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Archivio per la categoria ‘Censura’

La verità è la nostra forza

26 Dicembre 2009 alessandroingegno 1 commento

immagine di Carlo Miccio

Youtube censura Beppe Grillo

Alle 3.51 di notte del 25 settembre, l’account YouTube di Beppe Grillo, StaffGrillo, risulta sospeso. L’immagine di cui sopra è tutto ciò che compare digitando l’indirizzo del canale: http://www.youtube.com/StaffGrillo.

La sospensione dell’account sembra essere determinata da un reclamo di violazione del copyright da parte di CBS, in relazione al post Primarie dei cittadini 2.0: Stato e cittadini, per il quale Casaleggio Associati, l’azienda che gestisce il blog di Grillo, aveva scelto di pubblicare su YouTube un sunto della puntata del Late Show di David Letterman nella quale è stato di recente ospite Barack Obama.

Una sintesi dello show, di proprietà della CBS (la versione integrale è disponibile qui), è correntemente pubblicata sul canale YouTube della CBS stessa, ma ad una veloce ricerca sul portalone di videosharing compaiono attualmente centinaia di altre registrazioni caricate da privati cittadini, tutte correntemente visibili, non oscurate. La prima impressione, dunque, è che attraverso la CBS si sia esplicitamente voluto colpire Grillo.

La sospensione del canale ottiene l’effetto collaterale di oscurare tutti gli altri video pubblicati dal blog di Grillo, tra cui anche il penultimo, dal titolo Santa Mafia. Il video conteneva un’intervista alla scrittrice tedesca Petra Reski, del settimanale tedesco Die Zeit, da vent’anni corrispondente in Italia per la stampa tedesca, le cui pagine sono state censurate alla fonte, prima ancora della pubblicazione, per volontà dell’autorità giudiziaria tedesca, intervenuta su richiesta di alcuni personaggi i cui nomi sono ben noti perché figurano nelle informative di polizia sia italiane che tedesche, nei documenti giudiziari e in numerosi resoconti giornalistici. Nomi che non potevano essere pubblicati in un libro.

L’edizione italiana del libro, e dunque la videointervista, coinvolgerebbe direttamente Marcello Dell’Utri, che avrebbe già minacciato querela nei confronti di Petra Reski. La giornalista, tra le altre cose, denunciava la totale assenza di qualsiasi mezzo di informazione, dalla stampa alla televisione, alle udienze dei processi a carico di Dell’Utri.

Nell’attesa di conoscere le motivazioni ufficiali dell’oscuramento del canale di Grillo, non può che destare molta preoccupazione la deriva che la libertà di informazione in rete sta subendo, dal gravissimo tentativo di irrigidimento prospettato con il Disegno di legge dell’On.Pecorella – avvocato di Silvio Berlusconi (vedi il post Berlusconi fa causa alla rete) – ai sequestri sempre più frequenti dei blog, fino alle rivendicazioni di violazione di copyright, usate con precisione chirurgica su blogger selezionati, mentre centinaia di altre copie pirata vengono ignorate e lasciate circolare liberamente.

da Byoblu

419 video di Grillo cancellati da Youtube – da Beppe Grillo

aderisci su Facebook al gruppo “contro l’oscuramento di StaffGrillo su Youtube”

*ore 17:12 – grazie alle migliaia di messaggi e alla mobilitazione della rete la segnalazione di violazione del copyright è stata ritirata e l’account Youtube “staffgrillo” è nuovamente operativo.

censored

Raiuno, in scena la I puntata stagionale de “Il servo e il corruttore”

Scegliete Bruno Vespa, scegliete la sua versione del Terremoto, Scegliete Rai 1, 21.10, le Barzellette di Papi, le sue battute su Puttane e Minorenni, i suoi attacchi a Giudici e Comunisti.

Scegliete di non sapere nulla di Ballarò, Anno Zero e Report, Scegliete di pensare che in Abruzzo vada tutto bene, autoconvincetevi, il Telecomando è lì.

Scegliete che in fin dei conti avete votato per un buon Governo, che le Casette di Legno sono belle e sono tante, che l’inverno arriva presto e che nessuno

rimarrà senza un tetto. Scegliete di spedire un Sms umanitario e chiusa lì, che è già abbastanza. Scegliete di credere alla frase “Abbiamo mantenuto le Promesse”, scegliete di ignorare il fatto che le Case consegnate oggi con l’Esecutivo non centrino nulla, e che in questo Paese ciò che dovrebbe essere normalità diventa Prime Time, Show Biz. Scegliete di accodarvi alla propaganda di Sua Emittenza, che viene in Tv a mostrare continuamente i Finti Risultati di Governo, senza contraddittorio, scegliete di Esultare e far finta di nulla, per non scoperchiare qualcosa più grande di Voi.

Scegliete il Servizio Pubblico, Scegliete il Batuffolo di Fondo Tinta di Berlusconi, durante le pubblicità 10 minuti di Champions se ce la fate a pagare Sky, sennò su Rai 3 la Caduta di Hitler, ma scegliete di non farvi Cattivi Pensieri.

Scegliete la buona salute, il Colesterolo basso, e la Polizza Vita,

Scegliete il Fai da Te e chiedetevi chi cacchio siete durante Mattino 5, Scegliete di Sedervi sul Divano a spappolarvi lo Spirito ed il Cervello con gli Editoriali di Vittorio Feltri mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare.

Alla fine Scegliete di Marcire, di tirare le quoia in una Videocrazia che vi ha rincoglionito per vent’anni e ancora non avete capito cosa sia successo, scegliete un Futuro, scegliete la Vita.

Ma perchè dovrei fare così, io ho Scelto di non Scegliere. Le Ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di Ragioni quando ha Porta a Porta.

da NonLeggerlo

Vespa e Papi fanno flop – da Micromega

berlusconi vespa

Ad Onna consegnate le prime case pagate dalla Croce Rossa e dalla Provincia autonoma di Trento.

All’epoca dell’Irpinia le case furono consegnate prima. Il bluff di Bertolaso – da Repubblica

Io invece l’ho visto tutto – da Piovono rane

“Povera Italia, con un sistema informativo come questo”

4 Settembre 2009 alessandroingegno 1 commento

unità 3 settembre 2009

Dittatura democratica – da VoglioScendere

Il Partito Mediale di Massa – di Ilvo Diamanti

Che nessuno si muova – da Where’s freedom?

Pericolo pubblico – da El Pais

Direttore galantuomo – da Avvenire

Boffo è l’ultima vittima di Berlusconi – da NY Times

Cattiva stampa e videoindecenze – da Avvenire

intoccabile silvio

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Raiset censura Videocracy

27 Agosto 2009 alessandroingegno 1 commento

Videocracy – Basta apparire è un documentario in uscita nelle sale cinematografiche il 4 settembre 2009 che descrive la storia delle televisioni commerciali italiane degli ultimi 30 anni, il loro percorso e il loro effetto sulla nostra società. Il regista, Erik Gandini, torna nel suo paese d’origine dalla Svezia per raccontare dall’interno le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da trenta anni e che ha come punta dell’iceberg il dominio berlusconiano sulla società. Gandini riesce a ottenere l’accesso esclusivo alle sfere più potenti, rivelando una storia significativa, derivata dalla spaventosa realtà della televisione italiana, un paese in cui il passaggio da showgirl a Ministro per le Pari Opportunità è puramente naturale. E’ di oggi la notizia che Rai e ovviamente Mediaset, nella nuova versione convergente, hanno entrambe rifiutato di dare spazio al trailer di questo documentario sociologicamente interessante giustificando il diniego con un “è un messaggio politico. Un video che critica il governo“. Innocenti ammissioni. Nella piccola Italia berlusconiana non si può nemmeno analizzare il fenomeno. Tutto deve essere nascosto. Questo è il trailer di Videocracy:

Lo shock di videocracy e il “fascismo estetico” – da Micromega

Videocracy – recensione dalla Svezia

20 anni di signora in giallo si…2 minuti di Videocracy no! – da NonLeggerlo

Oggi sciopero

“Adesione all’appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana”.

SCARICAILLOGOEPUBBLICALO

Papi pappone: no comment

20 Giugno 2009 alessandroingegno 2 commenti

Il discorso di Cinisello Balsamo di Silvio Berlusconi sara’ ricordato come l’inizio della fine. Un discorso delirante, di un uomo decadente e al capolinea. I suoi telegiornali oramai riescono a coprirlo solo con il popolo di Emilio Fede. Una fatta della popolazione ancora grande ma in via di estinzione con la Rete, per fortuna. La contestazione, per un politico, fa parte della piazza, non può essere soppressa, anzi con questa si deve dialogare. Quando si arriva a comizi blindati dalle forze dell’ordine, utilizzate per reprimere manifestazioni di democrazia come la contestazione, allora si è al capolinea. E bisogna “scendere dal tram”, prima che nel Paese nascano forme di eversione frutto di intolleranza verso chi governa. Silvio Berlusconi non è più un politico, non è più un uomo del popolo, né delle istituzioni. E’ circondato da paure, da paranoie, ora verso i giornalisti spioni, ora verso il suo avvocato, ora verso i suoi lacchè cospiratori, ora verso i cittadini comunisti. E’ il tracollo inevitabile di un uomo che ha fondato il suo potere sul clientelismo economico e sessuale, e che inevitabilmente deve molto a molti. Un ricattabile e ricattato che ha costruito una politica fragile nei contenuti, lontana dalla gente e dai problemi dell’Italia.

Non possiamo tenerci un Presidente del Consiglio che, per una notte di sesso a pagamento, il giorno delle elezioni del presidente degli Stati Uniti d’America lascia ad aspettarlo invano 500 ospiti della fondazione Italia-Usa e l’ambasciatore americano Ronald Spogli.

Le vicende private del signor Berlusconi non sono più private, ma danneggiano gli italiani.

da Capolinea

La verità che non può dire – di G.D’avanzo

L’isolamento dello stregone – da Repubblica.it

Il grande bugiardo – da Voglioscendere blog

Veleni e sospetti. La catena delle non chiarezze – da Avvenire

Berlusconi in bilico, colpa dei tacchi a spillo – da Altrenotizie.org

Un Premier sotto ricatto – di Eugenio Scalfari

Il lodo ad pisellum – di Marco Travaglio

Quel finto fuori onda – da L’Unità

L’inchiesta di Bari cancellata dai Tg – da Repubblica

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Notte bianca contro il bavaglio all’informazione e sciopero giornalisti

Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”. Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.

Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa. Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione. Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini. I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.

Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa.

Più siamo, più il bavaglio si allontana.

Antonio Padellaro e Marco Travaglio

Anche i giornalisti riuniti si organizzano per protestare contro il ddl Alfano descritto : “un bavaglio per la stampa, per impedire di raccontare le indagini giudiziarie”. La giornata di sciopero dell’informazione è prevista per il 14 luglio

Iran, una notte su Twitter ad ascoltare i dissidenti

Se visiti questo sito il tuo computer potrebbe subire danni!“. Riguardo incredula la scritta che mi impedisce di accedere al sito di Moshen Makhmalbaf, il regista iraniano conosciuto soprattutto per il suo meraviglioso film Viaggio a Kandahar. Hanno censurato pure questo, penso (anche se poi il sito risulta comunque raggiungibile). D’altronde, si tratta di uno dei portavoce del principale oppositore del presidente Mahmud Ahmadinejad, l’ex premier moderato Mir Hossein Mousavi, il leader dell’”onda verde” che nelle ultime settimane ha scosso l’Iran forse più profondamente di quanto ci si potesse immaginare. Non solo. Makhmalbaf, insieme alla scrittrice-fumettista Marjani Satrapi (autrice di Persepolis) ha presentato a Bruxelles un documento che proverebbe la vittoria elettorale di Mousavi.

La notizia della censura del suo sito rimbalza come una scheggia impazzita su Twitter, un fiume in piena soprattutto di notte, quando con la complicità del buio, tra le piazze e le strade di Teheran, si ha la sensazione che possano succedere le cose più orribili. Youtube, i social network e Twitter in particolare sono un’autentica benedizione soprattutto ora che il regime iraniano ha provveduto ad espellere la stampa straniera e la mannaia della censura si è abbattuta sulla stampa locale. Se ne è accorta anche l’Amministrazione americana che ha chiesto a Twitter di svolgere le procedure di manutenzione intorno alle 3 del mattino in Iran, proprio per permettere agli iraniani di continuare a comunicare usando questo strumento.

Sulla rete è tutto un proliferare di consigli su come aggirare i blocchi, evitare che si rintraccino indirizzi Ip, modi per non far cadere le connessioni in Iran nonostante i tentativi di oscuramento del regime e gli estenuanti rallentamenti. Sul canale #iranelection di Twitter gli aggiornamenti si susseguono in maniera forsennata: così velocemente che è impossibile star dietro a ogni lancio. Ed è impossibile rimanere indifferenti.

“Per favore, rispondete urgentemente – leggo – C’è qualcuno che sa cosa sta accadendo vicino a Saiee Park? Mia figlia si trova lì vicino”. Difficile pensare che non si tratti effettivamente di una madre, anche se dietro ogni twit ci può essere chiunque. “Non usate AnonymousInIran, ruba il vostro indirizzo ip”, mette infatti in guardia “Free Iran”. “E’ confermato – scrive un altro utente – l’esercito sta muovendo verso la Capitale contro i manifestanti”. La voce non trova riscontri nella realtà, ma la dice lunga sul clima di paura che si respira, sia che ci si trovi a fomentarlo o che lo si subisca.

“Fino a oggi non avevo creduto alle voci che Hezbollah e Hamas stessero aiutanto i Basij (la milizia islamica iraniana, ndr), ma oggi li ho visti con i miei occhi”, scrive “Change for Iran”. Già dalle prime notti di scontri, infatti, era circolata la voce che tra coloro che giravano in moto, coperti da caschi e vestiti di nero, manganellando qualunque manifestante si trovasse sulla propria strada, ci fossero anche persone che parlavano in farsi con accento arabo. Verità o leggenda, questo è solo uno degli aspetti davanti ai quali la possibilità di verifica della cronaca si ferma.

Ma certo a nessuno sfugge che qualcosa di nuovo, di radicalmente diverso sta accadendo. La sensazione che si ricava a vedere queste manifestazioni quotidiane di milioni di persone è non solo quella di una società profondamente divisa – dove, non va dimenticato, Ahmadinejad può contare su un sostegno popolare ancora molto forte e diffuso specie tra le forze di sicurezza e i ceti meno abbienti – ma della nascita di un movimento riformista che ha ormai superato anche il candidato che lo rappresenta. Anche nell’assurda ipotesi che il riconteggio dei voti (una farsa) desse la vittoria a Mousavi o rimandasse tutto a un ballottaggio, l’onda verde si arresterebbe? O è invece vero che solo lo spettro di qualcosa di simile a Tienamen potrebbe ormai frenare questo impressionante fenomeno di massa?

Il potere degli Ayatollah sta mostrando forse per la prima volta una sua fragilità interna, dovuta a divisioni, faziosità e lotte per il potere (significativa a questo proposito la velocità con la quale la Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, si è affrettato a definire “benedetta” la vittoria di Ahmadinejad senza rispettare la tempistica tradizionale…). Chi allora potrebbe trarre davvero vantaggio da questa situazione? Un azzardo fare previsioni. Scrive la studiosa e giornalista Farian Sabahi nel suo Storia dell’Iran: “Come dimostrano gli eventi degli ultimi anni, Ahmadinejad, che ha fatto la sua carriera nei Pasdaran, si è rifiutato di essere una semplice pedina del leader supremo, cui ha sottratto l’attenzione dei mezzi di comunicazione”.

di Tiziana Prezzo

da SkyTg24

Iranwhyweprotest è il sito nel quale si organizza la protesta in rete, eludendo i controlli del regime


Colpo di stato e rivolta in Iran

16 Giugno 2009 alessandroingegno 1 commento

In Iran si è avuto un vero e proprio colpo di Stato che ha scippato Mir Hossein Moussavi della vittoria. A sostenerlo sono due noti cineasti iraniani, Mohsen Makhmalbaf, rappresentante ‘ad honorem’ di Moussavi e regista di ‘Viaggio a Kandahar’, e Marjani Satrapi, l’autrice della pellicola cinematografica ‘Persepolis’. I due hanno parlato alla stampa dalla sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, nel corso di una conferenza del leader verde Daniel Cohn-Bendit. I due cineasti hanno presentato la fotocopia di un documento che sarebbe la certificazione del risultato del voto della Commissione elettorale iraniana, nella quale a Moussavi erano assegnati 19.075.423 voti, 13.387.103 quelli di Mehdi Kroubi, ex presidente del Parlamento, e soltanto 5.498.217 ad Ahmadinejad, dichiarato invece vincitore. Non vi sono certezze sull’autenticità del documento ma, secondo la denuncia di Satrapi, “Ahmadinejad ha avuto solo il 12%, non il 65% dei voti”. “Moussavi – ha riferito dal canto suo Makhmalbaf – alla fine dello spoglio dei voti fu chiamato dalla Commissione elettorale che gli comunicava la vittoria e gli diceva di prepararsi per il discorso”. Poi il colpo di scena. “Poco dopo – ha raccontato ancora il cineasta – alcuni militari sono entrati nel suo ufficio, gli hanno detto che non avrebbero consentito una rivoluzione verde. Poi la televisione di Stato ha annunciato la ‘vittoria’ di Ahmadinejad”. Makhmalbaf ha esortato dunque “la comunità internazionale a non riconoscere ufficialmente la vittoria di Ahmadinejad. Quello che è successo non sono brogli elettorali, è un vero e proprio colpo di Stato”.

Intanto oggi è stata un’altra giornata di manifestazioni e proteste in Iran, sempre seguite da violenze e arresti. A causa del blocco imposto ai giornalisti stranieri, a cui è stato vietato di lasciare i propri uffici, è impossibile fare un bilancio preciso: alcune fonti però parlano di oltre venti vittime della repressione.

Una cifra che potrebbe ancora aumentare, secondo la Cnn: i sostenitori del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad hanno infatti indetto una manifestazione negli stessi luoghi di Teheran in cui si sarebbero riuniti i sostenitori del suo sfidante Mir Hossein Mousavi, e le strade della capitale iraniana continuano a traboccare di persone.

Intanto è di oggi la decisione di procedere ad un parziale riconteggio dei voti annunciato dall’ayatollah Khamenei.

L’Iran inatteso – da Altrenotizie.org

Buongiorno Iran, buongiorno Italia – da L’89

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