovviamente in maniera proporzionale. A Dunhuang City sorgerà infatti la centrale solare fotovoltaica più grande del mondo.
L’ambizioso progetto sarà realizzato da due gruppi imprenditoriali cinesi, il China Technology Development Group e il Qinghai New Energy Group, che prevedono un tempo massimo per la messa in funzione della centrale di 5 anni a partire dall’inizio del 2009.
La centrale, situata ad un altitudine di 2500-3000 metri, nel bacino di Qaidam, sorgerà nella provincia di Quingha, una zona nota in particolare per le sue enormi risorse naturali (sale, petrolio, piombo e borace), da cui prende il nome di Treasure Basin. Proprio per questo, secondo la China Technology Development Group, il deserto del Qaidam Basin è il luogo ideale per la costruzione di una grande centrale fotovoltaica grazie al clima asciutto e soleggiato. La provincia Qinghai inoltre è una zona molto industrializzata, con un forte bisogno di energia elettrica.
La centrale verrà costruita a tappe: inizialmente il primo step prevede un investimento di 150 milioni di dollari, che sarà necessario per raggiungere una potenza di 30 Mw, nella seconda parte del progetto la centrale verrà ingrandita per arrivare alla copertura di 1 Gigawatt di energia. Subito dopo l’annuncio del progetto cinese sono salite le azioni di gruppi aziendali legati al solare: i titoli della China Technology Development Group del 29% (Nasdaq), quelli di GT Solar International (Usa) del 25%.
Al momento, le due più grandi centrali fotovoltaiche al mondo sono in Germania: quella di Lipsia con una potenza di 5 MW (33.500 moduli) e quella di Arnstein, vicino a Wuerzburg, con una potenza di 12 MW.
Ma attualmente in costruzione vi sono centrali solari che, nonostante prevedano una grandissima produzione di energia pulita, non si avvicinano minimamente al progetto cinese.
Ecco un breve elenco delle centrali attualmente in costruzione:
Al primo posto c’è la centrale fotovoltaica da 500 MW (in futuro anche 850) prevista nel deserto di Mojave, nella California meridionale. Questa dovrebbe essere pronta nel 2011; se ne occupano Energy Systems e Southern California Edison. Segue Tres Cantos, in Spagna. PB Solar intende portare entro il 2010 la centrale dagli attuali 50 a 300 MW. Da 300 MW è anche l’impianto voluto a Deming dal governatore del New Mexico. Il completamento del progetto è atteso per il 2011. Appena sotto – 280 MW – si situa Gila Bend, in Arizona. Anche qui, progetto completo atteso per il 2011; se ne occupano Abengoa Sola e Arizona Public Service Company.
Non potrà quindi che essere accolto positivamente dal resto del mondo un impegno così deciso della Cina nel settore della produzione di energia pulita, con una tale maestosità che, evidentemente, rispecchia le proporzioni dei numeri cinesi sia demografici che di consumo, che conseguentemente si riflettono negativamente sull’impatto ambientale. Che sia questo il vero punto di partenza della “società armoniosa” cinese, basata sulla sostenibilità, così fortemente invocata dal presidente della Repubblica Popolare Hu Jintao?

Alessandro Ingegno

da YesLife

Olimpiadi di Pechino 2008: i giochi verdi

Pechino si è dimostrata una padrona di casa brillante, dal punto di vista sportivo, organizzativo e anche ambientale! Il Villaggio Olimpico è infatti diventato un modello esemplare di architettura ecosostenibile per tutta la Cina.

Siamo arrivati alla fine delle Olimpiadi. Per chi non avesse ancora sbirciato sui giornali, l’Italia si è posizionata al nono posto, superando la Francia, con cui ha combattuto testa a testa fino all’ultimo giorno. Grazie a Cammarelle, che nel pugilato regala all’Italia l’ottavo oro! Cliccate qui per la classifica finale.

Dobbiamo ammettere che, nonostante tutti i problemi e le discussioni pre olimpiadi sulle condizioni della Cina, i padroni di casa hanno dimostrato di essere una super potenza sportiva, portando a casa 100 medaglie, di cui 51 d’oro. Anche sul piano organizzativo Pechino ha offerto un’impressionante dimostrazione di forza.
Lo spettacolo conclusivo di ieri pomeriggio, con un’altra cerimonia sfavillante di luci nel meraviglioso nido del National Stadium, è stato dello stesso livello artistico di quello dell’8 agosto. Se vi siete persi lo spettacolo ecco qui sotto la cerimonia di chiusura.
Va insomma agli archivi un’edizione perfetta, organizzata splendidamente e gestita con altrettanta bravura e cura dei particolari. Le olimpiadi XXIX saranno da ricordare!

Attraverso questi Giochi sicuramente abbiamo imparato qualcosa in più sulla Cina e la Cina ha conosciuto qualcosa in più sul mondo.
Una Cina che ha centrato tutti i suoi obiettivi. In primis in ambito sportivo. Ha dominato il medagliere (51 ori, staccatissimi gli Usa – secondi – a 36) conquistando il proprio scontato record di medaglie (100). Ma anche sul piano organizzativo l’Olimpiade cinese è stata un’impressionante dimostrazione di forza. Sfruttando una massa lavorativa praticamente sterminata, con decine di volontari a disposizione di ogni ospite, ha creato un contesto operativo ideale per chi ha partecipato all’evento.
Ma vittoria della Cina anche e soprattutto in ambito ambientale. Abbiamo anche scoperto una Cina sostenibile.
La scorsa settimana è infatti stato assegnato a Pechino un importante riconoscimento per il design eco sostenibile del Villaggio Olimpico, il premio Leadership in Energy and Environmental Design (LEED). Se vi ricordate abbiamo parlato della certificazione americana LEED nell’articolo dedicato alla città di Greensburg, in Kansas. In pratica la certificazione LEED assomiglia alla nostra certificazione energetica, ma con delle implicazioni ambientali molto più importanti. Per ottenere il certificato, infatti, non basta dimostrare l’efficienza energetica della struttura, ma bisogna dimostrare che tutta la sua costruzione sia stata effettuata senza impattare sull’ambiente (ovvero tutto il ciclo di vita a basso impatto ambientale).
Il villaggio olimpico è stato realizzato con caratteristiche eco sostenibili, tra cui pannelli solari, tetti verdi, e un esteso sistema di riciclo delle acque piovane.
Il villaggio olimpico ha ospitato 16.000 atleti, è sviluppato su un’area di 160 acri e contiene 42 edifici residenziali che vanno dai 6 ai 9 piani, sette centri comunitari, tre edifici commerciali, un centro benessere, librerie, palestre, piscine, campi da tennis e un asilo. Con un ottimo livello di isolamento, finestre ad alta efficienza energetica, e un sistema che recupera e riutilizza la pioggia per riscaldamento e raffreddamento, questi edifici sono il 50% più efficienti energeticamente rispetto alla maggior parte degli edifici di Pechino.
I tetti verdi inoltre costituiscono più del 60% delle superfici dei palazzi e il 95% dei parcheggi è costruita sotto terra. In questo modo viene liberato spazio per una superficie verde all’aperto e per una rete di piste ciclabili e pedonali.
Al termine delle Olimpiadi il villaggio olimpico verrà convertito in appartamenti di lusso all’inizio del 2009. Pensate che l’80% degli appartamenti è già stato venduto!

Le Olimpiadi hanno portato quindi aria di cambiamenti, e la Pechino conosciuta come città grigia, oppressa dall’inquinamento, culla di una società spietata in cui conta fare soldi e vincere la concorrenza, si è trasformata in realtà positiva, gioiosa, aperta al mondo. Un modello esemplare per il futuro sviluppo della Cina ma anche per il mondo intero.
Certo, le Olimpiadi non cancellano le questioni dei diritti umani, della libertà di espressione, del lavoro minorile. Noi in primis non dimentichiamocene, e speriamo che il mondo non smetta di parlarne finita la cerimonia di chiusura dei giochi.

da Yeslife.it

Atleti olimpici scrivono al presidente Hu Jintao

Atleti anche di specialità non presenti ai Giochi (oltre centoventi in tutto), hanno firmato un appello al presidente cinese Hu Jintao perché “permetta una soluzione pacifica” della questione tibetana, protegga “le libertà di espressione, di religione e di opinione “nel suo Paese incluso il Tibet”, perché assicuri che i difensori dei diritti umani “non siano più intimiditi e imprigionati”, per “fermare la pena” di morte
Dear Mr. President Hu,

We all hope that the Olympic Summer Games in China will be a great success and that the Olympic ideals will come to life.

That is why we are asking you:

* to enable a peaceful solution for the issue of Tibet and other conflicts in your country with respect to fundamental principles of human rights.
* to protect freedom of expression, freedom of religion and freedom of opinion in yourcountry,
including Tibet.
* to ensure that human rights defenders are no longer intimidated or imprisoned.
* to stop the death penalty.
China is the focus of worldwide attention. Your decision on these issues will determine the success
of the Olympic Games and the image the world will have of China in the future. We are asking you to respect human rights in China in order to achieve lasting peace and reconciliation.

Un testo forte e pacato insieme: da gente che conta nel mondo al capo della più grande potenza mondiale; dagli uomini e le donne senza i quali le Olimpiadi non ci sarebbero, non avrebbero senso, all’uomo che su questi Giochi ha puntato molto per portare la Cina all’onore del mondo. Glielo dicono chiaramente, i firmatari, al presidennte Jintao: “La Cina è al centro dell’attenzione del mondo. Le vostre decisioni su questi temi determineranno il successo delle Olimpiadi e l’immagine che il mondo avrà della Cina in futuro. Vi chiediamo, perciò, di rispettare i diritti umani in Cina in futuro per raggiungere una pace duratura e una riconciliazione”.

19 anni dopo piazza Tienanmen

Corre oggi l’anniversario della tragedia di Piazza Tienanmen a Pechino. Qui un breve riassunto di questa tragica storia cinese conclusa con la repressione di migliaia di studenti pacifici.

La Cina oscura il sito della CNN

18 apr. – Il sito web della Cnn e’ oggi inaccessibile dalla Cina, dopo che il governo cinese ha protestato formalmente con i dirigenti della rete televisiva americana per le affermazioni del commentatore Jack Cafferty.
Il direttore dell’ ufficio di Pechino della Cnn, Jaime FlorCruz, ha affermato di essere stato convocato dal ministero degli esteri, dove gli e’ stata espressa “l’ indignazione” del governo cinese per le affermazioni del commentatore.
Il comunicato con quale ieri la Cnn ha affermato di “non aver voluto offendere la Cina” e’ stato giudicato insufficiente da Pechino. Nel corso della trasmissione, Cafferty ha sostenuto che “i cinesi sono gli stessi teppisti e disgraziati che erano 50 anni fa” perche’ “ci avvelenano con i giocattoli al piombo e con il cibo per animali avariato“, in un chiaro riferimento agli scandali nei quali sono stati coinvolti i cinesi negli ultimi dodici mesi.
In quello che ha definito un “chiarimento”, Cafferty ha in seguito precisato di essere riferito al governo, e non al popolo cinese. Il blocco del sito della Cnn viene pochi giorni dopo che e’ stato nuovamente reso accessibile quello della rete televisiva britannica Bbc, boicottato per una decina d’ anni a causa, si ritiene, di un servizio che mostrava in luce negativa il figlio dell’ ex-leader Jiang Zemin.

Spegniamo la torcia!

La fiaccola approda nella Parigi “blindata” dopo gli scontri di Londra. Dopo le manifestazioni e gli scontri di ieri a Londra, la fiaccola olimpica è già sbarcata a Parigi. E mentre il Cio lancia un altro appello alla Cina, e Pechino intanto condanna le “vili proteste” inscenate nella capitale britannica. La fiaccola, simbolo dei Giochi, è stata addirittura spenta a Parigi e portata per alcune centinaia di metri su un bus prima di riprende il percorso con i tedofori, ma dopo è stata di nuovo bloccata. Tutto ciò ha comportato un ritardo di circa un’ora sul programma previsto. Inoltre la bandiera nera di Reporter senza frontiere con i cerchi olimpici raffigurati come manette è stata issata al primo piano della Tour Eiffel, sugli Champs Elysées e anche, insieme a quella del Tibet, sul municipio. La decisione di spegnere la fiamma è stata presa dalle autorità parigine e dagli organizzatori del Comitato olimpico francese, che avevano predisposto il percorso dei tedofori. Un gruppetto di persone ha tentato, poco dopo le 14, di spegnere nuovamente la fiaccola. Gli attivisti sono stati bloccati dalla polizia mentre cercavano di bloccare la fiamma lungo la riva destra della Senna, all’altezza di quai Saint-Exupéry. La fiaccola olimpica è stata quindi di nuovo messa in sicurezza sul bus nei pressi dei giardini delle Tuileries, dopo aver attraversato il viale degli Champs-Elysées. La torcia era arrivata alle 15.40 a place de la Concorde dopo aver percorso gli Champs-Elysées tra diverse manifestazioni a sostegno del Tibet

L’ira di Pechino. La Cina ha condannato oggi le “vili azioni” dei manifestanti filotibetani che ieri hanno disturbato il percorso della fiaccola olimpica a Londra. Per la prima volta il tg della notte della tv cinese ha brevemente accennato agli incidenti che hanno disturbato il passaggio della fiaccola olimpica, ieri a Londra e oggi a Parigi, nell’edizione delle 22 locali (le 16 italiane) del notiziario della principale rete della tv centrale, Cctv1. In precedenza, l’emittente ha mostrato immagini del passaggio della fiamma a Parigi, con una forte presenza di poliziotti e con l’inviato della Cctv che si rallegrava per “la calorosa accoglienza degli abitanti di Parigi, dei cinesi d’oltremare e degli studenti cinesi”.
La Cina ha condannato oggi le “vili azioni” dei manifestanti filotibetani che ieri hanno disturbato il percorso della fiaccola olimpica a Londra. L’agenzia Nuova Cina ha citato un “funzionario” del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Pechino (Bocog) che “denuncia con forza” le dimostrazioni di ieri, nel corso delle quali almeno 35 persone sono state arrestate. Pechino ha inoltre confermato la sua intenzione di far passare la fiaccola da Lhasa, la capitale del Tibet, il 20 e 21 giugno. Per poi essere portata da un gruppo di alpinisti sulla cima del monte Everest.

L’appello del Cio. Per la prima volta sul tema delle proteste legate al cammino della fiaccola è intervenuto il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), il belga Jacques Rogge, che ha espresso la la profonda preoccupazione per quello che sta succedendo. “Tutti siamo preoccupati – ha detto Rogge – la situazione in Tibet ha suscitato un’ondata di proteste dei governi, dei mezzi di comunicazione e dell’ong che sta mettendo a rischio il passaggio della torcia. La violenza, da qualunque ragione sia ispirata, non è compatibile con i valori della fiaccola e dei Giochi olimpici”. Poi la richiesta a Pechino di una “rapida, pacifica soluzione” della situazione tibetana.

Anche la città californiana di San Francisco, dove vive la terza comunità cinese del Nordamerica, si prepara ad accogliere la fiaccola olimpica, il 9 aprile, con manifestazioni anti-cinesi. I sostenitori del Tibet, del Darfur e la setta religiosa Falun Gong (duramente perseguitata dal governo cinese) vogliono approfittare dell’evento per manifestare il loro dissenso nei confronti di Pechino.

Qui alcuni video della protesta anti-olimpica del 6 aprile a Londra:

Categories: Cina, Informazioni, Politica

L’Unione Europea valuta boicottaggio Olimpiadi cinesi

Un altro fronte caldo si è aperto a Brdo, in Slovenia, dove i ministri degli esteri dell’Unione Europea si sono riuniti per discutere del possibile boicottaggio delle Olimpiadi da parte delle potenze occidentali in segno di protesta contro la repressione cinese in Tibet. I ventisette paiono divisi in due blocchi: il primo a favore della linea dura, determinato a lanciare un segnale alle autorità cinesi per il rispetto dei diritti umani e un maggior dialogo con il Tibet; il secondo più moderato e contrario a qualunque forma di boicottaggio, tra le cui file compaiono Gran Bretagna, Cipro, Danimarca, Svezia e Portogallo.

Alla testa dei pro-boicottaggio la Francia di Nicolas Sarkozy, che continua a mantenere una posizione possibilista sulla sua assenza alla cerimonia di inaugurazione dell’8 agosto. C’è poi chi ha già dichiarato in modo definitivo che in tale occasione non ci sarà: il presidente della Repubblica ceca Vaclav Klaus, il premier polacco Donald Tusk e il presidente dell’Estonia Toomas Hendrik Ilves. La novità di questa prima giornata di riunione arriva dalla Germania. Il ministro tedesco Frank-Walter Steinmeier, pur sostenendo che ‘un boicottaggio non è di aiuto né alla Cina né alle associazioni sportive’, precisa che né lui, né il cancelliere Angela Merkel, né il ministro degli Interni Schauble andaranno a Pechino l’8 agosto. ‘Non possiamo cancellare un appuntamento che non abbiamo neppure previsto’. Steinmeier sostiene però che sia ‘impossibile pretendere che le Olimpiadi siano ospitate solo dai Paesi buoni’ e che queste siano piuttosto una buona opportunità per contribuire all’apertura e alla trasparenza dei paesi.

Il nostro ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, continua a sostenere che ‘le iniziative per il Tibet sono efficaci se discusse a livello europeo, non se c’è una rincorsa di singole dichiarazioni che rischiano soltanto di creare confusione’.

Dall’Austria arriva un invito alla cautela: il ministro Ursula Plassnik ha dichiarato che ‘è importante non limitare la questione del rispetto dei diritti dell’uomo in Cina e in Tibet alla presenza alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici‘, e si augura una posizione unanime dei 27 per mandare un messaggio di ‘fermezza e pazienza’ in grado di persuadere la Repubblica cinese a riaprire il dialogo con il Dalai Lama.
Intanto la questione tibetana esce dai confini nazionali, e le proteste si allargano ad altri paesi, tra cui il Nepal. A Kathmandu, un gruppo di studenti tibetani si è arrampicato sul muro di cinta degli edifici dell’Onu, con cartelli con scritto ‘Tibet libero’ e ‘Stop al genocidio culturale in Tibet’, per chiedere un intervento del Palazzo di vetro sulla vicenda.

Fiaccola Olimpiadi, le contestazioni anti-cina in Grecia

Fonte: repubblica.it

Cerimonia di accensione in Grecia, azione di disturbo di Reportèrs sans Frontieres. Nuove manifestazioni nella provincia di Sichuan: morto un agente, alcuni feriti Una tedofora thailandese si ritira “contro la repressione”.

La cerimonia, con tanto di ramoscelli d’ulivo e colomba bianca liberata per il volo come segni di pace, è come sempre suggestiva ma l’impressione netta è che, da qui all’8 agosto e poi anche durante le gare fino al 24, il cammino per Pechino 2008 non sarà facile. In nome del Tibet e non solo, la contestazione non accenna a placarsi.

Il governo cinesa da Pechino punta il dito contro la stampa internazionale: “La stampa internazionale distroce la realtà”.
La clamorosa protesta nella città greca di Olimpia, mentre proseguono le contestazioni anche nella provincia di Sichuan: morto un agente, alcuni feriti.

Cina, ultimatum ai monaci tibetani. Bloccato Youtube.

17 Marzo 2008 Alessandro I. 1 commento

Alla mezzanotte locale, le 17 in Italia, scadrà l’ultimatum del governo cinese. Che cosa succederà? Siamo in attesa, visto che la Cina ha promesso ai rivoltosi la corte marziale e, inutile dirlo, il possibile plotone d’esecuzione.

Secondo il Parlamento tibetano in esilio le vittime sono centinaia, ma il governo cinese sostiene di non aver sparato sui dimostranti a Lhasa, dichiarando che sono “Ridicole le versioni del Dalai Lama”. La Russia dichiara: “I rapporti Cina-Dalai Lama sono questione interna. Inaccettabili i tentativi di politicizzare l’organizzazione deille Olimpiadi”. Il Sir, Servizio Informazione Religiosa della Cei, interviene sul mancato accenno di papa Benedetto XVI alla crisi del Tibet durante l’Angelus di ieri: ”Difficile pensare ad una svista, molto piu’ facile riflettere sulla difficoltà di dialogo con Pechino”.

Il Dalai Lama, dal suo esilio indiano, parla di “genocidio culturale”, mentre in Europa iniziano le proteste, mentre si discute delle prossime Olimpiadi di Pechino e si pensa al boicottaggio, insomma, mentre tutto questo accade, nessuno sa realmente cosa stia succedendo a Lhasa, in Tibet. La stampa tradizionale non ha alcuna possibilità di informarci su ciò che sta avvenendo. L’unica possibilità di essere informati in tempo reale, come ormai spesso accade, sarebbe la Rete: Internet. Diciamo sarebbe perchè in realtà non abbiamo la possibilità di avere alcuna immagine. Venerdì scorso, non appena abbiamo saputo della grave situazione, le prime immagini a disposizione ancora una volta provenivano dai telefonini, dagli abitanti del Tibet che riprendevano con mezzi di fortuna e poi caricavano in Rete.Ora non abbiamo più alcuna immagine, tranne qualcuna che riesce a sfuggire al controllo. L’accesso ad Internet è bloccato, non è possibile andare su alcun blog, il governo cinese ha bloccato l’accesso a Youtube, il sito di video sharing che ospitava video dai movimenti per la liberazione del Tibet e da altre persone in possesso di testimonianze filmate degli scontri. Vietato l’accesso a Youtube in Cina, dopo che sul sito erano comparse immagini della rivolta, il sito è stato bloccato e adesso chi voglia accedervi dal territorio cinese trova solo uno schermo bianco e l’indicazione di ‘errore’.

Il governo di Pechino ha fatto filtrare con molta parsimonia le notizie da Lhasa: è stato vietato l’accesso ai giornalisti stranieri, sono stati espulsi dalla città i turisti; solo ieri la televisione di Stato ha diffuso qualche immagine dei disordini, mentre una voce fuori campo accusava “la cricca del Dalai Lama” di aver orchestrato le violenze.

Censura a 360 gradi che tuttavia non sempre ha effetto. Qualche video inizia a circolare da questa mattina.