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Archivio per la categoria ‘Ambiente’

Alcuni eventi della settimana di riduzione dei rifiuti italiana

Dal 21 al 29 novembre si è svolta la prima settimana europea di riduzione dei rifiuti. L’Italia ha partecipato attivamente con centinaia di iniziative di sensibilizzazione, informazione ed educazione sparse su tutto il territorio.

L’edizione pilota del 2008 era stata la prova generale dell’ufficiale prima edizione della “Settimana europea della riduzione dei rifiuti”.

In concreto si tratta di una manifestazione che nasce con l’obiettivo di educare, sensibilizzare ed informare il più possibile, attraverso attività creative e didattiche, i cittadini europei alla riduzione della produzione di rifiuti, uno dei grandi problemi che affliggono e accomunano le società occidentali, e che si propone con modalità ancora più drammatiche negli impreparati paesi in via di sviluppo.

Il nostro Paese si è contraddistinto quest’anno per le l’elevato numero di iniziative locali, per questo abbiamo deciso di segnalare alcuni tra i progetti più interessanti.

La Campania, punto nevralgico del nostro Paese per l’altissima produzione di rifiuti, si è contraddistinta per l’altissimo tasso di adesioni (comprensibile visti i recenti trascorsi emergenziali) soprattutto da parte di istituti scolastici, all’attività “Io mi differenzio”: una sensibilizzazione effettuata attraverso esempi pratici di buone prassi per la riduzione dei rifiuti, comportamenti eco-sostenibili, esempi sul riutilizzo dei beni, distinzione tra riduzione e raccolta differenziata.

In Abruzzo invece, nonostante gli abitanti si trovino ancora nel pieno dell’emergenza causata dal terremoto dell’aprile scorso, sono stati lodevoli alcuni progetti portati avanti dalle Cooperative Paterno, Il Borgo, Capistrello e Tornione: qui si è deciso di puntare sulla promozione di acquisto di prodotti senza imballaggi secondari, sull’utilizzo di borse per la spesa riutilizzabili e sul prolungamento della vita di oggetti utilizzati attraverso il riciclo e il riuso.

Tra i progetti organizzati in giro per l’Italia un’iniziativa molto utile è stata “Ufficio ecologico”, nata da un’idea del Comune di Riccione: consisteva nella produzione e presentazione ai dipendenti comunali della guida all’ufficio ecologico, inerenti i comportamenti da tenersi nel luogo di lavoro per prevenire la produzione di rifiuti, dall’avvio di azioni di dematerializzazione delle procedure amministrative all’abolizione della stampa cartacea della busta paga dei dipendenti.

In Liguria invece, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, il Comune di Riomaggiore ha deciso di coniugare il Natale, periodo in cui si concentra un’altissima produzione di rifiuti per ovvi motivi consumistici, con il riciclo di questi ultimi. “Natale fatto a mano”, nome dell’iniziativa, ha difatti coinvolto i bambini delle scuole primarie nella creazione di addobbi natalizi attraverso materiale di uso e consumo comune generalmente destinato ai rifiuti (bottigliette di plastica, sacchetti di plastica, vecchi CD rom, tappi di plastica, cannucce, ecc.) con dimostrazioni pratiche di creazione di addobbi.

Queste sono solo alcune delle centinaia di progetti portati avanti durante la settimana europea della riduzione dei rifiuti la cui organizzazione in Italia è stata affidata ad un Comitato Nazionale formato da Federambiente, Commissione nazionale italiana Unesco, AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), Osservatorio Nazionale Rifiuti, Legambiente, Rifiuti 21 Network, Provincia di Torino ERICA Soc. Coop. (Educazione Ricerca Informazione Comunicazione Ambientale), Eco dalle Città. Il tutto supportato e coordinato a livello comunitario dal programma della Commissione Europea LIFE+.

Insomma se volessimo riassumere la settimana europea contro i rifiuti appena conclusasi in una sola parola quella è senza dubbio ridurre!

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it


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L’errore nucleare. Il futuro è nel sole

Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. “In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.

Accanto all’energia oscura che domina nell’universo, c’è l’energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.

Cosa ne pensa?

“Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”.

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?

“Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”.

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola…

“Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici – a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici – sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo”.

da Repubblica

Sito denuclearizzato

La casa più ecologica d’Italia si trova ad Albenga

17 Novembre 2009 Alessandro I. 3 commenti

Già in fase di realizzazione la palazzina di Albenga (SV), costituita da 24 alloggi e 800 mq di uffici comunali, aveva ottenuto il premio nella sezione progettazione al concorso nazionale “Costruire sostenibile in cooperativa – progettare e realizzare la qualità dell’abitare”. Al progetto è stato poi assegnato nel 2008 il marchio QSA (Qualità e Sostenibilità dell’Abitare) rilasciato dal Consorzio Nazionale Casa Qualità.

Adesso che la struttura è parzialmente terminata e le case praticamente già assegnate cresce la curiosità di conoscere i particolari di questo modello di bioarchitettura decisamente da imitare.

Grazie alle 60 creazioni sostenibili concentrate all’interno di ogni singola unità abitativa la Casa Ecologica di Albenga è senza dubbio l’abitazione col minore impatto ambientale d’Italia: tutti gli sprechi energetici di una casa normale infatti sono stati affrontati in modo scientifico attraverso un approccio multisettoriale, comprendente diversi tipi di energie rinnovabili e tecnologie sostenibili.

L’approccio al progetto da parte dell’architetto Giorgio Mallarino è partito da un importante dato relativo alle nostre abitazioni, che assorbono il 40% di tutta l’energia consumata nel nostro paese. Di questo 40% il 72 viene consumato per riscaldare e rinfrescare l’ambiente, il 12 per l’uso degli elettrodomestici, il 12 per l’acqua calda sanitaria, il 3 per i fornelli e solo l’1 per cento per illuminazione. Per questo l’architetto ligure sostiene che “la prima cosa da fare in una casa è non dissipare energia. Si deve mantenerla senza sprecarla”. Ma entriamo nello specifico.

Al bilancio energetico contribuisce in maniera fondamentale l’isolamento particolarmente efficace della struttura che permette una dispersione dell’energia pressoché nulla.

Il fotovoltaico è però parte fondamentale della Casa di Albenga: attraverso il sistema BioVec sono inserite all’interno delle vetrate delle cellule fotovoltaiche posizionate su alluminio e incollate al vetro, senza forature. Le pompe di calore dell’impianto a loro volta sono alimentate dall’energia fotovoltaica prodotta dalle celle installate sul tetto e l’intero sistema permette ai condomini di ottenere riscaldamento invernale, climatizzazione estiva, acqua calda sanitaria, acqua calda per alimentazione di lavastoviglie e lavatrici, consentendo così un grandissimo risparmio.

Ma l’energia più conveniente è quella geotermica: quella dell’acqua della falda acquifera del pozzo, che diventa energia attraverso delle pompe di calore che creano caldo dentro e freddo esternamente. Attraverso il sistema geotermico installato, l’energia viene moltiplicata e “rubata” dal terreno. Fondamentale la possibilità di poter invertire il processo da caldo a freddo, a seconda dell’evenienza e della stagionalità.

Il sistema integrato tra le varie fonti di energia permette una stabilità che, in periodo di pioggia e mancanza prolungata di sole, dà la possibilità di passare al sistema tradizionale elettrico per scaldare l’acqua con una complementarità dei diversi sistemi integrati (elettricità, fotovoltaico, eolico, geotermico).

Per quanto riguarda il sistema di ventilazione, attraverso il recupero termodinamico si recupera l’energia contenuta nell’aria estratta per trasferirla all’aria immessa con notevole risparmio economico. In inverno l’aria fredda che viene prelevata dall’esterno passando nello scambiatore termodinamico riceve calore ceduto dall’aria viziata in uscita.

Tutta questa energia risparmiata e prodotta potrà anche essere veicolata, attraverso la rete integrata interconnessa, per far funzionare i vari elettrodomestici presenti in casa che assorbono ben il 12% dell’energia domestica. Anche i materiali utilizzati sono fondamentali: per inquinare meno e per la nostra salute. Nella Casa Ecologica sono stati utilizzati materiali e sostanze naturali. Come isolante termico c’è la lana la canapa, il sughero. Oppure c’è la calce naturale per gli intonaci.

Dal punto di vista del riciclo quello dell’acqua è di non poco conto: l’impianto installato recupera l’acqua scaricata da lavelli, doccia, elettrodomestici e cucina (le cosiddette acque grigie), e dopo essere passate attraverso una filtratura e aggiunte alle acque dei tetti vengono reimmesse nella rete per alimentare le cassette dei wc.

All’interno degli spazi comuni è stata creata una centralina per la ricarica delle bici elettriche, oltre alle aree esterne ad uso comune come i giardinetti. La casa ecologica costa di più di una casa normale ma, come in ogni investimento, è importante valutare il tempo di ritorno dell’investimento. E con la Casa Ecologica, grazie soprattutto ai forti risparmi in termini energetici, il ritorno si ha in un più breve tempo rispetto alle fatiscenti costruzioni tradizionali.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Aspettando Copenaghen: ecco come salvare la Terra

Mille punti di disaccordo sparsi nelle 170 pagine della bozza di documento finale. A 41 giorni dall’inizio della conferenza di Copenaghen il quadro formale della situazione non potrebbe essere peggiore. Per evitare che il caos climatico assuma proporzioni devastanti, bisogna tagliare le emissioni serra, cioè il consumo di combustibili fossili e la deforestazione, dell’80 per cento a metà secolo.

Lo scenario politico. L’Europa, che ha sostenuto e vinto la battaglia per la ratifica del protocollo di Kyoto, non può continuare ad andare avanti da sola anche per la seconda fase degli impegni, quelli per il periodo successivo al 2012. Ma Stati Uniti da una parte e il Bric (Brasile, Russia, India, Cina) dall’altra restano in stallo: nessuno dei due blocchi può muoversi senza avere la garanzia che anche l’altro faccia lo stesso ed entrambi hanno problemi politici seri. Il braccio di ferro sulla sanità ha ridotto i margini della Casa Bianca per la trattativa sul clima che vede forti resistenze interne. E i paesi emergenti, dopo aver calcolato quanta dell’anidride carbonica attualmente in atmosfera è venuta dai paesi di prima industrializzazione, ripetono la formula delle “responsabilità comuni ma differenziate”.

Dunque, restando fermi al quadro degli equilibri politici attuali, la partita dovrebbe essere data per persa. Ma c’è un fattore che rompe gli schemi e che sta diventando sempre più importante: il ruolo dell’opinione pubblica mondiale non disponibile ad accettare di veder sparire nell’arco di un secolo l’equilibrio climatico che ci accompagna dal momento in cui il primo essere umano ha piantato un seme nella terra. I due Nobel consecutivi all’uomo politico americano che si è più impegnato per la pace con la natura (prima Gore, ora Obama) rappresentano un segnale chiaro in questa direzione.

E infatti qualcosa comincia a muoversi. L’Europa ha deciso di tagliare le emissioni serra di una quota compresa tra l’80 e il 95 per cento entro il 2050 e potrebbe spingere al 30 per cento l’abbattimento dell’anidride carbonica al 2020. Obama sta accelerando il pressing per ottenere una legge che obblighi gli americani a tagliare le emissioni del 17 per cento al 2020. Il Brasile si è dichiarato disponibile a fermare l’80 per cento della deforestazione in Amazzonia al 2020 e l’Indonesia del 26 per cento. Anche la Cina per la prima volta ha accettato di collegare le emissioni di carbonio al parametro climatico invece che a quello energetico. L’accordo non è impossibile. Ma deve comprendere un impegno che riguardi il prossimo decennio: essere virtuosi al 2050, nel governo dei nipoti, è troppo facile.

da Repubblica.it

Repubblica.it e Wwf ha lanciato l’iniziativa per misurare l’impronta di carbonio. “Capire il proprio legame con la produzione di C02 – afferma il Wwf – è essenziale per poter iniziare una salutare dieta”.

E’ nato Equalway: prodotti tipici dal produttore al consumatore

Oggi vi presentiamo Equalway, il primo social marketplace al mondo che riunisce gruppi d’acquisto e piccoli produttori. Lo scopo di Equalway è quello di sviluppare un consumo responsabile, valorizzare l’ambiente, la tipicità, le relazioni umane e il lavoro senza sfruttamento. Ma in che modo si intende fare tutto questo?

Equalway è in pratica un sito web che permette di eliminare l’intermediazione che caratterizza le lunghe filiere della grande distribuzione, mettendo produttori e consumatori in contatto diretto. In questo modo i consumatori hanno la possibilità di instaurare un dialogo diretto con i produttori, al fine di acquisire quelle conoscenze necessarie a scegliere meglio cosa acquistare, avendo la possibilità di sapere perché scegliere un prodotto, da dove arriva e in che modo viene realizzato. Mettendo in contatto diretto produttore e consumatore, vengono a crearsi numerose reti fatte di Gruppi d’acquisto e piccoli produttori che discutono sulla qualità dei prodotti, sul rapporto qualità prezzo e sulle loro caratteristiche specifiche.

Abbiamo chiesto all’ideatore di Equalway, Bruno Ventre, come è nata l’idea: ”l’idea di creare Equalway mi è venuta, facendo parte di un gruppo di acquisto solidale, quando mi sono accorto delle difficoltà che ha un gruppo nel trovare produttori e di condividere informazioni con altri gruppi. Dato che ho sempre lavorato col web ho pensato di creare una piattaforma dedicata all’incontro e alla comunicazione tra gruppi di acquisto e piccoli produttori agricoli”.

Il sito è nato da poco, ma già sembra avere un ottimo successo. I produttori che hanno spazio su Equalway sono soprattutto quelli appartenenti ai settori dei prodotti tipici, dei prodotti equosolidali e coloro che tutelano la biodiversità. A guadagnarci, oltre ai gruppi d’acquisto, sarà anche l’ambiente perché con l’accorciamento della filiera diminuiranno parallelamente anche i trasporti necessari a far arrivare il prodotto dal produttore all’acquirente ultimo, permettendo così un notevole risparmio in termini di emissioni di Co2. Equalway sostiene anche le iniziative che promuovono il turismo sostenibile e i viaggi solidali, organizzati nel rispetto della cultura (o delle culture) e delle tradizioni delle comunità locali, valorizzando inoltre quanto più possibile le biodiversità. Come ci spiega Bruno Ventre “Equalway è uno strumento che può essere utile ai piccoli produttori per sfuggire alle logiche della grande distribuzione, tutte basate sul prezzo e che, sulla spinta all’omologazione, distruggono specificità locali e culture. Crediamo che in un periodo di crisi dei modelli economici tradizionali sia assolutamente necessario puntare su conoscenza, condivisione e responsabilità. Immaginiamo che le produzioni biologiche, quelle equosolidali, gli acquisti a chilometro zero e i consumi responsabili possano risultare il mezzo per raggiungere la consapevolezza necessaria”. Conoscenza, condivisione e responsabilità quindi i punti cardine.

Visto il riscontro positivo che il progetto sta riscuotendo nella fase di start-up in Italia Equalway già guarda all’espansione oltre confine. Per il futuro infatti Ventre dichiara che “si sta pensando all’organizzazione di progetti Equalway in ogni nazione, crediamo nella creazione di siti localizzati in diversi paesi perché le esigenze che vengono espresse in Italia sono le stesse esigenze di spagnoli, francesi, tedeschi e inglesi. Potrebbe essere – aggiunge Bruno Ventre – il primo esempio di social network italiano esportato all’estero. Ce la stiamo mettendo tutta”.

Pensate che, a testimonianza dell’importanza del progetto, l’iniziativa è stata riconosciuta dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero delle Politiche Giovanili.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Consigli utili per iniziare una giornata perfetta in modo green

Nella vita sono sempre i piccoli gesti a fare la differenza. Per questo abbiamo pensato di dare qualche consiglio su come dare una svolta green alle nostre giornate, tutelando l’ambiente e la salute.

Sana sera, sana mattina. Partendo dalla sera è importante organizzarsi la serata con una serie di snack salutari, attività rilassanti e un orario per andare a dormire costante che faccia capire al proprio corpo che è il momento di rilassarsi. Le condizioni in cui andiamo a dormire condizioneranno il nostro risveglio.

I materassi biologici potrebbero essere un buon investimento per tutelare la propria salute, questo perché il cotone è una delle materie più cariche di pesticidi nell’agricoltura commerciale, e non credo sia questo che vogliamo abbracciare ogni notte. Tutti i materassi organici sono liberi da pesticidi, parecchi di questi sono fatti in lattice, una risorsa rinnovabile estratta dagli alberi. Al risveglio poi è consigliabile esporre il proprio corpo ai raggi del sole, per acquisire quella Vitamina D ricercata dal nostro organismo. Subito dopo dobbiamo fare un po’ di moto, meglio se ritmato.

Bagno vs doccia. A meno che la vostra doccia non duri meno di 5 minuti probabilmente risparmierete più acqua riempiendo la vasca e stando a bagno fin quando non siete puliti, senza limiti di tempo. Se il bagno non dovesse fare per voi usare un piccolo flusso d’acqua ad una temperatura di 120° ed un timer sono i modi migliori per uscire dal bagno più verdi e puliti!

Rinfrescarsi. I colluttori contenenti alcool possono asciugare la vostra bocca e contribuire ad un cattivo respiro. Scegliete una marca senza alcool, e siate sicuri di pulire i vostri denti accuratamente usando dentifrici senza coloranti, Sls, silica e altri dannosi ingredienti. E’ anche possibile creare un dentifricio fai da te, seguendo questa ricetta. Ultimo consiglio fondamentale: durante il lavaggio dei denti non lasciate mai scorrere l’acqua! Sarebbe come gettare le monete fuori dalla finestra. Lo fareste mai?

Prodotti di bellezza naturali e biologici. La pelle è il più vasto organo del nostro corpo, per questo dobbiamo stare attenti a quello che ci mettiamo sopra. Innanzitutto dovremmo fare una nostra personale ricerca sui prodotti che solitamente utilizziamo cercando se tra questi vi sono degli ingredienti nocivi. Vi consigliamo un sito in inglese utilissimo a questo scopo, costituito da un database ultracompleto di ingredienti cosmetici. Vi basterà inserire gli ingredienti dei prodotti che utilizzate normalmente per scoprire quali sono assolutamente innocui (pallino verde) o quali sono pericolosi per la vostra salute (pallino rosso). Servizio davvero interessante.

Rasoi elettrico vs tradizionali. Usando rasoi con lametta usa e getta al posto dei rasoi elettrici e pulire e asciugare dopo l’uso può far risparmiare notevoli quantità di energia e denaro. Un rasoio può avere anche una durata di 6 mesi prima di essere sostituito con uno nuovo. Per non parlare degli spazzolini elettrici. Assolutamente da abolire.

Schiuma da barba. Quando ci depiliamo, uomini e donne, faccia o gambe, è preferibile scegliere prodotto non tossici, naturali, per evitare che il nostro corpo assorba gli ingredienti chimici contenuti nelle creme. Ad esempio è possibile acquistare una schiuma da barba ecobio.

Deodoranti vs antitraspiranti. Scegliere di utilizzare antitraspiranti al posto dei deodoranti potrebbe essere una scelta nociva per il nostro corpo dato che questi contengono composti dell’alluminio che possono essere causa di irritazioni, o di peggio per chi è allergico. Per questo è opportuno utilizzare i tradizionali deodoranti, ancora meglio se naturali e stick anziché spray.

Come abbiamo visto in tantissimi gesti che facciamo abitudinariamente si nascondono pericoli per la nostra salute, sprechi inutili e azioni che possono danneggiare l’ambiente. Solo recuperando la naturalezza possiamo veramente trascorrere serenamente le nostre giornate in modo green!

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Il riscaldamento ecologico che rispetta l’ambiente e riduce i costi

Con l’approssimarsi della stagione fredda abbiamo pensato di darvi qualche consiglio su come migliorare la qualità del vostro riscaldamento di casa, rendendolo ecologico e riducendo i consumi.

Come sappiamo buona parte dell’energia impiegata per riscaldare le nostre abitazioni viene dispersa nell’ambiente a causa della scarsa efficienza termica delle costruzioni. Ecco alcuni suggerimenti per un più efficiente riscaldamento della vostra casa:

- Isolamento termico. Qualsiasi edificio non dovrebbe permettere spreco di energia e calore e va progettato e costruito al fine di ridurre il più possibile le dispersioni di energia. Un efficiente isolamento termico attraverso l’installazione di materiali e infissi isolanti consente ad esempio, grazie alla riduzione dei consumi e quindi delle spese, di ammortizzare in breve tempo la spesa sostenuta per l’isolamento termico. pannelli solare, energia solare

- Pannelli solari. Se l’edificio viene costruito in una zona con una buona esposizione ai raggi solari è consigliabile invece l’impiego dei pannelli solari per la produzione di acqua calda da utilizzare sia per il consumo domestico che per il riscaldamento dei locali . Il costo indicativo di un impianto solare per riscaldamento di circa 150 metri quadri di abitazione si aggira intorno ai 9 mila euro.

- Raggi infrarossi. Senza dubbio però l’ultima frontiera in termini di riscaldamento ecologico degli ambienti interni è l’impianto a raggi infrarossi: un nuovo sistema che permette di scaldare senza disperdere il calore. I raggi infrarossi provengono dalle pareti e scaldano direttamente persone ed oggetti presenti nella casa riducendo le dispersioni di calore rispetto ai sistemi tradizionali. Mentre i normali termosifoni scaldano l’aria disperdendosi i raggi infrarossi scaldano l’ambiente circostante eliminando un passaggio. La condizione di benessere raggiungibile con l’uso di questo impianto è elevatissima in proporzione ai bassi consumi.

-Pannelli radianti. Un altro tipo di riscaldamento ecologico e a risparmio energetico sempre più in voga negli ultimi anni è quello dei pannelli radianti, i quali permettono un comfort interno della casa a bassi consumi d’energia. L’irraggiamento del calore proviene dal pavimento o dalle pareti, il calore si propaga esclusivamente dove serve senza disperdersi. I pannelli radianti inoltre migliorano la qualità dell’aria degli ambienti chiusi, questo perché c’è bisogno di meno aria per climatizzare e c’è meno spostamento della stessa, riducendo la quantità di polvere e acari. I pannelli radianti permettono un gran risparmio in termini di energia consumata rispetto ai radiatori tradizionali che riscaldano l’ambiente interno tramite una corrente d’aria convettiva che porta a riscaldare prima l’aria del soffitto e poi quella sottostante con conseguente spreco di energia. Rispetto ad un calorifero normale il risparmio che otteniamo grazie ai pannelli radianti è di circa il 35%. stufa a pellet

- Stufe a Pellet. Il riscaldamento ecologico tra quelli proposti che più si avvicina ai metodi tradizionali è quello con le stufe a pellet. Rispetto ai vecchi impianti infatti queste stufe, rigorosamente di ultima generazione, utilizzano per l’alimentazione il pellet, cioè materiale ligneo biocombustibile, in sostituzione dei ceppi di legno. Ciò comporta una serie di miglioramenti di tipo ecologico, energetico e di gestione dell’impianto di riscaldamento rispetto alle stufe tradizionali. Lo svantaggio è la creazione di residui di cenere che però possono essere facilmente smaltiti come fertilizzanti. Il riscaldamento di queste stufe non è inquinante perché il legno viene completamento bruciato grazie al metodo di combustione altamente efficace. Inoltre è da considerarsi attualmente il sistema di riscaldamento più economico grazie ai bassi costi di installazione e gestione. A parità di calore prodotto ha costi inferiori rispetto a gas e metano e costi notevolmente inferiori rispetto a riscaldamenti elettrici. Il costo medio di una stufa a pellet di ultima generazione si aggira intorno ai 1200 euro.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Arte e design ecosostenibile: come riciclare in modo creativo

In tutto il mondo sono sempre di più gli artisti che reinventano la propria creatività in chiave green, riutilizzando oggetti difficilmente smaltibili e diffondendo nella società sensibilità ecologiste attraverso l’arte. Scopriamo insieme le ultime novità, mondiali e anche italiane.

L’arte del riciclo è diventata negli ultimi tempi, in tutto il mondo, una pratica diffusissima che riesce ad unire l’utile al dilettevole attraverso l’uso della creatività e dell’immaginazione. Si tratta dello sposalizio tra arte e ambiente, dove la prima viene in soccorso del secondo grazie al riutilizzo di materiali difficilmente smaltibili una volta buttati. Un esempio su tutti è quello della plastica che o finisce nelle discariche oppure viene bruciata sprigionando sostanze tossiche nell’aria. Così la creatività finisce per essere, oltre che uno sfogo per menti fervide, anche e soprattutto una scialuppa di salvataggio per la nostra terra che rischia di essere sommersa da una montagna di rifiuti (di cui il sesto continente ne è una tragico avvertimento).

L’artista americano David Edgar ad esempio concilia l’arte con l’etica eco-friendly e ha dato vita a Plastiquarium: una collezione di pesci tropicali creati unendo vari pezzi di plastica colorata. Sul sito internet è disponibile un elenco delle creazioni dell’artista acquistabili a partire dal prezzo minimo di 25 dollari fino ad un massimo di 1.250 dollari, a seconda delle dimensioni e della specie desiderata.

Dal sapore estremamente nostalgico sono invece le creazioni della designer Cindy Kroth: l’artista crea collezioni vintage di orologi, bracciali ed orecchini riutilizzando i tasti delle vecchie ed ormai fuori commercio macchine da scrivere. Un altro esempio di arte componentistica del riciclo è rappresentato dallo scultore Mark Orr. Con l’uso di pezzi di acero e di oggetti vintage come le chiavi di antichi bauli l’artista da vita a originalissimi soprammobili tutti fatti a mano: una delle sue opere più gettonate è il “corvo su palla da biliardo”.

Anche in Italia il fenomeno della recycle-art si sta diffondendo a macchia d’olio. L’associazione Fareverde di Nola, in provincia di Napoli, ha creato un vero e proprio laboratorio artigiano, “Riciclare e creare”, partendo dal concept del recupero di oggetti in disuso, rovinati o vecchi per rinnovarli o creare nuove cose.

Nella bottega della Onlus Fareverde sono esposti una serie di esempi di oggetti in disuso rinnovati e/o riutilizzati. L’idea dell’associazione è quella di coinvolgere attivamente i clienti della bottega e mostrare che uno stile di vita sostenibile, nel quale gli oggetti hanno valore in quanto sono “utili” all’uomo oltre che un frutto delle risorse naturali e lavorati dalla mente e dalle mani dell’uomo, è possibile, e per questo vanno considerati quali beni da utilizzare, preservare, rinnovare, riciclare. Pensate che ben l’80 per cento degli oggetti che la società considera come rifiuti vengono gettati e considerati come materiale problematico da smaltire, e nonostante ciò ogni giorno vengono comunque acquistati oggetti nuovi e praticamente inutili.

Il progetto “Riciclare e creare” punta perciò a sensibilizzare la comunità locale ad uno stile di vita più attento sia alla tutela dell’ambiente che alla qualità della vita delle persone perseguendo finalità sociali attraverso il connubio tra arte e riciclo.

In questo quadro quel che dispiace però è la scarsa attenzione prestata dai media ad un fenomeno sempre più diffuso che, in una società in affanno per la crisi e in una fase di ripensamento degli stili di vita anche per la necessaria maggiore tutela dell’ambiente, a livello nazionale ed internazionale vede la società civile produrre autonomamente sempre più esempi di sana creatività sociale.

Diffondiamo il messaggio e sosteniamo gli artisti green.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Dall’1 al 7 ottobre è la Settimana Vegetariana Mondiale

30 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

Dall’1 al 7 ottobre si svolgerà la “Settimana Vegetariana Mondiale”: si tratta di una sette giorni che vedrà, in giro per il mondo, numerosi eventi e manifestazioni in onore del vegeterian life-style. La scelta di dedicare l’intera settimana che va dall’1 al 7 ottobre al vegetarismo non è casuale: il primo ottobre è infatti da anni la “Giornata Vegetariana mondiale”, il 2 ottobre è la “Giornata della Non-violenza” mentre il 4 ottobre è la “Giornata Mondiale per gli Animali”. La settimana vegetariana sarà un vero e proprio work in progress dato che chiunque voglia aderire può, autonomamente o in maniera coordinata, organizzare iniziative che abbiano come scopo principale la diffusione e la spiegazione della scelta vegetariana.

Sul sito Vegetarianweek.org si invitano infatti tutte le associazioni e le singole persone che si identificano nel vegetarismo, ovvero in quella forma di alimentazione che esclude il consumo di alcuni alimenti ricavati dagli animali (o nella sua versione più estrema, il veganismo, che esclude anche latte, latticini, uova e derivati, nonché l’acquisto e l’uso di prodotti ottenuti da animali), a diffondere materiale informativo in più città del mondo e possibilmente in contemporanea, per dare un maggiore impatto all’iniziativa. La manifestazione internazionale più importante della settimana vegetariana sarà un sit-in informativo in occasione della quale ci sarà un’intensa distribuzione di brochure, una mostra fotografica e l’offerta di assaggi gratuiti di cibi vegetariani e vegani.

Il testimonial dell’evento è lo scrittore John Robbins il quale, da convinto vegetariano, dichiara: ”Niente di quello che gli esseri umani possono fare in prima persona per diminuire il proprio impatto sull’ambiente è più efficace di una drastica diminuzione del consumo di carne. Se applicato da molte persone, l’impatto di un tale cambiamento sulla produzione di gas serra sarebbe fenomenale, sarebbe un enorme passo avanti per ridurre la minaccia del riscaldamento globale”. La relazione tra la produzione di carne dal bestiame e l’aumento dei gas serra è ormai un dato accertato da svariate ricerche internazionali: il 18%dell’effetto serra sarebbe causato dalla sovrapproduzione e dal sovraconsumo di carne. Una ricerca Fao del 2008 ha inoltre dimostrato che il bestiame influisce sull’effetto serra in misura maggiore rispetto ai trasporti, ammonendo sul fatto che continuando con questo ritmo di consumi la produzione di carne raddoppierà entro il 2050 se la popolazione non varierà tipo di alimentazione. Una scelta vegetariana, anche solo a periodi, può quindi essere benefica per l’ambiente diminuendo il nostro impatto ambientale sulla terra. Ma eliminare alimenti animali genera anche benefici al nostro organismo: ridurre o eliminare il consumo di prodotti animali e aumentando di conseguenza i cereali, legumi, verdura e frutta riduce il rischio di contrarre malattie cardiache, vari tipi di cancro, e può salvarci dalle malattie croniche degenerative, di cui oggi si muore. Senza ovviamente tralasciare il risparmio delle sofferenze a cui vengono sottoposti gli animali.

Lo scetticismo nei confronti di una scelta di vita netta come quella vegetariana è ancora molto diffuso (e comprende il sottoscritto), soprattutto per la carenza di proteine e aminoacidi dei cibi vegetali, presenti invece in maniera più assortita e cospicua negli animali. Ma la “Settimana Vegetariana Mondiale” può aiutare gli scettici a cambiare opinione, attraverso l’informazione.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

vegweek

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Un messaggio nella bottiglia

28 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

I cittadini di Bundanoon, in Australia, vogliono dimostrare che i problemi globali si possono risolvere con soluzioni locali. E quindi da domenica è vietata la vendita di acqua minerale in bottiglie di plastica. Decine di fontanelle, collocate nelle strade principali e nelle scuole, offriranno acqua potabile e gratuita, scrive il New Zealand Herald. Le vecchie bottiglie di plastica lasceranno il posto a nuovi contenitori reciclabili, decisamente meno inquinanti, che sono già disponibili nei negozi e potranno essere riempite direttamente dai rubinetti.

In questo modo, la comunità locale si è voluta schierare contro il progetto di costruire un impianto per l’estrazione di acqua vicino alla cittadina: la preziosa risorsa doveva essere prelevata e trasportata a Sydney, da dove avrebbe fatto ritorno in bottiglie di plastica trecento volte più care.

Infatti, come ricorda il Sydney Morning Herald, il 96 per cento del costo di ogni bottiglia è rappresentato dalla confezione, dal tappo, dall’etichetta e dal trasporto. E secondo uno studio del governo australiano del New South Wales, l’industria delle acque minerali ha emesso circa 600 tonnellate di gas serra nell’atmosfera solo nel 2006.

Bundanoon è la prima città al mondo a far entrare in vigore un provvedimento così drastico e sarà ricordata anche per l’unanimità della scelta: solo due persone si sono opposte e di queste una è il direttore dell’Istituto nazionale delle acque minerali.

da Internazionale

Un “mare” d’affari: la privatizzazione dell’acqua d’Italia – da Agoravox.it