L’Italia nello stagno

Ripresa economica deludente, debito pubblico tra tutti i paesi europei secondo solo alla Grecia, evasione fiscale più alta del continente. Partendo da questi tre recentissimi dati strettamente collegati tra loro non si può che essere pessimisti sul futuro economico della nostra cara Italia. Non si tratta di essere catastrofisti, ma di analizzare dei dati freddi sui quali non c’è molto da discutere, ma solo da rimboccarsi le maniche. Ma andiamo con ordine. Il 2010, vantato dal governo come l’anno della ripresa post-crisi – crisi inizialmente negata in ogni dove –, conferma invece le previsioni pessimistiche degli analisti: il Centro Studi di Confindustria è stato costretto a ritoccare al ribasso le stime per l’economia italiana, contenendo la crescita del PIL all’1% nel 2010 e prevedendo per il 2011 circa l’1,1%. L’1,3% sarà raggiunto solo nel 2012. Considerato che la Germania ha un Pil del 5% non c’è da stare molto allegri.

Il numero degli occupati, inoltre, in Italia è diminuito a -540.000 unità dal primo trimestre 2008 al terzo trimestre 2010. A ottobre i disoccupati erano oltre 2 milioni (più del doppio che nel 2007). Passando al debito pubblico nei giorni scorsi Bankitalia ha segnalato il nuovo record del debito pubblico italiano, riferito al mese di ottobre. In particolare, segnala la Banca d’Italia, il dato si è attestato a 1.867,398 miliardi di euro, contro i 1.844,817 miliardi di settembre e i 1.804,541 miliardi di un anno prima. L’aumento in termini assoluti alla fine di ottobre è stato pari a 22,6 miliardi rispetto al mese precedente. A fronte di questo incremento delle passività lorde si è registrata però una crescita delle attività che il Tesoro detiene presso la Banca d’Italia (+14,5 miliardi, a 61,5). Un dato, spiegano i tecnici, che riflette una gestione finanziaria prudente a fronte delle perduranti tensioni sui mercati dei titoli di Stato. Il rapporto tra il debito pubblico e il Pil dell’Italia è tra i più alti d’Europa, secondo solo a quello della Grecia. Per rispettare i parametri di Maastricht, dovremo abbatterlo di oltre il 40 per cento.

Sul debito pubblico pesa, indubbiamente, il terzo dato, probabilmente il più grave tra quelli finora snocciolati: gli italiani sono i più grandi evasori fiscali d’Europa. Secondo un’indagine di Krls Network of Business Ethics per conto di “Contribuenti.it”, l’evasione fiscale, nei primi 11 mesi del 2010 è in crescita del 10,1%, confermando l’Italia al primo posto in Europa per imponibile evaso (54,5%). Ciò si traduce in imposte sottratte all’erario, quindi alle casse pubbliche, di all’incirca 159 miliardi di euro l’anno. Unica, piccolissima, attenuante è il peso del fisco sugli italiani: l’Italia nel 2009 è passata dal quarto al terzo posto tra i paesi europei per pressione fiscale. Segue infatti la Danimarca e la Svezia, stati nei quali però l’alta pressione fiscale si riflette in maggiore qualità dei servizi e della macchina statale. Sulla base di questi indici, per il 2011, per dirla con Lorenzo de’ Medici, “chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza”.

 

Alessandro Ingegno

da Il Punto Magazine

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